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A 30 ANNI DAL SUO ASSASSINIO, L'ANM RICORDA IL COLLEGA MARIO AMATO

Ieri, 23 giugno 2010, a Roma, è stato ricordato Mario Amato, il pm romano assassinato all'età di 42 anni da due terroristi neri la mattina del 23 giugno 1980 mentre, senza scorta, si recava al lavoro in autobus. Fu assassinato perchè indagava, con ottimi risultati, sui gruppi eversivi fascisti, e sugli addentellati che avevano all'interno degli aapparati dello Stato.

La Giunta distrettuale Anm di Roma ha voluto pensare al modo migliore di compiere un esercizio della memoria dovuto. Avuto il consenso dei figli del collega, ha optato per un convegno fuori della cittadella giudiziaria, "aperto" alla città, con interlocutori anche esterni, per meglio riflettere su cosa quella vicenda può avere insegnato, per meglio capire cosa fare oggi.

L'impegno organizzativo della Giunta romana, in modo particolare quello profuso dal presidente Marco Mancinetti, è stato premiato. Ieri, a Villa Borghese , alla Casa del Cinema, intorno alla figura di Mario Amato, presenti i suoi figli Sergio e Maria Cristina, si è svolto un incontro molto intenso, giustamente definito da Giovanni Minoli a tratti perfino "emozionante" nella rievocazione di un'epoca drammatica.

Davvero tanti i colleghi presenti, di quattro generazioni diverse. Dai quelli che condivisero con Mario Amato quiei giorni (in primo luogo i pm romani Giancarlo Capaldo e Pietro Giordano) agli uditori in tirocinio, con gli occhi sgranati, molti di loro ad apprendere per la prima volta una vicenda avvenuta quando erano bambini e non conosciuta. Presenti anche il Presidente della Provincia di Roma Nicola Zingaretti ed il Procuratore di Roma Giovanni Ferrara, Franco Ionta e Luigi Birritteri per il Ministero.

In una sala muta ed attenta, anche commossa, dopo l'introduzione di Marco Mancinetti -che ha ricordato come il collega venne lasciato completamente solo dalle Istituzioni e dagli stessi colleghi a combattere il terrorismo nero nella Capitale, senza mezzi, senza alcuna tutela, senza ausiliari, ed anzi con l'ostilità diretta di altri magistrati, il tutto dopo l'omicidio di Vittorio Occorsio (anch'egli inquirente nello stesso settore)- è stato proiettato il film/inchiesta "Perchè Mario Amato? Morte di un magistrato" realizzato sulla vicenda qualche anno fa per la RAI da Giovanni Minoli.

Un bellissimo documentario, che bene inserisce l'assassinio di Mario Amato nel contesto di quegli anni, completo nell'evidenziare la trasparente e professionale figura di un magistrato esemplare nel contesto di quel tragico 1980 (che aveva visto assassinati tra gennaio e giugno tre magistrati tra le tante vittime del terrorismo, che il 27 giugno avrebbe visto la strage di Ustica ed il 2 agosto quella di Bologna), che non perde il taglio giornalistico neanche quando dà voce al composto ma enorme dolore dei figli del collega, all'epoca di sei e dodici anni, un film, infine, che bene evidenzia quanto i gruppi dell'estrema destra eversiva fossero all'epoca compenetrati nelle strutture dello Stato, nelle polizie giudiziarie, nei servizi segreti, purtroppo anche nella magistratura. Un film drammatico, che ha riavvolto intorno a chi l'ha vissuta l'atmosfera degli "anni di piombo".

E' seguita una interessantissima tavola rotonda, moderata da Giovanni Minoli, cui hanno partecipato Giorgio Santacroce (Presidente della Corte di Appello di Roma), Giancarlo Capaldo (Proc. Aggiunto a Roma, collega di Mario Amato in quei giorni), Giovanni Salvi (sost. proc. gen. presso la Corte di Cassazione), Luca Palamara e Giuseppe Cascini (Presidente e Segretario Generale dell'Anm, oltre che entrambi pm a Roma).

Se Capaldo ha reso una partecipata ed emozionante testimonianza dei mesi e dei giorni che precedettero in Procura l'assassinio, e delle responsabilità del Procuratore di allora, Salvi ha spostato l'attenzione su ciò che avvenne subito dopo, sul progressivo affermarsi anche nel "porto delle nebbie" del lavoro in pool, delle regole sull'assegnazione degli affari, di una cultura professionale indipendente ed attenta ai profili istituzionali del lavoro, ed altresì sul fatto che negli anni di Amato la spinta ad andare avanti non venne dai "vecchi" ma dai giovani magistrati della Procura.

Palamara e Cascini hanno poi preso spunto dalla vicenda per ragionare, trent'anni dopo, di quanto la vicenda Amato evidenzi l'assoluta necessità dell'esistenza in questo Paese di un pm forte, indipendente, professionale, legittimato, rispettato dalle altre Istituzioni, dotato di mezzi, che effettui in modo autonomo il controllo di legalità senza ridursi a fare il passacarte, "l'avvocato della polizia", senza ridursi a ciò che Mario Amato non volle fare, fino alla fine.

Una serata che ci ha dato il senso dell'appartenenza ad una storia comune, e ad una comune casa associativa, al di là delle nostre frammentate "appartenenze". Che ci ha ricordato che ci sono stati tempi perfino più difficili di quelli attuali, in cui la democrazia ha corso rischi enormi ed in cui fare fino in fondo il proprio dovere poteva costare la vita. Che ci ha ricordato quanto però (non l'"eroico"" ma) l'indipendente, coraggioso , trasparente , quotidiano esercizio della giurisdizione possa essere un fattore decisivo ed imprescindibile di crescita civile della collettività.

Grazie a Valerio Savio, gip Tribunale di Roma, per aver messo a disposizione il resoconto dell'iniziativa.


Anche la Giunta distrettuale Anm del Friuli Venezia Giulia ha voluto ricordare il collega Mario Amato, predisponendo due manifesti; una versione di essi è liberamente utilizzabile dalle altre Giunte distrettuali Anm che volessero condividere l'iniziativa.

  • Manifesto firma Giunta Anm del Friuli Venezia Giulia
  • Manifesto con logo Anm



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