L'ANM è l'associazione cui aderisce circa il 90%
dei magistrati italiani. Tutela i valori costituzionali, l'indipendenza e l'autonomia della magistratura.
    

9 novembre 2014

Intervento introduttivo svolto dal Presidente Sabelli in apertura dell’Assemblea Generale

Buongiorno a tutti. A nome della Giunta nazionale vi do il benvenuto ed esprimo la soddisfazione di constatare una presenza così folta.
L’assemblea di oggi costituisce un momento importante e un esercizio di democrazia. Deluderemo quanti dovessero attendersi da noi un volare basso, una navigazione di piccolo cabotaggio. No. Noi siamo qui per affermare con forza la dignità della giurisdizione. Dunque deluderemo quanti dovessero attendersi da noi una discussione ridotta a qualche bega sindacale o a semplici voci di scontro polemico.
La magistratura non intende farsi trascinare sul piano dello scontro sindacale e vuole restare indenne dai rischi di burocratizzazione, senza però rinunciare alla difesa del proprio stato giuridico, perché sappiamo che quello stato giuridico è scudo alla nostra indipendenza e alla nostra autonomia.
La giustizia, certo, manifesta segni di grave malessere.
E’, da anni, una questione di riforme, alla cui scarsa o pessima qualità si aggiungono l’assenza di un progetto organico e leggi promosse troppo spesso da ragioni di scontro politico o dalla spinta di casi di cronaca.
Vi è, però, un malessere più grave e temo più profondo, che colgo nell’impoverimento progressivo della cultura della legalità e della qualità del processo, nelle percezione diffusa della giurisdizione come intralcio e non come risorsa, in un dibattito pubblico quasi sempre superficiale, intriso di pregiudizi e di luoghi comuni, in un fastidio evidente per il controllo di legalità.
La magistratura italiana ha sempre dimostrato maturità, senso di responsabilità, forte condivisione etica. Noi vogliamo discutere del nostro ruolo e del nostro stato giuridico, perché sappiamo che esso è presidio della dignità della nostra funzione; noi chiediamo strutture adeguate, condizioni di lavoro decorose e personale sufficiente e preparato, norme efficaci e chiare; chiediamo investimenti nell’innovazione e nell’informatizzazione del sistema, funzionali a una giustizia moderna e al passo con i tempi. Lo chiediamo per noi, per i nostri collaboratori, per l’avvocatura ma, soprattutto, per coloro ai quali e in nome dei quali noi rendiamo giustizia.
Noi rifiutiamo la via delle polemiche e delle chiusure corporative; non vogliamo privilegi e respingiamo le offese; difendiamo con intransigenza il nostro decoro, la nostra funzione e quei valori costituzionali sui quali abbiamo giurato e dinanzi ai quali sempre manterremo la schiena diritta, per conservare l’orgoglio di essere magistrati.



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