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12 dicembre 2015

Questione morale

Documento del CDC approvato all'unanimità


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Recenti vicende di cronaca impongono una rinnovata riflessione da parte della magistratura associata sulla questione morale, sia sul versante associativo, sia sul versante della normazione primaria e secondaria, in materia di organizzazione degli uffici e responsabilità di coloro che ricoprono incarichi direttivi o semidirettivi.
E’ indispensabile che in tutte le sedi associative e istituzionali si attui un’effettiva vigilanza sull’etica dei nostri comportamenti al fine di evitare che la condotta censurabile di pochi abbia gravi ricadute in termini di credibilità sull’operato dei magistrati che quotidianamente danno prova di serietà professionale, spirito di sacrificio ed imparzialità.
Sotto il primo profilo, occorre garantire l’adeguatezza degli strumenti statutari volti a salvaguardare l’immagine della magistratura, a fronte di comportamenti contrari ai fini dell’Associazione e da cui possa derivare discredito per l’Ordine giudiziario.
L’attuale Statuto non disciplina in maniera dettagliata i presupposti e le modalità di attivazione dei poteri d’iniziativa del Collegio dei Probiviri e non prevede strumenti d’intervento cautelare, idonei a garantire la tempestività e l’efficacia del sistema disciplinare interno all’Associazione.

Pertanto si rendono necessarie alcune modifiche statutarie. 
Innanzitutto occorre introdurre una disciplina dei presupposti di attivazione dei poteri dei Probiviri.


Occorre poi introdurre misure che assicurino l’immediata sospensione dall’esercizio dei diritti sociali, nel caso in cui un associato sia sottoposto a misure cautelari personali ovvero alla sospensione dalle funzioni giudiziarie, in sede disciplinare. In tali casi, essendo già intervenuto un vaglio giurisdizionale, anche per esigenze di tempestività, è sufficiente una presa d’atto da parte del Collegio dei Probiviri, organo deputato all’esercizio dell’azione disciplinare, con conseguente immediata adozione del predetto provvedimento cautelare.
In ogni altro caso in cui siano poste in essere condotte rilevanti ai sensi dell’art 9 dello Statuto, appare opportuna l’introduzione di una procedura cautelare, anche a prescindere dall’intervento di misure cautelari personali o disciplinari, demandando i relativi poteri d’impulso al Collegio dei Probiviri e la competenza per l’adozione del provvedimento cautelare al CDC.


Il CDC delibera di promuovere le procedure finalizzate a introdurre le seguenti modifiche statutarie:


1) introduzione di una regolamentazione per l’attivazione dei poteri d’iniziativa del Collegio dei Probiviri;
2) in caso di applicazione di misure cautelari personali o di sospensione dalle funzioni giudiziarie in sede disciplinare, attribuire ai Probiviri il potere di sospensione cautelare dall’esercizio dei diritti sociali;
3) in ogni caso, ove siano poste in essere condotte rilevanti ai sensi dell’art 9 dello Statuto, e fonte di grave discredito per l’Ordine Giudiziario e per l’immagine della Magistratura, attribuire al CDC, su proposta dei Probiviri, il potere di sospensione cautelare dall’esercizio dei diritti sociali.


Sotto il secondo profilo, ferme restando le responsabilità penali e disciplinari del singolo magistrato, che adotti comportamenti contrari ai doveri di indipendenza e imparzialità, occorre introdurre meccanismi di responsabilizzazione dei magistrati che ricoprono incarichi direttivi e semidirettivi, sia al fine di prevenire tali comportamenti, mediante l’adozione di idonei provvedimenti organizzativi, nel quadro di direttive approvate dal CSM, sia al fine di garantire il corretto esercizio dei poteri di vigilanza e l’adozione tempestiva di eventuali rimedi in caso di violazioni (sempre sulla base di opportune previsioni, a livello di normativa secondaria del CSM).
L’attuale sistema della conferma quadriennale non garantisce un controllo tempestivo sull’adempimento di tali doveri. Si tratta di un grave vuoto normativo, in presenza di condotte non conformi all’etica professionale del magistrato, tanto più a fronte delle – pure opportune – responsabilità dei capi degli Uffici recentemente introdotte dal CSM in materia di ritardi.
Si rende necessario pertanto integrare la normativa primaria e secondaria, mediante la previsione, nel circuito dell’autogoverno, di strumenti di verifica del corretto adempimento da parte dei dirigenti dei poteri/doveri di direzione, organizzazione e vigilanza, anche a prescindere dalla procedura di conferma e prima delle scadenze quadrienniali. In tal senso appare indispensabile valutare anche l’adozione di eventuali rimedi, a prescindere da eventuali iniziative disciplinari.


Il Comitato Direttivo Centrale dell’ANM, muovendo da tali considerazioni, delibera di costituire un gruppo di lavoro con l’incarico di formulare, prima dell’inaugurazione dell’anno giudiziario, proposte di modifica della normazione primaria e secondaria, da sottoporre al CDC, che garantiscano l’introduzione di meccanismi di responsabilizzazione dei magistrati che ricoprono incarichi direttivi e semidirettivi, nel senso sopra indicato.


Il CDC invita fin d’ora la giunta a fissare la data di convocazione di una riunione del Comitato Direttivo Centrale dell’ANM, prima della scadenza del mandato, dedicato alla verifica dei lavori del gruppo di studio e all’adozione delle conseguenti iniziative.



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