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dei magistrati italiani. Tutela i valori costituzionali, l'indipendenza e l'autonomia della magistratura.
    

19 luglio 2016

Commemorazione della strage di via D'Amelio

Intervento di Francesco Minisci, segretario generale dell'Associazione Nazionale Magistrati

Porgo a tutti il saluto dell’Associazione Nazionale Magistrati che oggi ho l’onore di rappresentare, ed è con orgoglio e soddisfazione che rappresento un’ANM che da pochi mesi ha rinnovato le sue cariche di vertice attuando una svolta rispetto al recente passato realizzando la formazione di una giunta unitaria.


È questa l’occasione per ricordare chi ha pagato con la vita l’impegno contro la mafia, ma anche per alcune riflessioni su quello che Borsellino ha rappresentato e continuerà a rappresentare per il nostro Paese.


Uomini e magistrati come Paolo Borsellino e come Giovanni Falcone possono essere definiti eroi della storia giudiziaria italiana, e non solo di quella giudiziaria. Possiamo certamente dire: giganti dell’intera storia d’Italia.


L’azione e l’esempio di Paolo Borsellino hanno dato una significativa impronta alla formazione di generazioni di magistrati, a giovani studenti universitari di quegli anni – tra i quali chi vi parla – che hanno scelto di fare il concorso in magistratura perché spinti dal desiderio di continuare la sua opera e quella di Falcone, perché determinati a voler rappresentare lo Stato nella lotta alle organizzazioni mafiose.


Posso affermare, e sono sicuro in questo di interpretare il sentimento di tutti i miei colleghi, di essere onorato di indossare la stessa toga di Paolo Borsellino.


Sono orgoglioso di poter dire: “sono un collega di Paolo Borsellino”.


Magistrati di questa assoluta levatura hanno segnato l’inizio della fine delle organizzazioni mafiose; ci hanno permesso di conoscerle per combatterle con maggiore efficacia; hanno elaborato tecniche investigative nuove e rivoluzionarie; adottato soluzioni processuali tali da portare al vaglio dei giudici prove forti e inconfutabili.


E soprattutto hanno avuto un’intuizione che ritengo strategica e imprescindibile per l’attività del pubblico ministero: il lavoro in pool, che deve essere sempre più favorito e rafforzato perché fa sentire meno soli, evita le sovraesposizioni e aumenta l’efficacia dell’azione giudiziaria.


Tanto è stato fatto negli anni nella lotta alla mafia, grazie agli interventi investigativi e giudiziari delle forze dell’ordine, cui va la nostra più sentita gratitudine, e dei magistrati, a partire dall’azione di Paolo Borsellino, ma tanto c’è ancora da fare.


Come abbiamo più volte ribadito, anche negli ultimi mesi, il sistema giudiziario italiano è in difficoltà per una serie di motivi, primo fra tutti la carenza di personale amministrativo e di magistrati, ma tutti insieme – magistratura, classe politica (che ci deve fornire tutti gli strumenti per la nostra azione), società civile – non possiamo e non dobbiamo abbassare la guardia.


La mafia, negli anni, ha cambiato veste, è meno violenta ma più subdola e insidiosa e, per questo, non meno pericolosa e invasiva.


Continua a seminare morte in maniera silente (si pensi ai fiumi di droga e alle letali conseguenze che provoca la sua distribuzione soprattutto fra i più giovani ma non solo), ad alterare il sistema economico (attraverso l’introduzione nel mercato di ingenti capitali provento delle numerose e variegate attività illecite), ad inquinare alcuni settori della pubblica amministrazione (attraverso la connivenza e talora la correità di rappresentanti infedeli dello Stato), espandendo i propri interessi fuori dalle regioni di origine, come hanno dimostrato le indagini degli ultimi anni fino agli ultimi giorni (si pensi, oltre che a Cosa Nostra, anche alla ‘ndrangheta).


Come segretario generale dell’ANM, ma anche come pubblico ministero della Direzione Distrettuale Antimafia di Roma, come magistrato, dunque, che vive sul campo l’impegno contro le mafie, mi sento di affermare che la compattezza è la nostra forza e tutti insieme dobbiamo lavorare per isolare i mafiosi, marginalizzarli, assicurarli alla giustizia e per fare questo abbiamo necessariamente bisogno di tutti i cittadini onesti che hanno deciso di vivere, tra mille difficoltà, nella loro terra come la Sicilia.


L’Associazione Nazionale Magistrati sarà sempre al fianco dei colleghi impegnati, quotidianamente, nella lotta alle organizzazioni criminali e ribadisce che l’esercizio della giurisdizione per la tutela della legalità non sarà condizionato da atti criminali a scopo intimidatorio.


Ai mafiosi diciamo: “non vi daremo tregua, vi staremo sempre con il fiato sul collo, noi siamo lo Stato italiano e lo Stato italiano è più forte di voi”. L’inestimabile patrimonio che ci ha lasciato Paolo Borsellino non sarà disperso e noi ce la metteremo tutta.



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