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29 dicembre 2017

Intercettazioni, Albamonte: troppo potere a polizia giudiziaria

Il presidente dell'ANM intervistato dall'Ansa


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"Non una bocciatura, ma nemmeno una condivisione entusiastica". Eugenio Albamonte sintetizza così il giudizio dell'Associazione Nazionale Magistrati, di cui è presidente, sulla riforma delle intercettazioni, varata in via definitiva dal Consiglio dei ministri. Perché, spiega, "aver acceso una riflessione molto attenta su intercettazioni e privacy è un passo avanti culturalmente importante che condividiamo. Ma dal punto di vista delle modalità operative scelte si poteva fare meglio, qualche ombra è rimasta".
Su quale sia il "punto di caduta più negativo della riforma" Albamonte non ha dubbi: è "lo strapotere della polizia giudiziaria nella selezione delle intercettazioni". La norma prevede che quelle giudicate irrilevanti non vengano trascritte ma sia indicato nel verbale soltanto il tempo di registrazione e l'utenza intercettata. Così però, "senza che venga indicato un minimo di contenuto dell'intercettazione ritenuta irrilevante, diventa impossibile un vero controllo da parte del pm". 
Con rischi altissimi e incomprensibili anche alla luce di quello che è appena successo nell'inchiesta Consip: "è paradossale che, avendo vissuto da poco il trauma di intercettazioni mal trascritte e gli echi politici e istituzionali che ne sono derivati, si creino le condizioni per ulteriori errori che, diversamente dalla vicenda a cui faccio riferimento, non saranno verificabili ex post".
Albamonte non lo dice esplicitamente ma pensa a quella frase pronunciata dall'ex parlamentare Italo Bocchino e attribuita invece dal capitano del Noe Scafarto, ad Alfredo Romeo come prova di un incontro tra l'imprenditore e Tiziano Renzi, padre del segretario del Pd. Una vicenda scoperta dai pm romani che hanno messo Scafarto sotto inchiesta. Ora invece rimediare a errori del genere da parte dei pm non sarà possibile, spiega il leader dell'ANM, "se non andandosi a risentire tutti i nastri, il che equivarrà a cercare un ago nel pagliaio".
Un modo per risolvere il problema c'era e lo avevano indicato diversi procuratori: attribuire alla polizia giudiziaria il potere di selezionare le intercettazioni "manifestamente irrilevanti". Un suggerimento che è rimasto inascoltato, così come la richiesta dell'ANM di un ripensamento sulle limitazioni introdotte all'utilizzo dei trojan, cioè dei captatori informatici, nelle intercettazioni ambientali per reati diversi da terrorismo e mafia. E' questo l'altro punto dolente della riforma: "c'è una riduzione fortissima dell'uso di questo strumento che provocherà un nocumento molto serio alle indagini". "Positive" invece le ultime modifiche che il Cdm ha introdotto: "l'allargamento delle maglie della consegna degli atti ai difensori" e la possibilità per i giornalisti di ottenere e pubblicare l'ordinanza di custodia cautelare, "apprezzabile per il suo valore simbolico". Ma anche in questo caso c'è un neo: "Non si capisce perché bisogna aspettare 12 mesi per l'entrata in vigore di questa sola norma, su cui sono d'accordo sia gli operatori del diritto sia Parlamento e Governo".



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