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dei magistrati italiani. Tutela i valori costituzionali, l'indipendenza e l'autonomia della magistratura.
    

17 dicembre 2018

Taglio delle pensioni

Il comunicato dei magistrati in pensione


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SEZIONE AUTONOMA MAGISTRATI IN PENSIONE


I magistrati italiani hanno una anzianità di lavoro media di 45 anni ed oltre e sono andati in pensione a 70 o, sino ad un recente passato, a 75 anni di età.
Hanno perciò a lungo versato contributi previdenziali elevatissimi e ricevuto la pensione ad una età nella quale le aspettative di vita sono minori rispetto a quelle di altri percettori di pensione.
Hanno svolto un lavoro difficile, esposto e rischioso e gli sono state - giustamente - precluse altre e diverse fonti di guadagno in ragione delle numerosissime incompatibilità previste dalla legge a tutela della loro indipendenza e imparzialità.
Le pensioni dei magistrati sono integralmente coperte da quanto hanno versato nella loro lunga vita professionale ed è falso ed intollerabile che si continui a ripetere il contrario senza addurre alcuna prova al riguardo ed ignorando che una eventuale gestione separata della loro previdenza sarebbe in largo attivo.
E’ perciò indegno additarli come “parassiti sociali” e come titolari di trattamenti previdenziali non coperti dai versamenti contributivi, oggi tenuti a “restituire” il maltolto attraverso gli elevati tagli alle loro pensioni e il sostanziale blocco del loro adeguamento all’inflazione preannunciati nella manovra finanziaria.
E sta mentendo chi, nel governo e nel parlamento, alimenta contro la verità una campagna di odio sociale e di demagogia che ignora ogni regola di diritto e per di più non esita a screditare ed offendere persone che hanno il solo torto di aver servito la Repubblica e di aver fatto affidamento sulle sue leggi.
La magistratura italiana e la sua associazione debbono essere consapevoli che l’indipendenza dei magistrati si difende non solo tutelando la condizione di sicurezza economica di chi è oggi in servizio ma anche il futuro di tutti i magistrati, reagendo a misure retroattive e punitive sui trattamenti pensionistici e operando in unità di azione con quanti sono da esse colpiti.
Si tratta, infatti, di misure prive di ragionevolezza e sostanzialmente di carattere permanente che si pongono in contrasto con tutte le pronunce della Corte costituzionale in questa materia e che fanno gravare su una categoria di pensionati un onere fiscale maggiore di quello di tutti gli altri contribuenti, inclusi coloro che hanno redditi milionari.
La Giunta della sezione autonoma



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