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12 novembre 2013

In ricordo di Nicola Giacumbi

Procuratore della Repubblica di Salerno, assassinato dalle Brigate Rosse


Nicola-Giacumbi.jpg  Nicola Giacumbi

Nicola Giacumbi
(Santa Maria Capua Vetere (CE) 18 agosto 1928 - Salerno, 16 marzo 1980)
Procuratore f.f. della Repubblica di Salerno
Assassinato dalle Brigate Rosse

Nicola Giacumbi è l'ottava vittima del terrorismo. Viene ucciso - a due anni esatti dal rapimento di Aldo Moro - dalla colonna salernitana delle Brigate Rosse la sera di domenica 16 marzo 1980. Due giorni dopo a Roma viene ucciso un altro magistrato Girolamo Minervini. Il giorno successivo ancora, Guido Galli.

L'agguato avviene in corso Garibaldi a Salerno: Giacumbi sta rientrando a casa in compagnia della moglie dopo una tranquilla domenica trascorsa dai suoceri e al cinema. Gli assassini si sono piazzati in posizione simmetrica. Uno a destra del portone all'angolo di una strada, l'altro a sinistra a dieci metri dall'ingresso dell'edificio ove abita il magistrato. Sono quasi le venti e Giacumbi sta per infilare la chiave nella serratura del portone d'ingresso quando due giovani travisati sbucano alle spalle e gli sparano con due pistole 7,65 silenziate. Uno dei colpi sfiora alla nuca la moglie del procuratore.

La folla non riesce a entrare a San Pietro in Camerellis, ove si svolgono i funerali. Gonfaloni, corone di Stato, autorità.

Le Brigate Rosse rivendicheranno il delitto con una telefonata a una Tv locale e con un volantino ritrovato sotto il lavandino del bagno di un frequentato Caffè del centro di Salerno. Il Corriere della Sera attribuirà all'omicidio 'un forte valore simbolico teso ad accreditare un blocco di violenza terroristica che univa il Nord al Sud". Otto brigatisti saranno individuati e condannati come autori dell'attentato.

Nicola Giacumbi è figlio di Giuseppe, Procuratore della Repubblica in S. Maria Capua Vetere dove nasce il 18 agosto del 1928. Studia nel locale liceo Principe Tommaso di Savoia. Da universitario, un incidente lo costringe a letto per due anni e lo rende perennemente claudicante. Ma la sua volontà non viene menomata. Diventa presto uditore giudiziario. Il suo primo incarico importante è alla Procura di Cosenza dove persegue con serrate indagini una nascente "ndrina" e fa condannare il capo della mala locale. L'affetto per la mamma, rimasta vedova, gli fa chiedere il trasferimento a Salerno. Qui si occupa dei principali casi di corruzione salernitana - all'università, alla scuola di ostetricia e all'azienda dei trasporti pubblici. Quattordici anni di servizio fino a quel maledetto 16 marzo 1980.

Magistrato per vocazione e per tradizione, non è un volto noto di Salerno, ma è conosciuto e rispettato da tutti a Palazzo di Giustizia. Nicola Giacumbi è vittima innocente di un'azione terroristica che lo colpisce solo perché simbolo dello Stato; dal processo si apprenderà che la cellula terroristica salernitana aveva quasi "tirato a sorte la vittima innocente da immolare per la causa". Ventitrè anni dopo, in un'intervista concessa a Il Mattino, la vedova di Giacumbi, ricorderà: "Qualche giorno prima dell'agguato, stavamo facendo colazione e mio marito assunse un atteggiamento pensoso e mi disse: "Non penso a me ma a quel che può accadere a te e a Giuseppe". Giacumbi quindi, sapeva di poter essere nel mirino dei terroristi e proprio per questo aveva rifiutato la scorta "per non mettere a repentaglio altre vite umane come era avvenuto due anni prima con il sequestro Moro".

Domenico Romano, già Procuratore della Repubblica in Nocera, nel trentesimo anniversario della scomparsa di Giacumbi racconta: "La sua casa era a due passi da questo tribunale dove ogni giorno si recava per lavorare. Spesso il suo sguardo si posava sul suo appartamento, che era proprio di fronte al Palazzo di giustizia. Giacumbi guardava attraverso le finestre per scorgere i movimenti delle persone che amava, la sua cara moglie ed il suo adorato bambino".

Il Presidente dell'Associazione nazionale magistrati del Distretto di Salerno, Vincenzo Pellegrino, così ha aperto nell'aula della Corte d'Appello di Salerno la cerimonia di commemorazione, anche qui in occasione del trentesimo anniversario dell'uccisione del magistrato: "Dovevamo al collega Nicola Giacumbi e ai suoi congiunti, questo tributo, ma lo dovevamo anche alla cittadinanza tutta di Salerno. A questa città dovevamo ricordare che un uomo fu strappato alla sua famiglia perché portava una toga, questa toga. Come già era successo ad altri prima di lui e come purtroppo sarebbe successo a tanti dopo di lui, fu ucciso perché con quella toga rappresentava Io Stato e perché, allora come oggi, chi porta questa toga costituisce la spina dorsale di questo Stato..."

È toccante il ricordo che del padre ha Giuseppe Giacumbi che, all'epoca del fatto, aveva solo sei anni e che è oggi ingegnere chimico: "Il ricordo personale è ben vivido ma lo serbo per me. Le testimonianze degli amici e colleghi di mio padre, per non parlare delle persone che io neanche conoscevo, mi hanno sempre trasmesso un grande orgoglio perché ho potuto constatare, anche dopo più di trent'anni, che belle impronte mio padre abbia lasciato nel suo percorso, purtroppo così bruscamente interrotto".
Nel ricordo dei colleghi "mio padre era una persona molto seria, precisa e dedita al lavoro, con un grande senso dell'impegno e della responsabilità. Paradossalmente, a quanto ho appreso, il suo omicidio non ebbe un movente legato alle attività professionali. Mio padre fu "semplicemente" ucciso da un gruppetto di disperati salernitani che aspiravano, mediante il gesto, ad accreditarsi presso i vertici delle BR...". E ha aggiunto: "Quando, qualche giorno fa, ho visto i manifesti che portavano la scritta "Via le BR dalle Procure" non ho provato nessun sentimento estremo. In un Paese dove le prime pagine dei quotidiani nazionali sono perennemente dedicate ad argomenti da "tabloid", diventa difficile stupirsi davvero di qualcosa. Anche il disgusto diventa un'abitudine... Personalmente sono contro qualsiasi forma di estremismo, sia esso politico, sociale o religioso. Tuttavia, il fatto che mio padre ed altri innocenti siano stati uccisi dalle "vere" BR non deve costituire un ombrello per giustificare atteggiamenti eccessivi anche da parte della stessa magistratura di cui egli faceva parte".

(Tratto dalla pubblicazione del Csm "Nel loro segno").



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