L'ANM è l'associazione cui aderisce circa il 90%
dei magistrati italiani. Tutela i valori costituzionali, l'indipendenza e l'autonomia della magistratura.
    

25 luglio 2011

Sezione di Napoli 12.03.2009

Il 22.5.2008 l'Assemblea dellaSezione dell'Anm del distretto di Corte di Appello di Napoli, conun documento votato all'unanimità, rivolgeva un forte richiamoall'ANM nazionale affinché ponesse al centro della sua attenzione eazione la questione morale in magistratura, e cioè i rapportiopachi tra magistratura e centri di potere politico-affaristici ela invitava ad attivare per questi comportamenti una vigilanza alproprio interno, con applicazione dei principi del codicedeontologico ed eventuali sanzioni interne.


Il 22.5.2008 l'Assemblea della
Sezione dell'ANM del distretto di Corte di Appello di Napoli, con
un documento votato all'unanimità, rivolgeva un forte richiamo
all'ANM nazionale affinché ponesse al centro della sua attenzione e
azione la questione morale in magistratura, e cioè i rapporti
opachi tra magistratura e centri di potere politico-affaristici e
la invitava ad attivare per questi comportamenti una vigilanza al
proprio interno, con applicazione dei principi del codice
deontologico ed eventuali sanzioni interne.

Tale accorato appello sembra essere caduto nel vuoto.

La magistratura italiana è stata scossa tante volte e continua ad
essere interessata da fatti inquietanti e gravi.

Negli ultimi anni si sono succeduti, con sempre maggiore frequenza,
episodi di corruzione di magistrati ad opera di ambienti
economico-affaristici, ma anche, purtroppo, gravissimi fatti di
collusione tra ambienti giudiziari ed organizzazioni criminali e
mafiose.

In particolare, in tante situazioni, sono stati proprio i vertici
di alcuni uffici giudiziari, giudicanti e requirenti, ad essere
stati particolarmente "sensibili" alle richieste ed alle
aspettative di questi ambienti esterni.

In alcune realtà degli uffici giudiziari meridionali è netta la
sensazione di una particolare contiguità e compromissione con
settori della politica e degli affari, insomma con centri di potere
oscuro e tante volte illegale, al punto che le indagini giudiziarie
( da quelle che hanno riguardano i distretti siciliani di Catania e
Messina, per passare a Reggio Calabria, Crotone o Catanzaro in
Calabria, poi a Potenza e Matera in Basilicata e sino alle
ultimissime vicende di Napoli ) testimoniano che questi centri di
potere tante volte sono in grado, addirittura, di interferire con
alcune scelte giudiziarie, attivandosi e riuscendo ad acquisire
notizie segrete o riservate, impedendo gli sviluppi di indagini
ritenute pericolose ed ottenendo, infine, in alcuni casi, anche
sentenze o provvedimenti compiacenti.

I fatti sono noti da tempo, anche se pochi, in verità, sembrano
prestarvi attenzione.

Riguardano certo le zone più disparate del paese, ma non può non
prendersi atto che le situazioni più gravi sono quelle che si
verificano all' interno della magistratura meridionale.

Non è più possibile, quindi, parlare di semplici casi isolati di
malcostume.

E' urgente avviare una riflessione su quella che, secondo il nostro
punto di vista, costituisce ormai una vera e propria "questione
morale" aperta nella magistratura italiana, forse essa stessa da
interpretarsi come un aspetto della più complessiva "questione
morale" che interessa le classi dirigenti del nostro paese.

Eppure, nonostante la gravità e la diffusione del fenomeno, l'
atteggiamento dell' ANM continua ad essere di segno opposto, nel
senso della costante sottovalutazione dei fatti.

L'ANM  nazionale, da molti anni ormai, non pronunzia le parole
"questione morale" e non affronta, in termini di chiara iniziativa
politica di denuncia, nessuna delle gravi vicende che si sono
verificate e che sono state lasciate tante volte incancrenire per
anni.

Da ultimo, anzi, l'atteggiamento che prevale sembra essere
addirittura quello di indifferenza alle tante denunce che pure
provengono da cittadini o gruppi, che, in diverse realtà, segnalano
la esistenza di questi fenomeni, che assume quasi i profili di una
chiusura corporativa.

Addirittura, poi, non risulta neppure che la nostra associazione
adotti mai provvedimenti di allontanamento, cioè di sospensione o
espulsione, di propri iscritti responsabili di comportamenti come
quelli sino ad ora descritti.

Eppure, costantemente chiediamo ai partiti non solo di operare una
rigorosa selezione dei propri esponenti e quadri, ma soprattutto
poi di avere il coraggio - prima ed indipendentemente dalla
esistenza di possibili reati e quindi di indagini o processi - di
estromettere dalle proprie fila e dalla vita politica coloro che
appaiono compromessi con centri di affari o, peggio, con ambienti
criminali.    

Ma se questa è, di fatto, la posizione della associazione, è
comprensibile che nei cittadini si diffonda la opinione secondo
cui, in Italia, esiste anche una sorta di "casta giudiziaria" e
che, in fondo, tanti giudici non siano poi molto diversi da settori
del ceto politico, amministrativo o economico su cui pure, quanto
alla moralità dei comportamenti, si esprimono giudizi
severissimi.

La nostra credibilità di fronte ai cittadini riposa su molti
fattori, ma uno di essi è la precondizione di tutti: ogni
magistrato custodisce la propria indipendenza se non è avvicinabile
e condizionabile da ambienti esterni e da centri di potere di
qualunque natura.

Questa essenziale condizione deve necessariamente precedere ogni
altra componente (la preparazione, lo scrupolo professionale, il
rispetto rigoroso della regole processuali ecc. ) che pur
contribuisce a rendere credibile l'istituzione giudiziaria e
l'attività di ogni singolo giudice o pm.

Stiamo per affrontare una stagione difficile in cui forse si
decideranno anche le sorti dell' assetto della magistratura che la
Costituzione del '48 ha delineato.

Questa sfida può essere affrontata in vari modi, secondo alcuni
anche continuando ad ignorare, insieme ad altre questioni, questo
grande tema oppure magari sostenendo che esso è, dal punto di vista
politico, scomodo, che occorre rinviarne l' analisi a tempi
politici migliori e che, in fondo, parlarne apertamente e senza
ipocrisie danneggia la nostra immagine.

Noi crediamo, al contrario, che questo momento non sia più
rinviabile e che la difesa della nostra indipendenza sarà ancora
meno efficace se la magistratura - in alcune sue componenti e
realtà - è o anche solo appare non "eticamente autorevole".

Sarà tanto più possibile conservare l' attuale assetto
costituzionale della magistratura se non rimuoveremo il tema della
esistenza di una nostra "questione morale" e se avremo, anzi, la
capacità di discuterne senza censure e di trovare i modi per
risolverla.

Per questo è necessario che la associazione nazionale magistrati si
faccia finalmente carico delle  aspettative di tanti suoi
aderenti ed adegui conseguentemente la sua linea politica.

Napoli, 12 marzo 2009




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