L'ANM è l'associazione cui aderisce circa il 90%
dei magistrati italiani. Tutela i valori costituzionali, l'indipendenza e l'autonomia della magistratura.
    

5 febbraio 2013

Bologna, inaugurazione anno giudiziario 2013/2014

Ringrazio il Presidente della Cortee a nome dell'ANM, che ho l'onore di rappresentare in questoDistretto, saluto le Autorità e tutti i convenuti. E' appenatrascorso un anno difficile, per la società civile e anche per lagiustizia, un anno segnato da una profonda crisieconomico-finanziaria, aggravata nel nostro territorio daidrammatici eventi sismici del maggio scorso.


Ringrazio il Presidente della Corte
e a nome dell'ANM, che ho l'onore di rappresentare in questo
Distretto, saluto le Autorità e tutti i convenuti.



E' appena trascorso un anno
difficile, per la società civile e anche per la giustizia, un anno
segnato da una profonda crisi economico-finanziaria, aggravata nel
nostro territorio dai drammatici eventi sismici del maggio
scorso.

In questa situazione, più onerose si sono rivelate le criticità del
sistema giustizia che, come un triste refrain, elenchiamo
all'apertura di ogni anno giudiziario: il numero enorme di
procedimenti, la difficoltà del sistema di erodere l'arretrato, la
durata spesso irragionevole del processo, la cronica carenza di
risorse umane e materiali.



E' importante parlare dei problemi,
anche in occasioni come questa.

Il dialogo tra Istituzioni è il cemento di ogni sistema
democratico, e può condurre a risultati concreti.

E la magistratura ha accolto con interesse alcuni recenti
interventi del Legislatore, da tempo auspicati nel nostro settore,
come la revisione delle circoscrizioni giudiziarie, pur parziale
rispetto alle proposte dell'ANM, e attesa sin dagli esordi
dell'Italia unita.

La chiusura di un Ufficio giudiziario crea numerose difficoltà agli
operatori della giustizia e alla comunità locale.

Ma superando localismi e resistenze corporative è stato possibile
attuare una riforma indispensabile per contenere la spesa,
razionalizzare l'utilizzo delle risorse umane, garantire una più
adeguata struttura dimensionale degli Uffici, che favorisce
l'equiparazione dei carichi di lavoro tra i magistrati e ne
preserva specializzazione e professionalità.



Altra significativa novità è la L.
n. 190 del 2012 sulla lotta alla corruzione e all'illegalità nella
pubblica amministrazione, che introduce nuove ipotesi di reato,
modifica quelle esistenti e contempla importanti disposizioni in
materia di prevenzione, pur richiedendo  nuovi interventi in
tema di prescrizione, reati societari e autoriciclaggio. E' una
riforma da tempo attesa, adottata su sollecitazione delle
organizzazioni internazionali, le quali da anni segnalavano come la
legge italiana fosse del tutto inadeguata rispetto alla continua
crescita dei fenomeni corruttivi, che anche nel nostro territorio
hanno dimostrato una particolare forza criminale e sono oggetto di
delicati procedimenti penali presso diversi Tribunali del
Distretto. 

Sappiamo che corruzione, criminalità economica e criminalità
organizzata sono fenomeni strettamente connessi tra loro,
minacciano la stabilità e la sicurezza della società, alterano il
corretto funzionamento del mercato e intaccano le finanze
pubbliche.

In questa materia l'ANM ha patrocinato un'importante iniziativa
scientifica e culturale, il convegno tenutosi a Rimini il 5 ottobre
scorso, con la partecipazione, tra i relatori, di esperti come
Pietro Grasso e Attilio Befera.



Tra gli interventi del Legislatore
nel nostro settore, ricordo l'istituzione del Tribunale delle
imprese, che favorisce la specializzazione del giudice in una
materia delicata e complessa, e le iniziative per la progressiva
informatizzazione del processo civile, che sarebbero indispensabili
anche per quello penale e richiedono adeguati investimenti.
Purtroppo tutti noi conosciamo i disagi di un'attività svolta con
personale amministrativo sempre più ridotto e aggravato da cresenti
carichi di lavoro, con scarsi mezzi tecnici e con un sistema
informatico ancora inadeguato nel suo complesso (specie nel settore
penale) e condizionato dalla contrazione dei fondi, in particolare
per l'assistenza.



Questo percorso di riforme è solo
all'inizio. L'ANM da tempo segnala le criticità del sistema su cui
bisogna intervenire, per impedire la paralisi della Giustizia: un
enorme contenzioso civile, che impone nuovi strumenti di
deflazione; la disciplina della prescrizione, che rischia di
vanificare un numero elevato di procedimenti penali; inefficaci
modalità di notificazione degli atti; il processo contumaciale, che
non tiene conto delle sentenze di condanna della Corte Europea; la
complessità delle procedure; un sistema delle impugnazioni
difficilmente compatibile con il principio della ragionevole durata
del processo.

Emergenziale è il problema carcerario, che impone di riflettere
sulla funzione sociale del processo, incapace in questo sistema di
attuare realmente il precetto costituzionale della rieducazione del
condannato, spesso sottoposto a condizioni inumane e degradanti,
come ha affermato la Corte Europea dei Diritti dell'Uomo nella
recente condanna dell'Italia: la ANM da tempo segnala la necessità
di attuare un'efficace depenalizzazione e di introdurre 
idonee misure alternative alla detenzione, anche patrimoniali e
interdittive.



Un sistema efficiente richiederebbe
l'istituzione dell'«ufficio del giudice», quale stabile struttura
operativa di supporto al magistrato, dotata di adeguate tecnologie
e di personale qualificato, capace di collaborare nell'attività di
studio, ricerca, redazione dei provvedimenti, gestione di singole
fasi processuali.

Occorre riempire gli organici della magistratura e tener conto
della mancata copertura di numerosi Uffici, fenomeno recentemente
verificatosi anche nel nostro Distretto per effetto delle dinamiche
dei trasferimenti: vi sono Uffici che presentano vacanze molto
elevate, come il Tribunale di Forlì (con una scopertura quasi del
30 %), e la Procura di Reggio Emilia, in cui manca la metà dei
sostituti. E' dunque necessario attuare un sistema di mobilità
calibrato, che impedisca sperequazioni tra Uffici giudiziari.

La recente proposta ministeriale di rideterminazione della pianta
organica degli Uffici giudiziari contiene una risposta solo
parziale alle esigenze effettive degli Uffici del Distretto e
penalizza, senza ragioni, la Procura di Bologna, sede di DDA, alla
quale verrebbe sottratta un'unità, nonostante il progressivo
incremento, numerico e qualitativo, dei procedimenti.

 

L'attuazione di un serio percorso di riforme nel campo della
giustizia richiede un clima politico-istituzionale sereno,
improntato al dialogo e al confronto. La magistratura non può, non
deve stringere alleanze con nessun Governo, quale che sia il suo
colore, ma deve poter dialogare.

Il prestigio della magistratura deve essere patrimonio comune della
nostra società e non più il bersaglio di invettive denigratorie,
capaci di mettere in discussione la stessa dignità della funzione
giurisdizionale e la sua indipendenza.

Ci auguriamo che il riemergere, in occasione della recente campagna
elettorale, di toni aggressivi indirizzati ai magistrati impegnati
in delicati procedimenti, anche nel nostro Distretto, costituisca
un fatto episodico, l'eco lontana di un sistema di contrapposizione
che vorremmo ormai superato.

Da parte nostra, siamo disponibili al confronto e all'ascolto di
critiche costruttive, necessarie ad evitare autoreferenzialità e
visione corporativa dei problemi.

Non abbiamo legittimazione elettiva, la nostra legittimazione
sociale è nel rispetto dei valori costituzionali fondanti della
nostra funzione e nel raggiungimento di un elevato livello di
professionalità, da garantire con una rigorosa selezione iniziale,
con un aggiornamento serio e costante e con sempre più effettive
verifiche periodiche.

Da quest'anno è attiva la nuova Scuola della Magistratura, che
contribuirà alla nostra crescita professionale e che per i
magistrati più giovani dovrà operare in affiancamento ad un solido
programma di formazione sul campo.



Il confronto e il dialogo sono alla
base anche di alcuni modelli operativi sperimentati negli ultimi
anni, con buoni risultati, in diversi Uffici giudiziari, anche nel
nostro Distretto.

Mi riferisco all'esperienza delle c.d. Best Practices, capace di
diffondere progetti innovativi, positivamente sperimentati in
alcune sedi. Penso all'attività degli Osservatori, realizzati con
il coinvolgimento di magistrati, avvocati e personale
amministrativo: si tratta di utili strumenti per affrontare insieme
i problemi comuni della giustizia, ma presuppongono negli
interlocutori una disponibilità serena e aperta al confronto, la
comprensione reciproca delle rispettive criticità, il superamento
delle difese corporative di categoria.



Mi auguro che anche all'interno
della nostra Associazione continui il dibattito e cresca la
partecipazione, che è stata forte e spontanea in occasione delle
iniziative assunte dalla Giunta dell'ANM nello scorso anno, per far
fronte alle difficoltà determinate dagli eventi sismici: ricordiamo
l'assemblea distrettuale straordinaria tenutasi a Modena, con la
partecipazione di esponenti della Giunta Centrale, accompagnata da
una fruttuosa raccolta di fondi in favore delle popolazioni delle
Province di Modena e Ferrara; le iniziative assunte per opporci
all'ulteriore proroga della sospensione dei termini processuali
negli Uffici delle aree colpite, che causando gravi ritardi può
pregiudicare la funzionalità dell'attività giudiziaria e impedire
alle popolazioni locali un rapido ritorno alla normalità. Ricordo
anche la pubblicazione integrale straordinaria dei posti vacanti
negli Uffici Giudiziari dell'Emilia Romagna, richiesta dalla
Giunta.



Credo che la magistratura possa
essere una vera risorsa, su cui investire per offrire ai cittadini
un servizio più moderno ed efficiente.

Lo dimostra l'elevata produttività dei magistrati italiani, tra le
più alte in Europa, secondo i dati del Rapporto CEPEJ 2010. Lo
dimostra anche la vivacità del suo dibattito interno, ove
quotidianamente si esprime il bisogno di superare le criticità, in
vista di un rinnovamento continuo.

Siamo uomini e donne fortemente motivati: per le donne, nel nostro
settore pari attualmente al 47 % della forza lavoro, cade
quest'anno il 50° anniversario della L. n. 66 del 9.2.1963, che
consentì loro l'accesso a tutte le cariche e professioni pubbliche,
inclusa la magistratura. E presto le donne potrebbero ricoprire le
più alte cariche.

Un percorso di riforme e di rinnovamento è divenuto ormai
indispensabile, per una Giustizia che sia bene comune e che possa
contribuire realmente alla crescita economica e sociale del Paese,
aumentandone la credibilità internazionale.





Il Presidente della Giunta Distrettuale dell'ANM Emilia
Romagna

Rita Chierici




stampa
Stampa

Cerca documenti per...

Data

ANM risponde

Le domande e le curiosità sul funzionamento e gli scopi dell'ANM

Poni la tua domanda


Iscriviti alla newsletter

Resta aggiornato su notizie ed eventi dell'Associazione Nazionale Magistrati