L'ANM è l'associazione cui aderisce circa il 90%
dei magistrati italiani. Tutela i valori costituzionali, l'indipendenza e l'autonomia della magistratura.
    

5 febbraio 2013

Napoli, inaugurazione anno giudiziario 2013/2014

Porgo il saluto  al Sig.Presidente della Corte d'Appello, al Sig. Procuratore Generale, alConsigliere Pepe, al Rappresentante del Ministro dott. Frunzio, alPresidente Caia, in particolare ai componenti del Consigliogiudiziario, cui spetta l'onere del governo autonomo in sedelocale, al Segretario generale dell'Anm dott. MaurizioCarbone,  alle Autorità tutte.


Porgo il saluto  al Sig.
Presidente della Corte d'Appello, al Sig. Procuratore Generale, al
Consigliere Pepe, al Rappresentante del Ministro dott. Frunzio, al
Presidente Caia, in particolare ai componenti del Consiglio
giudiziario, cui spetta l'onere del governo autonomo in sede
locale, al Segretario generale dell'Anm dott. Maurizio
Carbone,  alle Autorità tutte

prendo la parola  a nome dei magistrati del Distretto di
Napoli e dei colleghi  della Giunta dell'Anm,  con
la  diffusa consapevolezza del momento di crisi che il paese
sta vivendo: crisi economica, che condiziona la nostra vita
quotidiana, il nostro lavoro,  le risorse che abbiamo a
disposizione; crisi politica, con un sistema istituzionale
bloccato, che non ha saputo, nonostante gli inviti del Capo dello
Stato, riformare la legge elettorale e restituire la piena
sovranità ai cittadini;   ma, al fondo di tutto, crisi
etica, che travolge il mondo dei partiti e delle istituzioni, 
la pubblica amministrazione, l'imprenditoria pubblica e privata, il
mondo finanziario e mette al centro l'interesse personale, di
parte, rispetto a quello dello Stato e del cittadino: è la crisi
dell'appartenenza alla comunità, è la crisi della rispondenza 
dei diritti ai doveri, è la crisi  della  lealtà e
dell'onestà.



Anche il mondo della Giustizia è
stato investito da questa crisi:  le  vicende giudiziarie
che da ultimo hanno riguardato questo  Distretto, che hanno
interessato alcuni cancellieri ed avvocati, non possono essere
trascurate e  sono  lo specchio del tempo che stiamo
vivendo, dell'abuso del ruolo di servitori dello Stato e di
titolari di diritti costituzionali, come il diritto di difesa,
strumentalizzato, se i fatti saranno confermati,  per finalità
egoistiche e parziali.



Non è questa  la sede per
indagare le ragioni della crisi dell'etica pubblica, che certamente
viene dall'illusione - alimentata  da campagne 
mediatiche senza sosta, nel corso di questi ultimi decenni 
-  che esistano scorciatoie illegali per il benessere: ma in
questa sede dobbiamo dire con forza, e dimostrarlo ai cittadini nei
fatti, che tanti sono i cancellieri onesti e preparati, che con
dignità ed in condizioni spesso drammatiche per i carichi di
lavoro, sono al nostro fianco  giorno dopo giorno; e tanti
sono gli avvocati che onorano il diritto di difesa che loro assegna
la Costituzione,  che con professionalità  indossano la
toga, senza tentennamenti e con indipendenza, consentendo al
Giudice  anche con il loro contributo di assumere la giusta
decisione.



Questa voce, questa voce  che
sa distinguere,  avremmo voluto sentire alzarsi più forte
proprio da una parte dell'Avvocatura, che invece si è limitata solo
a stigmatizzare le modalità delle indagini.

Dobbiamo riflettere, tutti,  sull'etica delle nostre
professioni, senza dover  attendere  l'indagine penale
per ricordarci che la fiducia nelle Istituzioni è stata  mal
riposta.  

Di recente la Giunta dell'Anm ha incontrato i magistrati in
tirocinio, ai quali ha consegnato il codice  etico
dell'Associazione: una consegna simbolica, per dire loro che nel
delicato mestiere del Giudice o del Pubblico ministero  si è
servitori dello Stato, si esercita un potere non proprio, si ha a
che fare con la vita delle persone e non con fascicoli
senz'anima.

Una consegna che vuol dire ai giovani colleghi e ricordare a noi
stessi che a fianco alla norma  giuridica, sia essa penale,
disciplinare, civile, deve esistere, in una pluralità di fori, una
norma etica, un piano diverso nel quale, prima del  divieto di
legge, la propria coscienza sappia distinguere ciò che è giusto da
ciò che non lo è.



E'  di fiducia  nelle
istituzioni  che il nostro Paese  ha bisogno, forse prima
ancora delle risorse economiche, perché la fiducia dà forza e
speranza;  di coesione sociale, prima ancora del consenso
maggioritario per una parte; di un percorso collettivo di
rigenerazione.

La fiducia si costruisce con una legittimazione acquisita sul
campo, con la professionalità,  la serietà, l'onestà, per il
politico come per il magistrato,   per l'avvocato come
per il cancelliere.

La perdita di fiducia nell'istituzione è un costo enorme,  non
facilmente recuperabile, frutto non solo della corruzione e
dell'illegalità, ma anche della sciatteria o della mancanza di
professionalità, della carenza di mezzi e della inadeguatezza degli
organici, dell'assenza delle riforme necessarie.



Responsabilità 
politiche  e pubbliche, quindi, o comportamenti  cui
occorre porre rimedio, anche da parte dei magistrati, anche con una
sana autocritica, se del caso.

Ciò vale, infatti,  anche per il sistema giudiziario, che pure
vive  una crisi di credibilità.

La fiducia implica, in tema di Giustizia,  la forte
volontà  della Politica di alimentare un sistema giudiziario
efficiente, volontà che in questo scorcio di legislatura abbiamo
almeno in parte colto.



Va rimarcato subito il clima 
di dialogo, anche nella diversità di vedute, sperimentato 
grazie al ministro Severino, che  ha segnato una discontinuità
forte con il passato ed ha rimesso al centro i problemi reali della
Giustizia italiana, lasciando da parte le ingiurie e gli attacchi
che per quasi un ventennio ci hanno accompagnati, provenienti anche
da alte cariche dello Stato, ai quali noi  ci eravano forse
quasi abituati, ma che hanno inciso nella percezione e nella
coscienza dei cittadini, delegittimando la magistratura tutta.



Leggere, come accade nella lettera
di accompagnamento  del Ministro  al progetto di
revisione delle piante organiche, che  il parere del Consiglio
Superiore dimostra
come  si sia ripristinata una corretta dialettica fra organi
dello Stato, fra Politica e Magistratura, fra Politica e Csm, 
nel pluralismo istituzionale dei pesi e contrappesi che è la
ricchezza della nostra Costituzione e della distinzione dei
Poteri,  pluralismo che nel recente passato era stato con
evidenza mortificato, con danno per la qualità delle decisioni
politiche e legislative.



E  tuttavia, pur in un
panorama complessivamente più sereno, ancora preoccupano i
reiterati interventi di alcuni esponenti di Governo tesi a
stigmatizzare sbrigativamente l'operato della
magistratura,   auspicando di fatto una limitazione
dell'autonomia ed indipendenza, su temi delicati e garantiti dalla
tutela penale, come la salute pubblica,   fomentando di
fatto  il conflitto sociale anziché prevenirlo, come sarebbe
invece responsabilità prioritaria della Politica fare.

Alcune considerazioni vanno fatte su due interventi tanto attesi
per il recupero della fiducia da parte dei cittadini:





  1. Il  riordino della geografia
    giudiziaria. Abbiamo atteso decenni prima che la Politica
    abbia  voluto mettere mano ad una riforma che imponevano i
    tempi, la logica e le risorse limitate.




Per il nostro Distretto, come
abbiamo già chiaramente espresso nel documento della Giunta 
del  dicembre scorso (all. 1) (trasmesso
anche al Ministro della Giustizia), il giudizio è assolutamente
positivo in ordine agli accorpamenti dei Tribunali minori e delle
sezioni distaccate: pur se restano ferme le perplessità  dello
spostamento del territorio aversano  dal Tribunale di Santa
Maria Capua Vetere  a quello di Napoli Nord, per ragioni di
razionalità processuale, investigativa, per il  carico di
lavoro che graverà sul neo tribunale, già interessato dai
procedimenti afferenti gli agguerriti clan dell'area  nord,
cui andrebbe ad aggiungersi la trattazione dei processi
relativi  al clan dei casalesi. Sul punto continuiamo a
sperare in un ripensamento (rinviando alle motivazioni in
allegato
).



Quanto  al Tribunale di Napoli
Nord le preoccupazioni sono e restano molteplici, se non verranno
garantite alcune condizioni di efficienza.

E' il solo caso di istituzione  per di un
nuovo Tribunale,   a fronte  della soppressione
generalizzata degli uffici giudiziari, dunque in controtendenza
rispetto alla ratio complessiva della nuova geografia
giudiziaria.

L'istituzione del nuovo ufficio richiede, proprio per questa
peculiarità, un  percorso specifico,   nel passaggio
dalla attuale situazione a quella futura,  dovendosi
garantire:





  • che Napoli Nord  parta con
    un , essendo questa la precondizione perché
    possa funzionare da subito con speranza di efficienza (lo
    consigliano  le   travagliate esperienze dei
    Tribunale di Torre Annunziata e di Nola); 




  • che possa contare su un organico
    di nuova formazione, non ottenuto dal trasferimento, in tal caso
    incostituzionale, dei magistrati dai tribunale limitrofi;




  • che le piante organiche e
    l'organico effettivo  di tutto  il Distretto  ed, in
    particolar modo,  del Tribunale di Napoli e di quello di Santa
    Maria Capua Vetere,  non siano  danneggiate dal ritardo
    nella effettiva istituzione del   nuovo ufficio: il
    pericolo che il Tribunale di Napoli Nord resti virtuale , come lo è
    stato quello di Giugliano  per ben 14 anni,  è concreto,
    come anche il rischio che siano sottratti di fatto al Distretto 80
    giudici e 30 pubblici ministeri senza una adeguata compensazione,
    anzi con il danno e la beffa della riduzione già disposta degli
    organici partenopei e sammaritani. E' un rischio che non vogliamo
    correre;




  • infine, che alla riduzione
    dell'organico di Napoli  e Santa Maria Capua Vetere, se
    indispensabile,  si proceda progressivamente, in modo da
    consentire lo smaltimento delle cause rimaste incardinate 
    davanti agli originari Tribunali.




La sfida è, infine,  quella di
poter contare   - per l'istituendo tribunale  - su
una sede adeguata, che consenta condizioni di lavoro
dignitose,  sicure, attrezzata (con un'aula bunker  e i
videocollegamenti indispensabili ) per i processi  di camorra.
I 14 anni in attesa della sede del Tribunale di Giugliano, quelli
per la costruzione del Tribunale di Torre Annunziata non ancora
completata, o  ancora  la vana ricerca di una nuova sede
per il settore civile di Santa Maria Capua Vetere, non 
autorizzano particolare ottimismo. Speriamo di essere smentiti.



Se non si dessero tutte queste
condizioni, però,  meglio sarebbe riaccorpare tutte le sezioni
distaccate al Tribunale di Napoli, revocando l'istituzione
dell'unico Tribunale  metropolitano - satellite in 
Italia, esperimento destinato al fallimento in assenza  di
risorse: lì  proprio dove c'è più bisogno di giustizia.





2. Sulla proposta revisione delle piante organiche il
giudizio  è di complessiva adeguatezza per il Distretto nel
suo insieme:  finalmente si è preso atto, almeno in
parte,   delle carenze di organico che affliggono il
nostro Distretto, della qualità e della quantità di lavoro dei
nostri Tribunali e delle nostre Procure, sottodimensionati per
decenni, nonostante  le reiterate richieste dell'Anm e dei
capi degli uffici giudiziari.  

Di ciò va dato atto al Ministero, che incrementa il numero
complessivo di giudici e pubblici ministeri nel Distretto. Resta
ferma, però,  la perplessità  per la riduzione dei
singoli organici operati, in particolare  di Santa Maria Capua
Vetere  e di Torre Annunziata, e ancor  più di Avellino -
ufficio incorporante, che andrebbe sostenuto con un organico idoneo
-  riduzioni  che ben potrebbero essere risolte, per
fornire una occasione unica di riscatto alla Giustizia in Campania,
mantenendo l'organico preesistente.

Ma la riforma della geografia giudiziaria e delle piante organiche
è solo il primo passo per una migliore organizzazione della
Giustizia e, dunque, per ottenere la fiducia dei cittadini.



Occorrono altri interventi. Ne cito
solo alcuni:





  • le riforme del processo
    penale  e del regime della prescrizione dei reati,  che
    non può scorrere indifferente rispetto all'avanzare del
    processo;




  • la depenalizzazione, 
    ovviamente accompagnata da un rafforzamento dell'effettività delle
    sanzioni amministrative, (che libererebbe  magistrati e
    personale amministrativo da affari di scarsa rilevanza penale e
    destinati alla prescrizione);




  • una seria riflessione sulla
    necessità dei tre gradi di giudizio per alcuni reati: mi
    chiedo,  non è un lusso che nella situazione in cui ci
    troviamo   tre pubblici ministeri e ben dieci giudici -
    fino alla cassazione  - debbano impegnarsi  per decidere
    se comminare la pena di 5 giorni di arresto e 800 euro di
    multa  per una guida in stato di ebbrezza?; 




  • va anche detto che la sospensione
    del processo per gli irreperibili, l'istituto della messa alla
    prova,  l'arresto e la detenzione presso l'abitazione, 
    sono state riforme oggetto di una legge delega al Governo 
    approvata dalla Camera, ma  non anche dal Senato. Si è persa
    una straordinaria opportunità per le riforme ed anche per ridurre
    il numero dei detenuti! La politica che si è opposta dovrà almeno
    assumersi la responsabilità morale di tale mancata
    approvazione.




Negli istituti penitenziari del
nostro distretto al 31.12.2012  vi sono 7480 detenuti a fronte
di 5202 posti (circa 2300 detenuti in più del consentito).

Ormai è indifferibile un intervento normativo per eliminare il
sovraffollamento carcerario, lesivo della dignità dei detenuti, che
tradisce lo spirito della Costituzione, la finalità
rieducativa  e l'umanità della pena e accresce la sfiducia
nelle istituzioni: il carcere non è stato pensato  dai
Costituenti e dal Legislatore come una .
Deve essere un luogo sentito  dalla città, non
altro da sé, perché la civiltà della città dipende anche dalla
qualità della vita in carcere. E perché i detenuti non sono
apolidi, ma sono cittadini, proprio come tutti gli altri.

Accanto all'estensione della detenzione domiciliare e delle misure
alternative, occorre porsi seriamente il problema - di non facile
soluzione tecnica - del trattamento personalizzato per i detenuti
in attesa di giudizio.



E' da farsi  uno sforzo
particolarmente significativo, in fase preventiva ed in fase
rieducativa, specie nella nostra regione, se solo si considera che
circa il 18% dei 65.701 detenuti in Italia al 31.12.2012 sono
residenti o nativi della Campania, che detiene il triste primato
del maggior numero di detenuti fra le regioni italiane (all. 2):
questa è una vera e propria emergenza sociale,  che dovrebbe
far riflettere sia le autorità di governo nazionale che quelle
locali sulle ragioni di convenienza anche economica di investire in
prevenzione in Campania.  Governo centrale, 
Regione,   Province e Comuni sono  chiamati ad un
impegno doveroso, prima  teso a creare  condizioni di
vita  dignitose,  soprattutto nelle periferie delle
nostre città, prevenendo l'azione della criminalità organizzata e
comune;  poi  adoperandosi  per  fornire
educatori  a sufficienza in carcere, garantire l'effettiva
valenza rieducativa delle misure alternative  ed, infine,
predisporre un accompagnamento  per il periodo seguente alla
scarcerazione, che non può essere vissuta in completo abbandono,
con il rischio di immediata recidiva.

In questa prospettiva, anche per l'incidenza criminogena della
tossicodipendenza, ben potrebbero gli enti locali campani 
intervenire,  in  collaborazione con Ministero, il
Tribunale di sorveglianza  e  gli enti del privato
sociale,   per  la realizzazione di altri
Istituti di Custodia Attenuata, consentendo  la
differenziazione dei trattamenti, per  i tossicodipendenti ed
anche per le madri detenute con i figli.



Ciò che ci sentiamo di escludere è
il ricorso ad un ulteriore indulto o anche ad una amnistia che,
come la storia giudiziaria ci insegna, risultano palliativo del
tutto temporaneo, al quale mai è seguito un intervento normativo ed
edilizio di carattere strutturale.  Anzi, l'intervenuta
è divenuta la ragione per differire  le
misure  necessarie. 



Anche nel settore civile 
sono  necessarie riforme, con finalità deflattive e risolutive
del carico pendente,  per il quale i giudici si trovano spesso
nell'impossibilità di garantire tempi rapidi di trattazione,
nonostante gli sforzi ed i sacrifici personali;  (alle
incongruenze normative già evidenziate dal Presidente della Corte),
occorre replicare con nuove misure che  si accompagnino
al  cd. filtro in appello, per abbattere l'arretrato, come
l'istituzione di sezioni stralcio qualificate.

Va poi valutato seriamente l'auspicio, già formulato dal CSM in
merito al cd. decreto sviluppo, di una riforma che renda il 
giudizio di appello civile , cioè
limitato   a delibare il  quadro istruttorio
maturato in primo grado.



L'assenza di un serio dibattito
politico in tema di giustizia

Di  tutto ciò, però, dei veri problemi della
Giustizia,   non vi è traccia significativa nelle varie
agende che connotano l'attuale campagna elettorale, cosicchè da
alcuni partiti il tema della Giustizia viene eluso, da altri 
affrontato secondo l'ormai tradizionale cliché di rivalsa, da altri
limitandosi a voler rimuovere provvedimenti legislativi con valore
simbolico, da altri ancora - in maniera assolutamente riduttiva -
quale unica chiave di lettura della complessa situazione di crisi
del Paese, senza toccare il cuore delle questioni.

Ciò dimostra come il tema della Giustizia continui a non
essere  considerato prioritario, pur avendo un'indubbia e
riconosciuta incidenza sullo  sviluppo economico e sugli
investimenti stranieri, anche e soprattutto nel meridione.



Esistono poi due emergenze 
ulteriori, gravissime nel nostro Distretto.

La prima - che attenta nei fatti alla indipendenza ed autonomia
della magistratura -  riguarda  tutti gli uffici
giudiziari:  la riduzione del  personale
amministrativo  a causa dei pensionamenti progressivi.
Anche  qui,  si dovrà operare la revisione delle piante
organiche e  sono da colmare subito le scoperture.

Non vi è dubbio che il necessario  ed efficace 
ricorso  all'informatica ed all'innovazione - penso al front
office allestito al NPG grazie all'impegno di Floretta Rolleri -
riduca le necessità di personale: ma il fattore umano, per molti
adempimenti, non è sostituibile, né surrogabile con meritorie
convenzioni che,  se consentono di intervenire in
alcuni   ambiti dell'amministrazione della
Giustizia,  non forniscono la collaborazione diretta al
giudice e l'assistenza in udienza (si pensi alla carenza degli
ufficiali giudiziari). La situazione attuale è drammatica  e
ci fa perdere ulteriore credibilità.



La seconda grave emergenza,
rispetto  alle note  difficoltà di tutti gli uffici
giudiziari gravati da carichi di lavoro assolutamente
sproporzionati a fronte delle forze disponibili, riguarda la 
Corte di Appello di Napoli.

Si tratta dello snodo fondamentale per riconquistare la fiducia dei
cittadini campani, sia nel settore penale che in quello civile, in
quanto ha a che fare con la celerità del processo.

Faccio mio il documento dei colleghi del settore penale della Corte
di Appello( inviatomi dal Presidente Buonajuto che lo
condivide,   documento esemplificativo di una situazione
di straordinaria difficoltà che allego a questo intervento)
(all. 3).

Urge l'incremento dell'organico dei magistrati della Corte.



Come Anm chiediamo, da subito, che
sia colmata questa sproporzione,  fra magistrati,  numero
di affari e qualità degli stessi, spesso per imputati detenuti per
reati di criminalità organizzata (pendono al 30.9.2012 ben 70
processi aventi numero di imputati fra 10  e 30, 13 per più di
30 imputati, a fronte di  sette sezioni ad organico
incompleto).



La Corte di Appello di Napoli
subisce la riforma del cd. Giudice Unico del 1999 e l'incremento
esponenziale dei giudizi abbreviati: più sentenze, più
impugnazioni, ma per la miopia delle riforme a costo zero non è mai
seguito alcun aumento degli organici del giudice di secondo grado,
che ormai è diventato impellente, non più rinviabile, ancor
più   se verrà ad esistenza il Tribunale di Napoli
Nord.

Non vi è tempo da perdere: la malsana speranza che il processo
penale si areni in appello, per troppo carico di lavoro, è un
incentivo all'impugnazione in vista della prescrizione - spesso
determinata anche dai tempi lunghi del primo grado - prescrizione
che attualmente si verifica nel 24% delle decisioni della Corte,
percentuale che in prospettiva certamente andrà ad
incrementarsi.

Il  CSM  ha  opportunamente deliberato, proprio nel
corso di questa settimana,  la pubblicazione dei 15
posti  scoperti di consigliere di Corte di appello 
civile e penale e dei 4 della sezione lavoro.



Certamente un passo in avanti,
nell'ottica di un equilibrato rapporto fra il primo e secondo grado
di giudizio nel Distretto, nonché per il superamento di criteri
meramente matematici che non possono essere applicati astrattamente
a tutti gli uffici giudiziari,  prescindendo dai carichi di
lavoro e dalle pendenze , pena il trattamento  eguale di
situazioni diverse.

Ma se al CSM chiediamo di curare il rapido espletamento del
concorso,  al Ministero chiediamo, ora e non domani,
nonostante la fase di transizione,  di dare inizio al
procedimento per l'incremento della pianta organica della Corte
attingendo alle 88 unità accantonate nel progetto di revisione
della pianta organica.



Dire della Corte di Appello  mi porta a ricordare chi
nell'anno trascorso o poco prima ci ha lasciati:  penso a
Maria Grazia Di Somma e Lucia Barone, che  lavoravano in
Corte,  e con loro Enzo Albano e Maria Rosaria Marino.

Storie diverse ma tutte significative, connotate dall'impegno,
anche nell'associazionismo,  dalla serietà , dal cuore e dalla
passione per il nostro lavoro e per la vita:   in
questo  Distretto hanno lasciato ad ogni collega qualcosa su
cui riflettere.

Io sono convinto che queste storie di passione per il nostro
mestiere, fino alla fine, nonostante la malattia, riportano al
centro la nostra umanità, ci ricordano che si è bravi magistrati se
si è autenticamente uomini e donne, consapevoli del limite>; che il lavoro di chi giudica non è un lavoro come gli
altri, che  non può essere piegato ad una logica burocratica,
né da interpretazioni disciplinari  rigoristiche e fuori della
realtà, né dalla rincorsa alle  quantità senza qualità; che il
nostro lavoro è anche porre  attenzione a ciò che accade nei
nostri uffici, alzare la testa dalla propria scrivania, uscire
dalla propria stanza  e  vigilare, contribuire e
pretendere che il sistema funzioni e sia credibile, sia
singolarmente, sia nelle riunioni di ufficio, sia anche 
nell'associazionismo e nel circuito del governo autonomo.

C'è un eroismo, quello del quotidiano impegno, che è di tanti
magistrati: un impegno che a volte non viene riconosciuto
neanche  dai nostri percorsi di valutazione, ma che dà senso
alla vita. 

Di questo ha bisogno questo nostro Paese, di questa serietà, di
questo senso del dovere: e mi piace dire ciò in questa
straordinaria sala, che certamente è stata attraversata da Maria
Grazia, Lucia, Enzo e Maria Rosaria, in questo Castello dove credo
abbiano  iniziato ad essere magistrati: è bello sperare che
quanto prima la Scuola della Magistratura possa avere  qui una
sede per la formazione permanente dei magistrati,  qui dove
generazioni di colleghi  di valore,  come loro,  si
sono formati.

Questo è l'auspicio dell'Anm di Napoli, che sa di poter contare
anche sull'impegno  del Presidente Buonajuto  e della
dott.ssa Rolleri,  grazie alla Fondazione Castelcapuano, 
e che nel Comitato Direttivo della Scuola ha due ottimi 
magistrati napoletani, Ernesto Aghina e Raffaele Sabato che, siamo
certi,  sosterranno questa possibilità.

Sono ben consapevole che fare il giudice stia diventando sempre più
faticoso, ma continuo ad amare questo lavoro e chiedo a chi ci
governerà di non renderlo un mestiere impossibile: chiedo al 
Csm di vigilare a tal proposito, ma anche  di semplificare la
vita del magistrato, di non complicarla ulteriormente.

So di parlare a nome di tanti colleghi, che vogliono servire la
Costituzione ed il Paese in questo modo, che non lasciano la toga
per altre forme di impegno, che non confondono le diverse
istituzioni:  che sanno ancora che far funzionare bene la
Giustizia vuol dire garantire più democrazia e favorire il
progresso di questo Paese,  compito ultimo assegnato alla
Magistratura dai Padri Costituenti.



John Rawls scrive dei cittadini
che  siano giuste ed eque, sono preparati e disposti a fare la propria
parte.. , a patto di avere una garanzia sufficiente che anche gli
altri faranno la loro>(1 ).  

E bene,  i magistrati di questo distretto sono pronti per
l'anno  2013, scegliendo così di servire il Paese. Siatene
certi ed abbiate fiducia, per quel che  spetta
loro,   i magistrati di questo distretto  faranno la
loro parte!



(1) J.  Rawls, Giustizia
come equità, Feltrinelli, Milano 2002, 218.




stampa
Stampa

Cerca documenti per...

Data

ANM risponde

Le domande e le curiosità sul funzionamento e gli scopi dell'ANM

Poni la tua domanda


Iscriviti alla newsletter

Resta aggiornato su notizie ed eventi dell'Associazione Nazionale Magistrati