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3 giugno 2013

Cdc sul ddl n.112 sulle nuove fattispecie disciplinari

L'Anm rileva, con preoccupazione evivo allarme, che le fattispecie disciplinari che si propone diintrodurre col disegno di legge n. 112 presentato al Senato dellaRepubblica integrerebbero una grave compromissione della libertà diespressione e un conseguente vulnus ai diritti costituzionali delmagistrato, con rischi di condizionamento indiretto sull'eserciziodella funzione giudiziaria, in quanto contengono una pericolosaviolazione del principio di tassatività, lasciando enormediscrezionalità nella concreta individuazione degli illeciti.


L'Anm rileva, con preoccupazione e
vivo allarme, che le fattispecie disciplinari che si propone di
introdurre col disegno di legge n. 112 presentato al Senato della
Repubblica integrerebbero una grave compromissione della libertà di
espressione e un conseguente vulnus ai diritti costituzionali del
magistrato, con rischi di condizionamento indiretto sull'esercizio
della funzione giudiziaria, in quanto contengono una pericolosa
violazione del principio di tassatività, lasciando enorme
discrezionalità nella concreta individuazione degli illeciti.



L'Anm ha da lungo tempo affermato,
nell'art. 6 del proprio Codice Etico, la regola secondo la quale,
"fermo il principio di piena libertà di manifestazione del
pensiero, il magistrato si ispira a criteri di equilibrio, dignità
e misura nel rilasciare dichiarazioni ed interviste ai giornali e
agli altri mezzi di comunicazione di massa, così come in ogni
scritto e in ogni dichiarazione destinati alla diffusione."



Ben diverso, però, è prevedere
illeciti disciplinari, con riferimento generico a "comportamenti" e
a "dichiarazioni" non meglio definiti, tali rispettivamente da
"compromettere gravemente l'indipendenza, la terzietà e
l'imparzialità del magistrato, anche sotto il profilo
dell'apparenza" ovvero tali da rivelarne l'assenza, con richiamo al
"contesto sociale, politico o istituzionale", e così riproporre,
addirittura aggravandone l'estensione, la fattispecie già presente
nel testo originario della riforma del 2005 sull'ordinamento
disciplinare, fattispecie poi abrogata a seguito dei dubbi di
legittimità costituzionale da più parti sollevati.



Approvato Comitato Direttivo Centrale




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