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30 settembre 2013

Sabelli: "Caduta etica pubblica con offese a toghe"

"C'è un caduta verticale dell'etica pubblica: il valore dell'azione giudiziaria viene aggredito e si giunge ad un attacco preconcetto e strumentale della Suprema Corte, ad offese e accuse strumentali alla magistratura che ne sono la dimostrazione" e di fronte ad "accuse strumentali e plateali", l'Associazione nazionale magistrati si aspetta dagli avvocati "espressioni di solidarietà pubblica" perchè "certi insulti offendono non tanto noi quanto la giustizia". Così il presidente dell'Anm, Rodolfo Maria Sabelli, nel suo intervento al congresso straordinario dell'Unione delle camere penali italiane che si è concluso domenica a Genova.

Intervenire dopo avere ascoltato le parole di Marcello Gallo è cosa impegnativa e imbarazzante. Cercherò di fare questo sforzo. Ringrazio l’Unione delle Camere penali per l’invito, che ho accolto volentieri e che mi consente anche quest’anno di portare al vostro Congresso il saluto dell’Associazione Nazionale Magistrati ma anche di condividere con voi qualche riflessione. Viviamo tempi di crisi. Crisi anzitutto dei diritti. “Crisi” e “diritti”, Presidente Spigarelli, sono parole che ricorrono nella sua relazione, una relazione che muove da un’analisi che in alcune parti condivido e che meriterebbe una riflessione e una risposta più ampie e approfondite di quelle che posso fare oggi nel mio indirizzo di saluto. Crisi dei diritti, dicevo, diritti sempre meno riconoscibili e sempre meno riconosciuti: non serve ricordare a voi la situazione delle carceri, la delusione di chi attende giustizia da processi interminabili, le garanzie affermate nelle parole della legge e tradite nei fatti. E non serve neanche ricordare l’incapacità della pubblica amministrazione e del mondo economico di intercettare e arrestare le opacità e le alterazioni del sistema prima che esse si trasformino in illegalità o magari in scontro sociale, quando non resta che affidarle all’intervento tardivo della magistratura, salvo poi rivolgere a quest’ultima l’accusa ipocrita di svolgere un ruolo improprio di supplenza.


Aggiungo la rarefazione, ad ogni livello, del concetto di responsabilità, conseguenza di una caduta verticale dell’etica pubblica. Il valore delle decisioni giudiziarie è aggredito, fino all’attacco pregiudiziale alla Corte di cassazione, in un percorso di indebolimento della giurisdizione e del principio di legalità. E’ questo l’aspetto più grave e le offese e le accuse strumentali, periodicamente rivolte alla magistratura, ne sono una manifestazione.


Da tempo ormai quasi immemorabile si parla di necessità di riforme. Le riforme servono a migliorare il sistema, correggerne i difetti, eliminarne le patologie. Le riforme realizzate negli anni recenti, invece, il sistema lo hanno spesso peggiorato, ne hanno aggravato i difetti e, quanto alle patologie, ne hanno create di nuove. Purtroppo, si è approfittato delle necessità di riforma per piegarle a logiche non rispondenti alle esigenze generali: ne sono venute leggi ad personam, pacchetti sicurezza dettati da una concezione simbolica del diritto penale, riforme dell’esecuzione penale ispirate a una severità dannosa e generica, una riforma della prescrizione incongrua, per limitarmi a qualche esempio.


Altrettanta inquietudine suscitano i progetti di riforma che toccano gli assetti della magistratura e rivelano un’attenzione costantemente rivolta a cambiare i magistrati piuttosto che la giustizia. Non è questa l'occasione per trattare in profondità questo tema, mi limiterò a qualche esempio: separazione delle carriere, riduzione dei poteri del pubblico ministero, che si vorrebbe ridurre ad avvocato della polizia giudiziaria, ed eliminazione del principio dell’obbligatorietà dell’azione penale; azione diretta di responsabilità civile nei confronti dei magistrati (mi riferisco all’emendamento Pini, approvato da una della Camere nella scorsa legislatura); introduzione di fattispecie atipiche di responsabilità disciplinare e via discorrendo.


Sono progetti che hanno l’obiettivo e produrrebbero l’effetto non di regolare l'azione del pubblico ministero ma di deprimerla, di condizionare la funzione giudiziaria, di limitarne l’imparzialità, in breve di alterare la giurisdizione. L’argomento meriterebbe un’analisi più complessa ma in questa sede devo impormi la sintesi. Non esistono tabù ma reagire di fronte a simili progetti non è manifestazione di chiusura corporativa ma dovere imposto dalla difesa dei principi che magistratura e avvocatura condividono, perché la nostra autonomia e indipendenza sono essenziali alla giurisdizione, come lo sono, del resto, l’indipendenza e la libertà degli avvocati. E mi sembra perfino banale osservare che un indebolimento di ruolo e di dignità della giurisdizione non potrebbe che aggravare quel fenomeno di perdita di ruolo sociale dell’avvocatura, che lei, Presidente Spigarelli, ha denunciato ieri.


Sappiamo che la difesa di quei principi è un dovere che non ammette ipocrisie, che impone un forte impegno, apertura, disponibilità ed anche una buona dose di capacità autocritica e di forza propositiva. Non mancano gli errori ma sul tema delle riforme e dell’autoriforma, l’Associazione Nazionale Magistrati ha elaborato proposte concrete e ha da tempo avviato un'ampia riflessione: sul ruolo della magistratura sospesa fra consenso e fiducia, sull’imparzialità e sul corretto funzionamento degli organi di autogoverno, sulla qualità della giustizia disciplinare, sui rapporti fra magistrati e politica e fra magistrati e mondo dell’informazione, per limitarmi a qualche esempio.


Sono temi che richiamano in parte anche la responsabilità dell’avvocatura: penso alla giustizia disciplinare o all’esercizio contemporaneo tra attività forense e attività politica.


Magistrati e avvocati sono uniti dalla comune cultura giuridica ma, su molti di questi temi, hanno idee diverse. Su tali differenze è bene continuare a confrontarci, spero in modo costruttivo. Dall’avvocatura ci attendiamo quindi la disponibilità a una riflessione condivisa e ci attendiamo anche espressioni di solidarietà pubblica, esplicita e convinta di fronte a certe accuse e a certi insulti strumentali e plateali, che sono significativi ed insidiosi, Presidente Spigarelli, perché offendono non tanto noi ma la giustizia. E specialmente in un clima come quello attuale, non vorremmo invece ascoltare l’accusa di essere la “solita magistratura associata” che emette i suoi “diktat corporativi” e blocca le riforme. L’arroccamento e le parole di scontro e di divisione suggeriscono l’immagine di corporazioni chiuse e non sono un buon viatico a un confronto sincero e leale. Viviamo, purtroppo, tempi di crisi, tempi difficili, ma sta anche a noi mutare la rotta e indicare la possibilità di una strada diversa. Noi vogliamo provarci e, possibilmente, non vorremmo farlo da soli. Grazie.



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