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ORGANI ANM | Documenti ufficiali
17 gennaio 2026

Richiesta di audizione dell’Associazione Nazionale dei Magistrati Italiani alla Commissione Europea nel contesto dell’esecuzione del monitoraggio del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR)

Approvato all’unanimità dal Comitato direttivo centrale

Alla Commissione Europea
- Bruxelles -

 

Richiesta di audizione dell’Associazione Nazionale dei Magistrati Italiani nel contesto dell’esecuzione del monitoraggio del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR)

L’Associazione Nazionale dei Magistrati Italiani (ANM)

L'Associazione Nazionale Magistrati, fondata nel 1909, rappresenta la grande maggioranza dei magistrati italiani: ad essa aderiscono 9149 magistrati sui 9657 in servizio. L'Anm ha il fine di tutelare l'indipendenza della magistratura e di partecipare al dibattito pubblico sulla giustizia. L'Anm è membro fondatore dell'Unione Internazionale dei Magistrati.

L’Ufficio per il processo (UPP) nel piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR)

Il 13 luglio 2021 il Governo italiano ha approvato il Piano Nazionale per la Ripresa e la Resilienza (PNRR) recependo la proposta di decisione assunta dalla Commissione europea nel quadro del programma europeo Next Generation EU e in forza dello strumento finanziario europeo Recovery and resilience facility - RRF.

Tra i molti interventi previsti dal PNRR, la riforma della Giustizia ha assunto una funzione centrale, per la sua portata trasversale rispetto agli obiettivi nazionali: con l’obiettivo della riduzione del peso dell’arretrato e della durata dei procedimenti giudiziari, si è inteso produrre effettivi positivi sulla fiducia delle imprese e dei consumatori, sulla conseguente crescita economica e più in generale sulla tutela dei diritti, a partire dai diritti fondamentali della persona

I dati statistici utilizzati per l’elaborazione della componente progettuale sulla Giustizia del PNRR registravano una durata media dei procedimenti civili italiani di primo grado di 556 giorni nel 2019 (anno scelto quale periodo di riferimento o baseline) contro i 201 giorni della mediana dei Paesi UE, secondo il rapporto della CEPEJdel Consiglio d’Europa e il  corrispondente EU Justice Scoreboard del 2021[1], i quali registravano anche una capacità di lavoro dei giudici italiani (misurata con l’indicatore della clearance rate)tra le più alte d’Europa.

Non essendo possibile esigere dal singolo giudice, nelle condizioni date, una maggiore produttività, si è considerata l’opportunità di modificare l’approccio all’organizzazione del lavoro giudiziario,  con la creazione di un team a supporto del processo e del giudice stesso, al fine di riservare a quest’ultimo le attività connesse alla responsabilità decisionale e di trasferire le attività preparatorie della decisione nonché altre attività trasversali a supporto della giurisdizione (assistenza statistica, raccolte giurisprudenziali per la banca dati dell’ufficio, raccolta delle informazioni sui Paesi di origine nella materia della protezione internazionale) a personale qualificato, appositamente assunto grazie ai fondi del Recovery and Resilience Facility. 

A fronte della constatazione della “solitudine” che connotava il lavoro del magistrato italiano rispetto a modelli di lavoro in team solidamente presenti in altri Paesi[2] dell’UE e ben conosciuti dalla Commissione europea, lo strumento centrale per la realizzazione degli obbiettivi del PNRR è stato così individuato, d’intesa tra Governo italiano e Commissione europea, nell’Ufficio per il processo (UPP). Anche un importante studio dell’OCSE[3], basato sulla comparazione di numerosi sistemi giudiziari, metteva in evidenza come la presenza di risorse dedicate al magistrato a supporto della giurisdizione fosse un elemento determinante per la riduzione della durata dei procedimenti e per migliorare la qualità delle decisioni, e quindi per la effettività della performance dell’Ufficio Giudiziario.

Si è dunque inteso finanziare e così rendere effettivo uno strumento organizzativo, l’Ufficio per il Processo, previsto dalla legge italiana sin dal 2012[4] e contemplato dalle circolari organizzative del Consiglio Superiore della Magistratura ma affidato per lungo tempo a mere sperimentazioni per la carenza “di “capitale umano”. Il 78% delle risorse del PNRR per la Giustizia, pari a € 2.827.776.959,91 (su un totale di € 2.282.561.519,00) è stato così destinato a finanziare, quale misura principale, l’investimento in «capitale umano per rafforzare l’ufficio per il processo e superare le disparità tra gli uffici giudiziari, migliorarne la performance sia in primo che in secondo grado e accompagnare, completandolo, il processo di transizione digitale del sistema giudiziario» (linea M1C1 del Piano).

La conseguente assunzione in più lotti, a cominciare da febbraio 2021, di 10.000 (diecimila) Funzionari addetti all’Ufficio per il Processo (AUPP), per lo più giovani laureati, ha indotto i magistrati italiani a impegnarsi in un importante cambiamento organizzativo, per creare progettualità ed innovazione che potessero trasformare strutturalmente il lavoro e l’organizzazione degli uffici giudiziari.

I risultati dell’impegno dei magistrati italiani.

La sfida è stata pienamente colta dai giudici italiani, come dimostrano le rilevazioni dell’EU Justice Scoreabord e i monitoraggi periodici relativi all’avvicinamento dei target concordati con la Commissione Europea.

Secondo the EU Justice Scoreabord del 2023[5], nel periodo 2012-2021 (l’anno di avvio del progetto dell’UPP), l’Italia si collocava al penultimo posto tra i Paesi europei oggetto d’indagine per la durata dei processi civili e commerciali in primo grado (tavola 6, pag. 11) e al penultimo posto per durata dei processi  civili e commerciali nei tre gradi di giudizio (tavola 7, pag. 11) ed infine al penultimo posto per numero di casi civili e commerciali pendenti per 100.000 abitanti (tavola 13, pag. 14). Al contempo, i Tribunali italiani spiccavano al primo posto in Europea per clearence rate, ossia per la capacità di definire i nuovi casi in materia civile e commerciale (tavola 11, pag. 13). Tali risultati positivi sono stati ottenuti dai giudici italiani, nonostante l’Italia fosse classificata al ventunesimo posto in Europa, nel periodo 2012-2021, per numero di giudici per 100.000 abitanti (tavola 35, pag. 30) e invece al quarto per numero di avvocati (tavola 36, pag. 41). The EU Justice Scoreboard del 2025[6] conferma che l’Italia ha mantenuto nei due anni successivi una clearence rate dei casi contenziosi civili e commerciali ampiamente superiore a 1, mantenendo anche la prima posizione tra tutti i Paesi dell’UE per capacità di lavoro (tavola 10, pag. 11) ma ha, al contempo, realizzato una significativa riduzione dei casi civili e commerciali pendenti, così risalendo la relativa graduatoria dalla penultima alla quart’ultima posizione (tavola 13, pag. 2). Questi risultati, che sono l’evidente frutto del progetto del PNRR sull’UPP, sono stati ottenuti senza che sia stato aumentato il numero di magistrati, come dimostra la conferma del ventunesimo posto dell’Italia per numero di giudici per 100.000 abitanti (tavola 37, a pagina 31).

Ad analoghe conclusioni circa il successo del progetto dell’UPP, si perviene, guardando ai target, ossia ai risultati quantitativi del PNRR per la Giustizia, misurati secondo gli indicatori concordati con l’Unione europea. Come evidenzia la relazione al 31 ottobre 2025 dell’Unità di Missione per il PNRR per la Giustizia[7], i tribunali e le corti italiani hanno raggiunto con ampio anticipo rispetto al termine del progetto (30 giugno 2026) il target della riduzione del 25% del Disposition Time (rispetto alla baseline del 2019) dei processi penali nei tre gradi di giudizio e sono prossimi a raggiungere nei tempi concordati l’abbattimento dell’arretrato dei procedimenti civili di durata ultra-triennale[8]  

Resta invece incerta la possibilità di raggiungere l’ultimo target, ossia la riduzione del 40% del Disposition Time (rispetto alla baseline del 2019) dei processi civili nei tre gradi di giudizio. Il monitoraggio semestrale condotto dalla Unità di missione del PNRR[9]  e relativo al primo semestre del 2025 evidenzia che, rispetto ai dati del 2019, al 30.06.2025 (e quindi ad un anno di distanza dalla fine del progetto) si è ottenuta una riduzione del 27,8 % del Disposition Time (DT) nei tre gradi di giudizio. La riduzione è stata tuttavia molto inferiore nel primo grado (i tribunali), pari al 17,6%: la durata prospettica dei procedimenti di primo grado è così passata dai 556 giorni del 2019 ai 458 giorni del 30.06.2025. Questo ultimo dato è di 20 giorni superiore a quello rilevato un anno prima (il 30.06.2024) e, oltre che in crescita, resta comunque superiore di oltre la metà alla mediana dei Paesi dell’Unione europea.

La spiegazione della interruzione del percorso di miglioramento si ritrova nelle stesse relazioni del monitoraggio e va ricercata in fattori esogeni e, quindi, non dipendenti dalla organizzazione giudiziaria. La relazione dell’Unità di missione sul monitoraggio del PNRR della giustizia per l’anno 2024[10] evidenzia che in quell’anno si è registrato un inatteso aumento delle iscrizioni nella misura del 12,4%. Ciononostante, la clearence rate dei tribunali è rimastapari a 1 (equilibrio tra iscrizioni e definizioni) a dimostrazione della capacità dei giudici civili, assistiti dall’UPP, di mantenere un’ottima capacità di lavoro. La relazione semestrale al 30.06.2025. sopra citata, mette poi in luce un ulteriore aumento delle iscrizioni pari all’1,7% per cento nel semestre, il quale ha determinato, a produttività invariata, un aumento di 20 giorni del DT.

Le due relazioni spiegano anche che l’aumento “più elevato in termini assoluti nelle iscrizioni, si è riscontrato nella materia della protezione internazionale”, con un aumento di 24.894 cause iscritte - pari a + 65,7% - nel 2024 e un ulteriore aumento nelle iscrizioni di 6.031 procedimenti - pari a un ulteriore + 21,5% - nel primo semestre del 2025. Le stesse relazioni danno tuttavia atto del significativo sforzo compiuto dai Tribunali della protezione internazionale che, con l’assistenza dell’UPP, hanno costantemente aumentato la produttività: i 19.089 procedimenti definiti nel primo semestre 2024, sono diventati 19.540 nel secondo semestre 2024 e 20.077 nel primo semestre 2025.

L’impatto dei procedimenti di protezione internazionale e la sfida del Nuovo Patto europeo sulla Migrazione l’Asilo.

In seguito alla cosiddetta “grande crisi dei rifugiati”, che nel quadriennio 2014-2017 ha condotto sulle coste italiana oltre 600.000 migranti, il Governo italiano ha istituito nel febbraio 2017[11] le Sezioni specializzate in materia di immigrazione, protezione internazionale e libera circolazione dei cittadini dell’Unione europea in ogni Tribunale ordinario del luogo nel quale hanno sede le Corti d’appello. Le sezioni specializzate svolgono una specifica funzione nel contesto del Sistema Comune Europeo dell’Asilo[12], secondo quanto previsto dal capo V (articoli 46 e seguenti) della Direttiva Procedure rifusione dell’Unione europea. Le Sezioni sono composte da giudici che hanno acquisito una specifica specializzazione, anche grazie alla formazione congiunta della Scuola Superiore della Magistratura (SSM) e dell’Agenzia dell’Unione Europea per l’Asilo (EUAA).  Grazie ai piani operativi per l’Italia della stessa EUAA, a partire dal 2020 le Sezioni specializzate hanno costituito teams di lavoro a supporto del giudice, composti in prevalenza dai ricercatori dislocati dall’Ufficio europeo di supporto all’asilo (EASO), per la ricerca delle informazioni sui Paesi di origine (CoI) e per la preparazione delle interviste dei richiedenti asilo. Con l’innesto dei funzionari addetti all’AUPP, assunti in seno al PNRR, gli uffici per processo delle sezioni specializzati si sono ampliati e strutturati. Oggi le sezioni specializzate si basano sul supporto di un numero di funzionari per l’UPP elevato e variabile da ufficio a ufficio, i quali prestano un contributo essenziale alla performance qualitativa e quantitativa delle sezioni specializzate.

La dimostrazione dell’efficacia dell’UPP per le Sezioni specializzate è dimostrata dai dati statistici: nel triennio 2019-2021, le sezioni specializzate hanno definito una media di 32.340 procedimenti di protezione internazionale ogni anno[13]. Nel triennio successivo (2022-2024), con l’avvio del progetto dell’Ufficio per il processo, le definizioni sono aumentate del 15,7%, passando a una media annua di 37.422[14].

Nei fatti, la capacità di lavoro delle sezioni specializzate è stata ampiamente superiore, perché nel triennio 2022-2024 esse sono state investite da numero spropositato di procedimenti per l’accertamento della cittadinanza italiana da parte di ricorrenti, residenti all’estero - per lo più in Sud America -, discendenti da avi italiani. Si tratta di procedimenti che raggiungono i Tribunali a causa dell’inefficienza dell’Amministrazione Statale che non risponde alle istanze amministrative di riconoscimento del diritto e che costringe i ricorrenti a rivolgersi in via diretta ai Tribunali. A causa di questa incapacità dell’Amministrazione dello Stato, le Sezioni specializzate hanno dovuto far fronte nel triennio a una media annua di 32.154 nuovi procedimenti in materia di cittadinanza[15], un numero di oltre quattro volte superiore ai procedimenti che hanno raggiunto le sezioni specializzate nel triennio precedente, 2019- 2021[16].  Nel triennio 2022-2024 le sezioni specializzate hanno definito ogni anno una media 15.765 procedimenti di cittadinanza[17] contro i 4004 definiti in media nel triennio 2019 -2021[18]. Ciò significa che l’incremento di capacità delle Sezioni specializzate, grazie all’apporto dell’UPP, è stato molto significativo e si può stimare nella misura del 40%. Purtroppo, la necessità di dirottare una parte significativa delle risorse sui procedimenti in materia di cittadinanza, unita all’aumento di nuovi casi di protezione internazionale negli anni 2023 e soprattutto 2024 e 2025, ha determinato una riduzione della clearence rate, un aumento delle pendenze e un incremento del DT delle sezioni specializzate.

Con riguardo alle nuove iscrizioni di protezione internazionale, esse hanno conosciuto negli anni dal 2022 al 2025, una crescita tumultuosa: si è passati dalle 29.011 iscrizioni del 2022, alle 37.793 del 2023 fino alle 62.780 del 2024 e alle 54.815dei primi nove mesi del 2025 (con una prognosi per l’intero anno superiore al 2024). L’aumento di queste sopravvenienze è stato determinato dai ritmi impressi alle decisioni di primo grado nei procedimenti d’asilo gestiti dalle Commissioni territoriali per la protezione internazionale, senza un preventivo coordinamento tra l’Amministrazione (primo grado) e la Giurisdizione (appello). In assenza di dati ufficiali del Ministero dell’Interno, si evince dal rapporto EUUA Latest Asylum Trends - Annual Analysis per il 2024 (sezione Data tables) che nel 2024 le Commissioni territoriali hanno adottato 85.203 decisioni contro le 25.558 dell’anno precedente[19], e quindi un numero di decisioni oltre tre volte superiore a quello dell’anno precedente.  Il tasso di accoglimento si è poi drasticamente ridotto al 19,2% nel 2024 (16.412 accoglimenti) contro il 41,8% dell’anno precedente (pari a 10.701 accoglimenti). Questo aumento esponenziale di decisioni negative, destinate ad essere pressoché integralmente impugnate, è avvenuto in mancanza totale di coordinamento e di informazione con il grado superiore, determinandone il collasso.

Ne è conseguito che le pendenze di protezione internazionale delle Sezioni specializzate, che erano 77.056 al 31.12.2021 ed erano diminuite a 66.618 a fine 2023 grazie all’AUPP, sono aumentate in modo vertiginoso negli anni successivi per diventare 92.714 a fine 2024 e ben 119.925 al 30.09.2025. E così il DT delle Sezioni specializzate che era di 979 giorni nel 2019 ed era sceso 588 giorni nel 2022, si è impennato a 921 giorni nel 2024 per salire a 1194 giorni al 30.09.2025.

Le sezioni specializzate fronteggiano così una durata prospettica dei procedimenti di protezione internazionale di quasi 3 anni e 3 mesi, quando la durata prescritta dalla legge dovrebbe essere di soli 120 giorni[20]. Si tratta inoltre di una durata destinata ad aumentare progressivamente, sol che si consideri che il citato rapporto dell’EUAA mette in evidenza che al 31.12.2024 pendevano davanti alle Commissioni territoriali ben 227.127 richieste di esame di domande di protezione internazionale (in forte aumento rispetto alle 162.091 dell’anno precedente) con un potenziale afflusso di quasi 186.000 nuovi procedimenti per le Sezioni specializzate (l’81,8 % delle pendenze delle Commissioni territoriali).

Questi dati rendono lampante il fatto che le Sezioni specializzate italiane, a cause delle inefficienze e del difetto di coordinamento da parte dell’Amministrazione e malgrado l’impegno dei giudici, non saranno nella condizione di dare attuazione, nei tempi auspicati dalla Commissione Europea, al Patto Europeo per l’Asilo e l’Immigrazione, quando, a partire dal 12 giugno 2026, entrerà in vigore la parte più rilevante dei nove Regolamenti e della Direttiva che lo compongono. Mette conto evidenziare che con la “Decisione di esecuzione (UE) 2024/2150 della Commissione europea del 5 agosto 2024 recante modalità di applicazione del regolamento (UE) 2024/1348 del Parlamento europeo e del Consiglio per quanto riguarda la capacità adeguata degli Stati membri e il numero massimo di domande che uno Stato membro è tenuto a esaminare con procedura di frontiera ogni anno” [21], all’Italia è stato allocato il 26,7 % delle procedure di frontiera dell’intera Unione europea, con 8016 procedure per “capacità adeguata”. Ciò significa che l’Italia, e con essa la sua magistratura, ha un ruolo chiave per l’attuazione del Patto. Ciononostante, la magistratura italiana, oltre a incontrare i problemi di coordinamento con il livello amministrativo di cui si è detto, non ha ricevuto nessuna informazione da parte del Governo sulle strategie che esso intende adottare per l’attuazione del Patto e sugli Uffici giudiziari che saranno interessati da migliaia di procedure di frontiera.

I Tribunali italiani si presentano dunque all’appuntamento con l’attuazione del Patto per l’Asilo e l’Immigrazione, con un imponente carico di procedimenti arretrati di protezione internazionale di cittadinanza, con un DT molto elevato, con assenza di informazioni e coordinamento da parte del Governo, ed inoltre con il concreto rischio di perdere, così come tutti i Tribunali italiani, l’indispensabile supporto dell’Ufficio per il Processo per le ragioni che si vanno di seguito a spiegare. 

Il rischio di collasso della Giustizia italiana per l’inadempimento del Governo italiano agli impegni assunti in sede europea con riguardo all’Ufficio per il Processo. 

Il progetto dell’Ufficio per il Processo è stato incluso nel PNRR quale misura di natura strutturale, destinata a modificare in modo permanente l’organizzazione del lavoro degli uffici giudiziari e dei giudici italiani, al fine di garantire l’effettività della risposta giudiziaria alle aspettative di cittadini europei e delle imprese europee. Lo stanziamento dei fondi europei è servito ad avviare il progetto che il Governo italiano si è impegnato, verso l’Unione europea, a rendere strutturale[22], con l’assunzione, al termine del periodo del PNRR, di tutto il personale qualificato, necessario a supportare la giurisdizione.

Come sopra evidenziato, i magistrati italiani si sono impegnati a sviluppare nuovi progetti organizzativi di lavoro in team che hanno condotto a risultati ragguardevoli.

Nel rendiconto al 31.10.2025 dell’Unità di missione del Ministero della Giustizia sull’attuazione degli interventi del PNRR, sopra citato[23], il Governo dà atto che la misura M1C1( Ufficio per il processo e Capitale Umano) “prevede l’assunzione e la permanenza in servizio di 10.000 unità di personale PNRR (addetti all’Ufficio per il Processo e personale tecnico-amministrativo)”,conl’obiettivo“di creare un vero e proprio staff di supporto al magistrato e alla giurisdizione – con compiti di studio, ricerca, redazione di bozze di provvedimenti – e pone, altresì, le fondamenta di una struttura al servizio dell’intero Ufficio giudiziario, con funzioni di raccordo con le cancellerie e le segreterie, anche con mansioni tipicamente amministrative quale naturale preparazione e completamento dell’attività giurisdizionale, di assistenza al capo dell’ufficio ed ai presidenti di sezione indirizzi giurisprudenziali e di banca dati”.

La stessa relazione riferisce che al 31 ottobre 2025, il personale effettivamente in servizio si era ridotto a 8.930 unità. È infatti accaduto che in assenza di qualsivoglia progetto concreto di stabilizzazione del personale assunto con i fondi del PNRR, oltre mille funzionari, tra i più capaci, appositamente formati ed inseriti nei progetti dell’Ufficio per il processo, abbiano lasciato l’Amministrazione della Giustizia per altre opportunità di lavoro.

L’11 agosto del 2025, il Ministero della Giustizia ha annunciato che entro il mese di ottobre avrebbe avviato una procedura comparativa per la stabilizzazione dei funzionari addetti all’Ufficio per il Processo[24].

A gennaio 2026, a meno di sei mesi dal termine del progetto, nessun bando è stato pubblicato o reso noto per la stabilizzazione dei funzionari Addetti all’Ufficio per il Processo che, nel frattempo, in un clima di tale incertezza, stanno progressivamente lasciando gli uffici giudiziari per altre opportunità di lavoro.

Né risulta che il Governo abbia stanziato i fondi necessari a reclutare 10.000 unità di funzionari.

In questo quadro, i giudici e i tribunali italiani rischiano concretamente di ritrovarsi a giugno 2026 in una situazione di presenza di “capitale umano” deteriore rispetto all’ inizio del progetto PNRR, di disperdere risorse e progettualità, di essere costretti ad abbandonare un ormai consolidato metodo di lavoro in team e di dissipare, in breve tempo (stante l’aumento delle nuove iscrizioni) i progressi raggiunti nell’attuazione del PNRR con riguardo alla eliminazione delle pendenze ultra-triennali e la riduzione del Disposition Time. La situazione è particolarmente grave, per quanto illustrato, nelle Sezioni specializzate per la protezione internazionale che sono chiamate ad attuare il sistema comune europeo dell’asilo e nelle quali un team disupporto al giudice è indispensabile per assicurare le funzioni minime del processo in materia di asilo.

Si tratta di una situazione allarmante, che l’Associazione Nazionale Magistrati chiede di poter illustrare in un’audizione davanti alla Commissione Europea, della quale fa cortese richiesta.

[1]EU Justice Scoreboard 2021 | European Commission 

[2] Ad es. la Oficina Judicial in Spagna; gli Assistants de Justice,  i Juristes Assistants e gli Assistants Apécialisés in Francia; i Referendaires (addetti ai Tribunali e Corti) e juristes (addetti agli uffici requirenti) in Belgio;  i Court clerks e i Judicial assistants  nei paesi di Common Gaw; il Griffier nei Pesi Bassi; il Rechtspfleger in Germania.

[3] OECD 2013 “Giustizia civile come promuoverne l’efficienza”, OECD Economics department   Policy Notes, n. 18, giugno 2013

[4] 16-octies del decreto legge 18 ottobre 2012, n. 179, convertito con modificazioni dalla legge 17 dicembre 2012, n. 221

[5] Undicesima edizione, COM (2023) 309

[6] Tredicesima edizione, COM(2025) 375

[7]pnrr_relazione_su_attuazione_interventi_ott2025.pdf

[8] L’obiettivo, rivisto nel 2023, prevede la definizione al 30 giugno 2026 del 90% dei procedimenti pendenti al 31 dicembre 2022, scritti dal 01/01/2017 al 31/12/2022 presso i Tribunali e dal 01/01/2018 al 31/12/2022 presso le Corti d’Appello.

[9]Microsoft Word - Isem2025_Continuous Monitoring aggiornato al 07102025

[10]pnrr_relazione_indicatori_statistici_dic_2024.pdf

[11] con un provvedimento d’urgenza, intitolato «Disposizioni urgenti per l’accelerazione dei procedimenti in materia di protezione internazionale»: si tratta del d.l. 17.02.2017 n. 13, pubblicato sulla G.U. n. 40 e poi convertito dalla l. 13.04.2017, n. 46

[12] Il CEAS (Common European Asylum System) inizialmente fondato sull’articolo 63 del Trattato che istituisce la Comunità europea (TCE), si è poi ampliato con l’adozione dell’articolo 70 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione europea (TFUE) che fornisce la base giuridica per gli strumenti normativi adottati dall’Unione europea a partire dal gennaio 2012 ed attualmente vigenti fino a giugno 2026. L’art. 78 co. 1 del TFUE dà vita a una politica comune dell’UE in materia di asilo, protezione sussidiaria e protezione temporanea, e consente al Parlamento europeo e al Consiglio di adottare ampie misure per la creazione di un Sistema comune europeo di asilo che comprenda, oltre alle regole sullo status dei richiedenti protezione, anche le procedure per ottenere la protezione e i sistemi di accoglienza dei richiedenti protezione. Il CEAS è attualmente composto da tre Regolamenti e quattro Direttive: Direttiva sulla Protezione Temporanea, n. 55/2011 del 20.01.2001; Regolamento della Commissione recante modalità di applicazione del Regolamento Dublino, n. 1560/2003, del 2.09.2003; Direttiva Qualifiche (rifusione) n. 55/2013, del 20.11.2013; Regolamento Eurodac (rifusione), n. 603/2013, del 26.06.2013; Regolamento Dublino III (rifusione) n. 604/2013 del 26.06.2013; Direttiva sulle Condizioni di Accoglienza (rifusione), n. 33/2013 del 26.06.2013; Direttiva sulle Procedure di Asilo (rifusione), n. 32/2013 del 26.06.2013.

[13] 34.670 nel 2019, 28.102 nel 2020, 34.248 nel 2021

[14] 40.291 nel 2022, 35.217 nel 2023, 36758 nel 2024

[15] 19486 nel 2022, 26.639 nel 2023 e 50.337 nel 2024

[16] Con una media di 7229 procedimenti annui, 5327 nel 2019, 5459 nel 2020, 10.900 nel 2021

[17] 10.217 nel 2022, 16925 nel 2023, 20154 nel 2026

[18] 2458 nel 2019, 2912 nel 2020 e 6642 nel 2021

[19] Rapporto EUUA per il 2023 figura 12 Latest Asylum Trends 2023 - Annual Analysis | European Union Agency for Asylum

[20] Comma 13 dell’articolo 35 bis del D. Lgs. 25/2008 attuativo della Direttiva Procedura Rifusione

[21]Decisione di esecuzione (UE) 2024/2150 della Commissione, del 5 agosto 2024, recante modalità di applicazione del regolamento (UE) 2024/1348 del Parlamento europeo e del Consiglio per quanto riguarda la capacità adeguata degli Stati membri e il numero massimo di domande che uno Stato membro è tenuto a esaminare con procedura di frontiera ogni anno

[22] Tale impegno è stato assunto in sede legislativa con il decreto-legge 9 giugno 2021, n. 80, recante “Misure urgenti per il rafforzamento della capacità amministrativa delle pubbliche amministrazioni funzionale all’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) e per l’efficienza della giustizia”, convertito - con modificazioni - dalla legge 6 agosto 2021, n. 113.

[23]pnrr_relazione_su_attuazione_interventi_ott2025.pdf

[24]Giustizia: al via procedura comparativa per il personale Pnrr - gNews Giustizia news online - Quotidiano del Ministero della giustizia