MILANO, 27 marzo - “La Giunta ANM di Milano esprime sorpresa per i toni utilizzati negli articoli pubblicati in data odierna e il 26 marzo 2026 da Il Giornale, diretti a gettare discredito sull’operato di alcuni magistrati della Procura generale presso la Corte di Appello e della Procura della Repubblica di Milano che si apprende saranno impegnati nella funzione requirente nel processo conosciuto come “Ruby ter”. In proposito, è fondamentale ribadire che l’individuazione dei magistrati per la trattazione dei procedimenti si basa esclusivamente sui criteri di distribuzione degli affari previsti dalle tabelle degli uffici e dalle circolari organizzative delle Procure, nonché sulle garanzie previste dall’ordinamento, criteri che determinano l’assegnazione dei procedimenti per tutelare imparzialità e trasparenza, e vanno quindi escluse letture fondate su appartenenze o etichette estranee al perimetro istituzionale”. Così l’ANM di Milano in una nota.
“Ciò premesso, aggiungiamo che i componenti di questa Giunta o il suo presidente non hanno mai manifestato “imbarazzo” per le posizioni legittimamente espresse da uno degli iscritti all’ANM in ordine allo svolgimento della campagna referendaria, essendosi limitati a chiarire, a fronte di specifica domanda, che le opinioni espresse da un associato non necessitano di commenti o chiarimenti. Costituisce principio consolidato, per un’associazione rappresentativa e pluralista, l’ascolto dei contributi dei propri iscritti, che come tali sono offerti al libero dibattito. Registriamo piuttosto la prosecuzione, da parte di certa stampa, di una campagna di delegittimazione dell’operato della magistratura che speravamo superata dopo la consultazione referendaria, con riferimenti inaccettabili a comportamenti privati dei colleghi e un accostamento intollerabile tra l’impegno associativo e lo svolgimento della funzione requirente nel processo. Nel giorno in cui abbiamo diffuso un comunicato di ringraziamento verso tutti coloro che, serenamente, vogliono impegnarsi a costruire insieme il futuro della giurisdizione, si auspica che il dibattito pubblico possa svilupparsi con equilibrio e attenzione, evitando semplificazioni che rischiano di incidere sull’immagine e sulla credibilità dell’istituzione giudiziaria nel suo complesso”, conclude la nota.