ROMA, 12 ottobre - “La pena di morte è un istituto disumano. È incompatibile con la dignità della persona e con i principi fondamentali dello Stato di diritto su cui si fondano le nostre democrazie. Eppure, sono ancora decine i Paesi nel mondo che la prevedono e la applicano. Quanto accaduto nei giorni scorsi negli Stati Uniti è però oltremodo inquietante. L'annuncio del capo del Pentagono che la fucilazione di Nidal Malik Hasan, fissata per il 3 dicembre, sarà trasmessa in diretta streaming è un fatto senza precedenti. Nessun ordinamento può considerare tollerabile l'esibizione della morte di un uomo come spettacolo pubblico. Sono sofferenze che eccedono la sanzione stessa e che perciò assumono i tratti della tortura. Sono trattamenti crudeli, inumani e degradanti. Simili pratiche non sono accettabili. Anche di fronte ai crimini più gravi, la giustizia non può mai tradursi nella soppressione o nello svilimento della vita umana”. Così la Giunta esecutiva centrale dell’Associazione Nazionale Magistrati in una nota.
*Nella foto l'ingresso della prigione militare di Fort Leavenworth, dove Nidal Malik Hasan è detenuto nel braccio della morte.