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12 gennaio 2020

"In Polonia Io stato di diritto è a rischio"

L'Anm a Varsavia in solidarietà dei magistrati polacchi


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Intervista al presidente dell'Anm Luca Poniz su Il Manifesto


Tra i partecipanti al corteo delle mille toghe nella capitale polacca anche Luca Poniz. Abbiamo parlato ieri con il presidente dell'Anm (Associazione nazionale magistrati), anch'egli rigorosamente in toga nella piazza detta dei Krasinski, in quella che un tempo era stata una zona cuscinetto che serviva a separare il ghetto ebraico dal resto della città nel periodo dell'occupazione nazista. Dribblati i cartelli dei numerosi giudici giunti nella capitale polacca in rappresentanza degli altri paesi Ue che hanno partecipato alla marcia (Germania, Francia, Belgio, Grecia, Estonia e Cechia), gli abbiamo fatto alcune domande a pochi passi dal monumento degli eroi della rivolta di Varsavia, un imponente esempio di realismo socialista in scultura in Polonia.


Per quale motivo era importante per voi essere a Varsavia? 


In Polonia lo stato di diritto è a rischio. Non siamo venuti qui per promuovere la conservazione del potere da parte dei giudici, ma per tutelare i diritti e gli interessi dei cittadini. Il fatto poi che tutto questo stia accadendo nel cuore dell'Europa è allarmante.


Qual è il messaggio che vuole inviare ai giudici che hanno avuto paura di partecipare al corteo?


Per noi è stato importante scoprire la solidarietà profonda che qui lega magistrati e avvocati. Hanno protestato insieme uniti al grido di «corti libere». E una prova importante di quanto il diritto non sia un affare dei giudici ma una questione di civiltà e democrazia.


Qual è stato il senso del corteo delle mille toghe?


Questa manifestazione è un'espressione di tutti quelli che sostengono la democrazia non in senso liberale ma quella tout court e di tutti quelli che credono anche nell'indipendenza e l'autonomia dei giudici. In Polonia la magistratura è sotto attacco. Lo stesso sta accadendo in Romania, Ungheria e Turchia. Speriamo in futuro di non essere costretti a trovare esempi di altri paesi nella stessa situazione. E per questo che i magistrati di tutta Europa sì sono ritrovati a Varsavia per protestare. 


Scarica e leggi l'intervista


 



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