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6 febbraio 2020

«La riforma non è l'apocalisse. Ma con il ministro niente scambi sulle nuove regole per il Csm»

Il presidente dell'Anm Luca Poniz intervistato dal Corriere della Sera


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Presidente Luca Poniz, come mai l'Associazione nazionale magistrati ha cambiato posizione e ora appoggia la nuova prescrizione del ministro Bonafede?
«Non è cambiato proprio niente! Dal novembre 2018 chiediamo di bloccare il decorso della prescrizione dopo la sentenza di condanna di primo grado, all'interno di un'articolata serie di proposte di riforma del processo penale, e la posizione dell'Anm non è mutata di una virgola».


Ma al vostro congresso lei disse che «svincolata dall'insieme di riforme strutturale rischia di produrre squilibri...».
«Lo dissi e lo confermo. Solo che quella frase va completata: "Squilibri che però sarebbe errato addebitare alla prescrizione in sé". Confermo anche questo. E mi pare che non la pensi così solo l'Anm, ma la gran parte dei procuratori generali e dei presidenti di corte intervenuti alle inaugurazioni dell'anno giudiziario, nella parte in cui non contestano la finalità ma ne temono l'impatto».


Allora cambiamo domanda: la sola riforma della prescrizione, già in vigore senza le riforme complessive, crea squilibri?
«Se resta senza altre modifiche al processo penale gli squilibri ci saranno. Però tutti sappiamo che non c'è l'apocalisse alle porte, perché la sospensione della prescrizione dopo la sentenza di primo grado vale solo per i reati commessi dal 1° gennaio 2020, quindi la nuova disciplina non avrà effetti concreti prima di qualche anno. C'è urgenza di intervenire, ma anche tempo a disposizione. Allora il problema è un altro: che riforme vuole chi protesta contro la nuova prescrizione? Che pensa a un allargamento dei riti alternativi, della depenalizzazione e delle altre proposte per migliorare il sistema della giustizia penale? L'agenda politica non è di nostra competenza, ma non basta dire genericamente che ci vogliono le riforme; bisogna trovare soluzioni concrete e io non ne sento parlare».


Però sulla prescrizione e altro nell'Anm ci sono posizioni diverse; per esempio tra i due ex presidenti Davigo e Albamonte.
«Non mi interessa soffermarmi sulle sintesi giornalistiche delle posizioni personali di due colleghi, mi interessa la posizione dell'Anm che è sempre la stessa. E mi preoccupa, ad esempio, che invece di allargarne le possibilità di accesso il rito abbreviato sia stato negato per i reati puniti con l'ergastolo».


Una modifica voluta dal ministro Bonafede, insieme ai suoi ex alleati leghisti.
«E noi non abbiamo problemi a criticarlo, su questa come su altre questioni. Nessuno di noi ha mai detto che la nuova prescrizione da sola risolve i problemi della giustizia, e se qualcuno ha fatto di questa singola battaglia un manifesto politico è un problema suo, non nostro».


Dunque non c'è un patto con il ministro: appoggio alla prescrizione e niente sorteggio per il Csm?
«Questa è una risibile falsità. Noi non facciamo patti con nessuno, solo ragionamenti in chiaro con tutti. E se ci fossero accordi sottobanco, dal ministero non sarebbe uscita l'assurda idea dei tempi contingentati dei processi, con l'ipotesi di sanzioni disciplinari per i magistrati se non vengono rispettati, che oltre che illusoria è per noi irricevibile e offensiva. Come abbiamo spiegato al ministro».


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