L'ANM è l'associazione cui aderisce circa il 90%
dei magistrati italiani. Tutela i valori costituzionali, l'indipendenza e l'autonomia della magistratura.
    

22 marzo 2021

Carriera delle toghe, Santalucia a Ermini: "Contrario a valutare un magistrato dall'esito dei suoi processi”

Il presidente dell’ANM intervistato da “La Repubblica”


santalucia_anm_4.jpg

Secondo il presidente dell'Anm, giudice in Cassazione, non solo le regole già esistono, ma il rischio nell'appesantirle è quello di intimidire il pm di fronte a processi scomodi.


Promuovere o bocciare un pm in base all'esito dei suoi processi? "Lo trovo un criterio sbagliato". Il presidente dell'Anm Giuseppe Santalucia, che come magistrato è consigliere della prima sezione penale della Cassazione, e quindi per le sue funzioni valuta la fondatezza finale di un processo, non è d'accordo con quanto sostiene il vice presidente del Csm David Ermini.


In un'intervista al Messaggero Ermini, di solito molto prudente, stavolta fa un'affermazione assai radicale, e che nel titolo suona così: "La carriera delle toghe è legata alla fondatezza dei processi". Lei che ne dice di questa tesi?
"In questi termini così radicali non posso che esprimere un fermo dissenso. I processi sono fatti per accertare le verità che nessuno conosce al momento del loro inizio. E pertanto sarebbe poco logico giudicare l'operato di un magistrato sulla base del risultato ottenibile solo attraverso, e alla conclusione, del processo. Bisogna stare attenti perché tutti i magistrati devono poter agire certamente senza un'aspirazione a vantaggi personali di carriera, ma anche senza il timore di ripercussioni sulle loro carriere sulla base del loro stesso impegno processuale".


Ermini però si pone questo interrogativo: "Se la gran parte dei processi chiesti da un pm finiscono in assoluzione o se le sentenze di un giudice civile vengono riformante in quantità, va considerato o no in una valutazione di professionalità?".
"Probabilmente il vice presidente ha in mente le vicende anomale e abnormi di smentite processuali per dati percentuali elevatissimi. Ma io però ricordo che la legge già oggi, sia pure con la necessaria cautela, consente che la capacità tecnica e professionale del magistrato sia valutata anche in relazione all'esito degli affari nelle successive fasi e gradi del processo".


Scusi, ma di che legge sta parlando, dell'ordinamento giudiziario del 2006 di Castelli-Mastella?
"Si, proprio quella. Ma proprio quella stessa legge contiene un principio sacrosanto, e cioè che la valutazione di professionalità di un magistrato non può avere ad oggetto l'attività di interpretazione delle norme e di valutazione dei fatti e delle prove. Il senso è chiaro: il Csm, nel giudicare la carriera un magistrato ai fini di una promozione, non può sovrapporsi ai processi. E deve rispettare i confini propri dell'autonomia della giurisdizione. Ma vi sono ovviamente anche i casi di effettiva abnormità nell'interpretazione della legge e dei fatti che, appunto perché abnormi, possono diventare oggetto, in alcuni casi, di valutazione del Consiglio".


Lei sta dicendo quindi che oggi il Csm, nei casi di processi clamorosamente sbagliati, può già procedere a valutare negativamente la carriera di una toga?
"La domanda è semplice, ma la risposta è complessa. Perché bisogna intendersi bene su cosa vuol dire fare un processo sbagliato. Intanto l'analisi non può essere limitata a un solo processo, ma al più possono essere presi in esame insuccessi reiterati e comunque sempre entro i limiti che la legge indica, cioè quella che garantisce l'insindacabilità dell'interpretazione e della valutazione dei fatti".


Ma scusi, faccio l'avvocato del diavolo, chi ci dice che a pronunciare una sentenza sbagliata non sia stato il giudice su un processo impostato correttamente dal pm?
"La sua domanda rivela la particolare complessità del tema posto dal vice presidente del Csm. Si tratta di un terreno molto scivoloso, ove si rischia di creare squilibri laddove invece si vuole rafforzare la valutazione del merito professionale. Senza contare che quelli che a volte vengono indicati come insuccessi professionali sono la conseguenza di mutamenti delle norme o anche di orientamenti della giurisprudenza delle Sezioni unite della Cassazione che gioco forza alterano la prospettiva iniziale".


Insomma, secondo lei, bisogna innanzitutto intendersi su cosa vuol dire un insuccesso?
"Sì, certo. Un'assoluzione non sempre può significare che ci sia stato un errore del pubblico ministero o del giudice che ha disposto il rinvio a giudizio. All'interno di un processo le diverse valutazioni fanno parte della fisiologia della sua evoluzione e perciò non rivelano, in quanto tali, errori o cadute di professionalità, meritevoli di essere sanzionate o prese in esame dal Csm in fase di valutazione di una carriera".


Lei non crede che agitare davanti alla faccia di un pm lo spauracchio di un processo sbagliato, e quindi di una carriera stroncata, possa provocare un timore preventivo che alla fine può bloccare la stessa azione penale?
"Il pericolo è proprio questo. E va assolutamente scongiurato. Perché i casi più difficili e le situazioni più complesse potrebbero essere, anziché coltivate e portate avanti, evitate e messe da parte da magistrati impauriti. Anche alla luce del caso Palamara, le riforme necessarie devono restituirci un magistrato che sia autenticamente privo di ambizioni di carriera, ma che allo stesso tempo non abbia da temere sul piano personale per l'esercizio di un'attività complessa ed essenziale qual è la giurisdizione. Per citare un vecchio detto, un magistrato deve essere senza speranze e nel contempo senza timori. Solo dentro questa cornice sarà un magistrato veramente indipendente".


Senta, ma non le sembra un po' buffo che ci si ponga il problema dei processi persi dal pm, quando al Csm fanno avanzare in carriera un magistrato come quel Cipolletta che, in ben due casi e nella vita di tutti i giorni, ha avuto un comportamento aggressivo?
"Sono abituato a pronunciarmi su un singolo caso quando ne conosco i dettagli. Di questa vicenda ho letto solo resoconti giornalistici. E pertanto non ritengo di poter rispondere".


Leggi l'intervista in formato PDF



Scarica l'allegato
santalucia--repubblica--22032021 | pdf, 370 kb

stampa
Stampa

ANM risponde

Le domande e le curiosità sul funzionamento e gli scopi dell'ANM

Poni la tua domanda


Iscriviti alla newsletter

Resta aggiornato su notizie ed eventi dell'Associazione Nazionale Magistrati