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15 aprile 2021

ANM, il presidente Santalucia: "La magistratura italiana non merita la commissione d’inchiesta”


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Presidente Santalucia buon pomeriggio. Alla Camera si discute di una commissione d’inchiesta sulla magistratura. Con un testo dai toni durissimi. E Giusi Bartolozzi di Forza Italia, giudice nella vita, ha iniziato alla Camera anche una maratona in aula per sostenerla. Nelle stesse ore Giuliano Castiglia, gip a Palermo, del gruppo Articolo Centouno, all’opposizione della sua giunta, la accusa di “insabbiare” le chat di Palamara. Le chiedo: ma le toghe si stanno facendo male da sole con le loro divisioni?

“Le divisioni certo non aiutano. Sarebbe necessario che i magistrati prestassero molta attenzione al dibattito esterno sui temi della giustizia per poter portare lì la loro voce autorevole di esperienza e di professionalità. Il che non significa minimamente abbassare la guardia sul rispetto del codice etico e sulle conseguenti ricadute di tipo disciplinare”.

Ma di questa commissione cosa pensa?

“L’Anm con ogni probabilità darà un giudizio. Per quanto mi riguarda sono contrario, perché tutto quello che emerge dal caso Palamara non giustifica l’istituzione di una commissione d’inchiesta che è sempre stata riservata a ben altri fenomeni. Le pur necessarie riforme del mondo della giustizia non richiedono certamente un’inchiesta perché il Parlamento già dispone di elementi di conoscenza per intervenire e agire di conseguenza”

Scusi ma quella proposta di legge non l’ha colpita e non ci ha visto l’ingerenza di un potere dello Stato su un altro potere?

“Indubbiamente mi colpisce perché rappresenta il grado di sfiducia che oggi la magistratura sconta rispetto a una parte della politica”.

Secondo lei il Parlamento può entrare nel merito delle indagini con l’obiettivo di dimostrare che sono state persecutorie?

“Sono convinto che il dibattito parlamentare che si svilupperà sulla proposta di legge farà giustizia di alcuni eccessi che sicuramente quella proposta contiene”.

Ma veniamo a voi, ai giudici. E a questa accusa rivolta a lei di essere un “insabbiatore”. La sua corrente, la sinistra di Area, la difende. Ma i Centouno - Castiglia, Reale, Angioni, Moretti, 4 su 36 componenti del comitato direttivo dell’Anm, all’opposizione della sua giunta - non lesinano accuse. Secondo loro lei avrebbe ritardato l’analisi delle chat e, in un caso, avrebbe omissato la posizione di una toga che nel frattempo si è dimessa dall’Anm e ha anche chiesto a Perugia di distruggere le sue conversazioni.

L’accusa di insabbiamento è del tutto infondata e gratuita. E anche molto offensiva. Chiariamo i fatti: sono presidente dal 5 dicembre 2020. In questo periodo, insieme alla giunta, ho fatto di tutto per agevolare il lavoro del collegio dei probiviri, assicurando ogni tipo di sostegno organizzativo. So che il collegio sta lavorando e siamo in attesa delle sue conclusioni. Quindi io che cosa avrei insabbiato?”.

I Centouno sostengono che le chat sarebbero state chieste con ritardo a Perugia e che una volta trasmesse lei avrebbe censurato una posizione.

“No, questo è assolutamente falso. Intanto il collegio dei probiviri lavora con riservatezza e non dà certo conto a me della sua attività. Per quanto mi risulta comunque il gip di Perugia ha autorizzato la materiale acquisizione delle chat e il collegio sta provvedendo a questa complessa attività di estrazione delle stesse chat avendo cura di selezionare soltanto quelle che riguardano magistrati iscritti all’associazione. E questo avviene per espressa indicazione dell’autorità giudiziaria”.

Scusi ma i giornali stanno pubblicando le chat dal maggio 2020. È mai possibile che dopo un anno l’Anm sia ancora a questo punto?

“Il collegio dei probiviri sta usando in questa fase istruttoria anche le cosiddette fonti aperte e ciò su espressa indicazione del Comitato direttivo centrale. Ciò vuol dire che la pur obiettiva complessità di acquisizione della chat da Perugia non sta ostacolando il lavoro del collegio”.

Perché ha coperto con omissis le chat di questo suo collega?

“È falso affermare che io abbia tolto delle chat. Per la semplice ragione che nelle mie mani non c’è nessuna chat. Io ho solo oscurato, in un documento di Perugia, la parte in cui si rispondeva a una domanda autonomamente avanzata da un magistrato non più iscritto all’associazione che aveva chiesto di distruggere le sue chat. A questo punto l’Anm non ha più alcun diritto di leggere e quindi esprimere un giudizio su questo caso. Non siamo il Csm che invece, al contrario di noi, esercita la vigilanza su tutti i magistrati”.

Santalucia, ma sono in atto, pur di evitare i probiviri, fughe dall’Anm?

“Devo ammettere che qualche dimissione c’è. Ma faccio presente che le dimissioni vengono presentate e poi accettate dalle sezioni periferiche dell’Associazione e non dalla sede centrale, che viene solo in seguito messa al corrente”.

Se valesse questo principio, allora per evitare gli accertamenti della procura generale della Cassazione e del Csm, chi sta nelle chat dovrebbe addirittura lasciare la magistratura.

“Lasciare l’ordine giudiziario sarebbe comunque una decisione molto pesante, e di certo ben più impegnativa che lasciare l’Anm”.

E sarebbe anche una fuga dalle proprie responsabilità.

“Infatti nei casi più gravi il Csm può impedire le dimissioni per far proseguire il giudizio disciplinare e una disposizione simile è contenuta anche nel nostro Statuto”.

E lei pensa di applicarla?

“Si tratta di una decisione che spetta al Comitato direttivo centrale e di certo ne discuteremo”.

Lei ha le sue ragioni, anche tecniche, però accuse come quelle dei Centouno, e non da oggi ma già dalla loro campagna elettorale, danno l’idea di una magistratura che, dopo aver cacciato Palamara, vorrebbe coprire le altre responsabilità.

“È una sfiducia corrosiva. Che nessun argomento, fino a oggi, è riuscito a scalfire. Posso solo sperare, non per la mia persona, ma per il bene della magistratura, che essa possa venir meno quando questa complessa attività di accertamento di eventuali responsabilità, di certo non facile - perché l’Anm non è strutturata come una procura della Repubblica né ha i mezzi di un grande ufficio inquirente - giunga a conclusione. Sono certo che questo traguardo temporale non sarà così lontano”.



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