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30 luglio 2021

Ascoltato l'allarme dei magistrati

Il presidente Giuseppe Santalucia intervistato da Repubblica


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«Le modifiche sono importanti. E, senza dubbio, tolgono dal campo alcuni gravi problemi che noi come Associazione, così come il Csm, avevamo segnalato. Resta, però, un problema di impostazione molto importante: ma perché, per ridurre i tempi della giustizia, bisogna accorciare i processi? Non sarebbe stato meglio fare in modo, investendo in risorse, che i processi funzionassero meglio?». Il presidente dell'Associazione nazionale magistrati, Giuseppe Santalucia, ha appena letto le modifiche introdotto in Consiglio dei ministri a quella riforma su cui l'Anm aveva avuto parole molto dure. «Aspettiamo di leggere il testo integrale: così com'è non possiamo certamente dirci pienamente soddisfatti. Ma prendiamo atto che il nostro grido di allarme è stato ascoltato. Questo è importante: vuol dire che esiste la volontà di un confronto. Io, però, continuo a essere convinto che sia necessaria una riforma del giudizio di appello: i tempi si allungano perché le impugnazioni sono troppe. E spesso soltanto strumentali ad allungare i tempi del processo. Basti vedere i carichi di lavoro a cui sono sottoposte Corti di appello come Napoli e Roma. Una riforma, in questo senso, ridurrebbe in modo drastico i fascicoli pendenti». Esiste poi il problema della mancanza del personale. Tra i magistrati ma anche del personale amministrativo. «Ho avuto in questi giorni - spiega Santalucia - rassicurazioni dal ministero che ci sarà una copertura integrale dei posti. Questo vale per noi magistrati ma anche per chi lavora con noi. E non è una questione di poco conto: molto spesso i tempi si allungano drasticamente perché non ci sono abbastanza cancellieri. La giustizia fatica anche per questo motivo». Santalucia si sente sicuramente rassicurato dal fatto che «processi delicati come quelli per mafia e terrorismo non rischieranno una prescrizione facile. Attenzione, però. È pericoloso decidere che un reato è più "accettabile" rispetto a un altro. L'obiettivo deve essere riuscire ad arrivare a un giudizio su tutti i procedimenti. Anche perché c'è un tema sociale: bisogna porsi la domanda di come le vittime di un reato possano comprendere un'eventuale risposta di improcedibilità».


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