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23 settembre 2021

«Sul restyling del processo sarebbe servito un confronto con noi giudici e gli avvocati»

Salvatore Casciaro, segretario generale ANM, intervistato da "Il Dubbio"


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di Valentina Stella


Abbiamo ragionato con il segretario generale dell'Anm Salvatore Casciaro sulla stagione di riforme che stiamo vivendo in materia di giustizia: la «ricerca del compromesso non implica necessariamente che le scelte debbano tradursi in interventi poco efficaci o non appropriati», dice. E ancora, sul rapporto tra magistratura e politica: «Non sono mancati negli ultimi tempi attacchi rivolti alla magistratura nella sua interezza, talora così strumentali da palesare la finalità di metterne in discussione l'irrinunciabile indipendenza». Alla proposta dell'Unione Camere penali per cui occorre vietare il distacco dei magistrati fuori ruolo al ministero della Giustizia, replica: «Esiste uno specifico e non agevolmente surrogabile apporto culturale relativo alla pregressa esperienza giudiziaria che rende il magistrato una risorsa strategica».


Quattro fiducie in 48 ore. Una sulla riforma del processo civile, due su quella del penale e l'ultima sul green pass. Come giudica questo metodo del governo, soprattutto riguardo alle questioni della giustizia?
La giustizia è un tassello fondamentale del Recovery plan, il che vuol dire che non si possono fallire gli obiettivi. Comprendo quindi che si intendano rispettare le tempistiche, fattesi ormai stringenti, per l'approvazione del pacchetto delle riforme entro la fine dell'anno. Mi rammarico solo che non vi sia stato sugli emendamenti governativi, che hanno radicalmente mutato la fisionomia delle originarie proposte, un momento di confronto con le categorie, magistrati, avvocati e personale amministrativo, che saranno chiamate ad applicare le novelle processuali e che ben avrebbero potuto fornire
un contributo tecnico e di esperienza.


Ha detto la ministra Cartabia che il lavoro sulle riforme in materia di giustizia "sta partendo in un contesto molto particolare, che ha dei condizionamenti suoi, uno è quello della pandemia, con cui facciamo ancora i conti, il secondo è un governo supportato da una maggioranza molto ampia, che è un punto di forza, ma anche molto variegata, e sappiamo bene quanto è affascinante, laborioso, difficile, precario trovare punti di accordo in questa stessa maggioranza". Come interpreta queste parole? La ministra sta prendendo le distanze dalle stesse riforme che portano il suo nome? 
É evidente che l'ampia maggioranza che sorregge questo governo avrà imposto uno sforzo ulteriore, per certi versi inedito, di mediazione fra le diverse anime della coalizione. Certo non esistono riforme perfette, ed ogni innovazione va poi testata sul campo, ma la ricerca del compromesso non implica necessariamente che le scelte debbano tradursi in interventi poco efficaci o non appropriati. 


Recepimento della direttiva europea sulla presunzione di innocenza: Anni verrà audita alla Camera. Cosa direte? 
Sì, è prevista a breve l'audizione dell'Anm. Mi consenta per rispetto istituzionale di non anticiparne i contenuti. 


Riforma del Csm: qual è, tra le varie proposte, quella a cui tenete maggiormente?
Sul tema del sistema elettorale del Csm l'Anm ha una posizione ufficiale che è quella uscita dall'assemblea nazionale del settembre 2020 ove si espresse a maggioranza per la contrarietà al sorteggio e a favore di un sistema proporzionale che fosse in grado di rappresentare il pluralismo culturale e di idee che caratterizza la magistratura. Pur essendo cambiati sensibilmente gli equilibri dentro il Comitato direttivo centrale dell'Anm con le ultime elezioni dell'ottobre successivo, constato, quali che siano le mie opinioni a riguardo, che ad oggi la posizione dell'Anm non è stata modificata da un nuovo intervento del massimo organo deliberante.


Cosa ne pensa della proposta di Luciano Violante di conferire a un'Alta Corte di giustizia, esterna al Csm, la giurisdizione disciplinare su tutti i magistrati?
Esprimo un rispettoso dissenso, è una proposta che potrebbe incidere, al di là delle intenzioni, sull'autonomia e sull'indipendenza dell'ordine giudiziario, riducendone gli spazi. L'Alta Corte sarebbe composta non solo da magistrati, ma anche, e in larga maggioranza, da giuristi, certo insigni, ma pur sempre di nomina latamente politica, sicché misurerebbe le proprie scelte non esclusivamente conia visuale del diritto. Mi sembra preferibile l'assetto attuale, in cui si possono impugnare le decisioni del Consiglio superiore della magistratura, tanto sul disciplinare che sulle nomine, per i direttivi come per i semi-direttivi, dinanzi agli organi della giurisdizione senza commistioni, che personalmente riterrei improprie, con il circuito della politica.


L'Unione Camere penali sul tema di riforma Csm chiede due cose: via i magistrati fuori ruolo dal ministero della Giustizia e valutazioni serie di professionalità, guardando anche i risultati/conferme negli ultimi quattro anni di carriera. Che cosa pensa di queste due proposte?
Sul "fuori ruolo" nel ministero della Giustizia, eviterei inutili demonizzazioni. Esso è previsto da puntuali norme di legge. Si deve considerare che
esiste uno specifico e non agevolmente surrogabile apporto culturale relativo alla pregressa esperienza giudiziaria che rende il magistrato una risorsa
strategica per il miglioramento dell'efficienza in alcuni importanti settori dell'amministrazione.
Quanto alle valutazioni di professionalità è giusto svolgere una riflessione critica, ancor più in questa fase di attesa degli emendamenti al ddl di riforma ordinamentale all'esame della Camera dei deputati, ma sarebbe francamente un errore mettere sotto la lente il profilo della "tenuta" dei provvedimenti nelle successive fasi del giudizio. Questo perché il sistema attuale già prevede un monitoraggio delle "significative anomalie" nel rapporto tra i provvedimenti emessi e gli esiti delle successive fasi o gradi del giudizio. Andare oltre tale limite vuol dire ignorare che il processo è il luogo naturalmente deputato all'accertamento della verità, che non è precostituita ma è frutto di un percorso complesso che si nutre dell'approfondimento di un dato sovente mutevole, anche nelle diverse fasi del giudizio, e ciò per l'incidenza fondamentale esercitata dalla fisiologica dialettica processuale. Rifuggiamo dalle semplificazioni: assurdo ritenere che, se una decisione è riformata, ha automaticamente sbagliato il magistrato che l'ha emessa.


In commissione Affari costituzionali è ripresa la discussione sulla proposta di legge di iniziativa popolare per la separazione delle carriere. Premesso che, come più volte ribadito dai promotori, il poi non andrà sotto il controllo dell'esecutivo (la norma costituzionale da loro proposta espressamente lo vieta) quali critiche muovete?
Al di là del fatto che dall'orizzonte delle riforme mi sembra siano state escluse modifiche costituzionali, quello della separazione delle carriere è un falso problema. Se solo si sfoglia la relazione del primo presidente della Cassazione sull'amministrazione della giustizia per l'anno 2020, si legge che l'esito del giudizio di primo grado è per il 50% assolutorio o di proscioglimento, il che smentisce, già sul piano empirico, la favola della contiguità tra giudici e pubblici ministeri. Altre e più urgenti riforme chiedono imperiosamente l'Europa e i cittadini e personalmente mi concentrerei, con sano pragmatismo, sulla riduzione dei tempi dei processi civili e penali per riallinearli a quelli dell'Ue.


Secondo lei al momento c'è tensione tra magistratura e politica? Percepisce una politica pronta ad approfittare della crisi della magistratura per fare delle riforme?
La buona politica fa le riforme nell'interesse del Paese ed è consapevole che l'indipendenza e l'autonomia della magistratura non sono privilegi di casta ma garanzie per i cittadini. Non sono mancati, tuttavia, negli ultimi tempi attacchi rivolti alla magistratura nella sua interezza, talora così strumentali da palesare la finalità di metterne in discussione l'irrinunciabile indipendenza.


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