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5 febbraio 2022

«No al correntismo e processi sprint? Si cambia solo grazie agli investimenti»

L'intervista alla vicepresidente dell'ANM Alessandra Maddalena su Il Mattino


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di Leandro Del Gaudio
Non un attacco alla magistratura, ma un appello destinato a responsabilizzare «tutti gli attori in campo, dalle toghe alla magistratura, per rendere la giustizia credibile agli occhi dei cittadini e realmente in grado di rispondere alle esigenze degli utenti». Eccola Alessandra. Maddalena, giudice napoletana e vicepresidente dell'Anm (leader nazionale di Unicost), che al Mattino spiega di aver ascoltato più volte il discorso del capo dello Stato, proprio quando si fa riferimento all'esigenza di una riforma della giustizia per dare slancio a una rinascita del Paese.


Vicepresidente Maddalena, il presidente della Repubblica si è rivolto in modo frontale alla magistratura, qual è il suo commento?
«Non è stato un attacco alla magistratura. il suo discorso è stato nitido e diretto, dalla prima all'ultima parola. L'ho ascoltato più volte ed è rivolto a tutti i soggetti in campo per migliorare le condizioni di un settore quello della giurisdizione - che investe la vita di milioni di persone. Fa bene il capo dello Stato a sottolineare che senza interventi sulla giustizia in generale, non ci può essere sviluppo e democrazia».


Qual è il significato dell'intervento del presidente Mattarella (che è anche capo del Csm)?
«Leggo un invito a fare le riforme, che siano tali da garantire un servizio più efficiente ed autorevole, ma che sappiano anche garantire autonomia e indipendenza della magistratura».


Diciamo che più volte, negli ultimi due anni, il presidente è intervenuto contro la deriva torrentizia interna alla magistratura, che ha creato diffidenza da parte dell'opinione pubblica, come insegna il caso Palarnara. Non trova?
«È indubbio che ci sono state degenerazioni torrentizie in seno alla magistratura. Ma le assicuro che siamo noi stessi a invocare riforme in grado di porre un argine ai correntismo e a garantire il pluralismo culturale assicurato dalle correnti, come per altro rivendicato di recente dalla stessa ministra Cartabia. Va bene colpire le degenerazioni correntizie, ma è necessario assicurare libera espressione di gruppi interni alla magistratura stessa, a tutela dello stesso pluralismo culturale che resta un valore in ogni democrazia».


Uno dei punti cruciali delle riforme da mettere in campo riguarda il Csm. C'è chi chiede il sorteggio per definire i nomi dei consiglieri dell'organo di autogoverno e c'è invece chi chiede interventi meno radicali. Lei cosa ne pensa?
«Le riferisco il mio pensiero, come esponente di Unicost, che non è necessariamente condiviso da tutti i colleghi dell'Anm: penso sia possibile una riforma delle elezioni in senso proporzionale in grado di valorizzare chi emerge con il proprio talento e il proprio lavoro sui territori, come peraltro emerso da un recente referendum consultivo al quale hanno preso parte circa tremila colleghi».


Perché non è d'accordo con il sorteggio temperato di cui si è parlato in questi mesi?
«Perché andrebbe a comprimere il diritto sacrosanto a candidarsi di ciascun collega, oltre a mortificare la capacità della magistratura di eleggere i propri rappresentanti».


Non crede che la credibilità sia comunque minata al proprio interno dallo stesso Csm?
«Le ripeto: c'è stata una deriva torrentizia, ma il rimedio non può essere peggiore del male».


Altro tema spinoso riguarda la durata dei processi. Anche qui è un problema di credibilità prima ancora che di tenuta del sistema, non trova?
«Non c'è democrazia se la giustizia non è credibile, su questo non ci sono dubbi. Ma si tratta di un invito a tutti. Alle forze politiche, ai magistrati, agli avvocati e a chi deve prevedere capitoli di investimento per migliorare il sistema giustizia. Serve uno sforzo corale».


A cosa fa riferimento?
«Pensi all'ufficio del processo di recente istituito. Serve istituzionalizzare il ruolo di chi è chiamato a lavorare in un laboratorio di nuova formazione. E non erutto. È necessario migliorare le condizioni lavorative di tanti addetti - magari intervenendo anche sull'edilizia a disposizione - e su interventi deflattivi, per dare vita a una grande svolta come quella auspicata dal presidente Mattarella».



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