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29 aprile 2022

Una riforma sbagliata

Riforma dell’ordinamento giudiziario. La lettera aperta dell’Anm


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La riforma dell’ordinamento giudiziario era stata annunciata per combattere il correntismo, ma è diventata una legge per intimidire i magistrati.

Avremmo voluto una disciplina in grado di sopire il carrierismo all’interno degli uffici giudiziari, ma questa riforma esaspera, invece, la competizione fra i colleghi.

Avremmo desiderato una riforma ispirata al principio costituzionale del giudice soggetto solo alla legge, e invece si applicano criteri manageriali agli uffici giudiziari, facendo prevalere logiche di tipo aziendalistico, basate esclusivamente sui numeri e sulla produttività. Il vizio di fondo è pensare che se una sentenza venga riformata nei successivi gradi di giudizio, o se un’istanza cautelare del PM non trovi accoglimento, ciò sia da ricollegare a un errore del magistrato, che per ciò solo vada sanzionato, quanto meno sul piano della valutazione della sua professionalità. Così ragionando, si dimentica che la verità processuale non è precostituita, ma si costruisce in un percorso graduale, appunto il processo, in cui le prove vengono acquisite nella dialettica delle parti.

Avremmo voluto una riforma che valorizzasse la distinzione dei magistrati solo per diversità di funzioni e invece, aggirando le previsioni della Costituzione, si rendono incomunicabili le funzioni giudicanti e requirenti.

Avremmo voluto una riforma del CSM che riducesse il peso delle correnti e, invece, questa riforma lascia immutati gli ampi margini di discrezionalità consiliare, che già in passato hanno agevolato distorsioni per logiche di potere e di appartenenza correntizia.

Quella che si sta materializzando è una riforma che non ha come scopo quello di preservare la qualità delle decisioni dei magistrati, ma che è ispirata alla sola logica dei numeri, senza tener conto del valore della funzione giudiziaria, intesa come presidio dei diritti e garanzia di tutela delle delicate vicende di vita delle persone. 

Il danno sarà per i cittadini che meritano una riforma “per” la giustizia e non una riforma “contro” la Magistratura, suggerita da spirito di rivalsa e miope di fronte alle reali criticità, che da anni i magistrati denunciano, a iniziare dalla irrazionale e inefficiente organizzazione delle risorse e dalle gravissime carenze dell’edilizia giudiziaria.

La Magistratura non può rimanere indifferente e intende promuovere ogni iniziativa necessaria a sensibilizzare l'opinione pubblica sui pericoli di questa riforma, che si pone in contrasto con gli articoli 101 e 107 della Costituzione, che, nel rispetto del principio della separazione dei poteri, stabilisce che i magistrati sono soggetti soltanto alla legge e si distinguono tra loro solo per diversità di funzioni.  



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