19 gennaio 2026
Un incontro con la Commissione Ue sul Pnrr
Il documento approvato dal Cdc
Una richiesta di incontro a pochi mesi dalla scadenza del Piano nazionale di ripresa e resilienza. La mette nero su bianco il Comitato direttivo dell’Associazione nazionale magistrati, rivolgendola alla Commissione europea. Al centro il monitoraggio del piano rispetto alla giustizia, con le grandi preoccupazioni sull’Ufficio per il processo.
Il 78% delle risorse del Pnrr per la Giustizia, pari a oltre 2,8 miliardi di euro, erano proprio state destinate all’investimento in capitale umano. Ovvero al personale dell’Ufficio per il processo. Diecimila persone. Diversi gli obiettivi, alcuni raggiunti, altri ancora da raggiungere. I tribunali e le corti italiani hanno raggiunto con ampio anticipo rispetto al termine del progetto (30 giugno 2026) il target della riduzione del 25% del Disposition Time dei processi penali nei tre gradi di giudizio e sono prossimi a raggiungere nei tempi concordati l’abbattimento dell’arretrato dei procedimenti civili di durata ultra-triennale. Resta invece incerta la possibilità di raggiungere l’ultimo target, ossia la riduzione del 40% del Disposition Time dei processi civili nei tre gradi di giudizio.
Quella che preoccupa è però la prospettiva. La relazione del Ministero riferisce che al 31 ottobre 2025, il personale effettivamente in servizio si era ridotto a 8.930 unità. “E’ infatti accaduto che in assenza di qualsivoglia progetto concreto di stabilizzazione del personale assunto con i fondi del Pnrr, oltre mille funzionari, tra i più capaci, appositamente formati ed inseriti nei progetti dell’Ufficio per il processo, abbiano lasciato l’Amministrazione della Giustizia per altre opportunità di lavoro”, si legge nel documento approvato dal Comitato direttivo centrale.
Ad oggi manca un piano strutturato per la stabilizzazione dei precari e mancano le risorse a bilancio per permettere una stabilizzazione del personale.
“In questo quadro - spiega l’Associazione nazionale magistrati - i giudici e i tribunali italiani rischiano concretamente di ritrovarsi a giugno 2026 in una situazione di presenza di ‘capitale umano’ deteriore rispetto all’inizio del progetto Pnrr, di disperdere risorse e progettualità, di essere costretti ad abbandonare un ormai consolidato metodo di lavoro in team e di dissipare, in breve tempo i progressi raggiunti nell’attuazione del Pnrr”.
Dunque l’allarme: “La situazione è particolarmente grave, per quanto illustrato, nelle Sezioni specializzate per la protezione internazionale che sono chiamate ad attuare il sistema comune europeo dell’asilo e nelle quali un team di supporto al giudice è indispensabile per assicurare le funzioni minime del processo in materia di asilo.Si tratta di una situazione allarmante, che l’Associazione Nazionale Magistrati chiede di poter illustrare in un’audizione davanti alla Commissione Europea, della quale fa cortese richiesta”.