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L'opportunità del Legal Design

di Ignazio Felcher - Enrico Consolandi - 20 gennaio 2017

legal-design-1.jpg  Margaret Hagan  Margaret Hagan

Nell’Italia del processo telematico l’informatizzazione della giustizia non può essere casuale, deve essere progettata e guidata prima che realizzazioni spontanee, poco pensate e a volte anarchiche compromettano un’innovazione – il processo telematico – invece quanto mai opportuna. L’infrastruttura necessaria al PCT, in termini di risorse e uomini, non è stata considerata nel disegnare le nuove funzioni informatiche del processo, ma ancor prima non si è pensato al design del processo telematico.


C’è una progettazione della funzione per dar forma alle realizzazioni applicative che deve essere intesa come vera e propria forma di design: in altri paesi si parla perciò di “legal design” come dell’arte di realizzare forme di comunicazione e interazione finalizzate al miglioramento di procedure legali.


Questa scienza intende coniugare la forma e l’utilizzo degli applicativi o delle procedure legali perché l’una non impedisca e anzi migliori l’altro; il catalogo degli oggetti introvabili di Jacques Carelmann – di cui seguono alcuni esempi – rende chiaro come nella progettazione la scarsa considerazione della funzione possa generare catastrofici errori di forma, anche se l’aspetto astrattamente considerato può apparire bello e innovativo.


Occorre dunque un design che nel portare la procedura legale su supporto informatico ne consideri attentamente la funzione e, come tutti i design, ne consideri l’aspetto non solo funzionale, ma anche seduttivo ed estetico.


Margareth Hagan – fellow alla Stanford University – esperta di design legale e della comunicazione sostiene che è necessario “to make law more accessible, useful & engaging”: accessibile, utile e accattivante, così dovrebbe risultare la procedura civile all’esito dell’informatizzazione.


Operare una informatizzazione tralasciando questi aspetti e appiattendosi sulle regole pensate per un supporto cartaceo può portare alla realizzazione di programmi e procedure che ricordano gli oggetti introvabili di Carelmann, ad esempio quando si consente di utilizzare marche da bollo – che poi vanno annullate - per procedure dematerializzate come i decreti ingiuntivi.


Ma «il designer è uno che lavora con la logica e non con l’estetica: se un oggetto è bello è perché è, prima di tutto, buono per l’uso”, dice uno dei capostipiti di quest’arte, Bruno Munari, e il design è creatività, dunque “una capacità produttiva dove fantasia e ragione sono collegate, per cui il risultato che si ottiene è sempre realizzabile».


Da evitare dunque tanto la sola fantasia nel disegnare legislativamente figure impossibili, quanto una realizzazione troppo pratica che ignori gli slanci dell’immaginazione: mai dimenticare i limiti, posti nel nostro caso da normativa e condizioni dell’infrastruttura. Questo è il legal design, assolutamente necessario oggi, in Italia, quando il diritto incontra la tecnologia della comunicazione.


«Design significa progetto e progettare, dal latino, significa gettare avanti. Il design non è solo arte, è una disciplina tecnica, scientifica, sociologica e umanistica che fa da trait d’union tra ingegneria, arte, invenzione, stile, produzione e mercato e come tale ha processi, regole, tecniche e teorie ben definite. Scopo del design è quello di trovare soluzioni in tutti gli ambiti in cui viene applicato. Per poter fare ciò, "fare design" assume il significato di visione globale di tutto il progetto, dall’idea alla sua realizzazione nella realtà quotidiana. La definizione di design, oggi, è percepita in modo errato: privata della sua connotazione progettuale, oggi mette insieme tre banali caratteristiche: carino, moderno e tecnologico».


Ecco quindi che, di primo acchito, parlare di Legal Design può dare l’idea di trattare un argomento che si occupa di rendere più attuale e piacevole un argomento, quello legal, connotato spesso dall’essere farraginoso e poco, se non addirittura per niente, comprensibile ai più. “Legal” possiamo intendere tutto ciò che concerne la legge e la giustizia: contrattazioni, processi e procedure, documentazione, accessibilità e conservazione della prova, i flussi, le metodologie e finanche i tempi, drammaticamente lunghi, che caratterizzano questo comparto dell’amministrazione pubblica.


Il Legal Design nasce come esigenza, da parte di chi ha una produzione legale che sia documentale o legislativa, di rendere il prodotto chiaro, semplice e immediato ma, soprattutto, comprensibile a chiunque ne abbia conoscenza, senza tralasciare l’aspetto estetico - engaging - che svolge, in questo caso, la funzione di attirare e rendere immediatamente piacevole l’argomento in trattazione.


Prendendo come esempio la stesura di un contratto, ma anche di un atto processuale, l’operazione di Legal Design porterà alla , redazione di un testo che, innanzitutto, sia facilmente leggibile (pensiamo a un contratto per l’acquisto di servizi e le clausole in esso contenute) e quindi scritto con caratteri sufficientemente grandi per poter essere compreso senza l’ausilio di lenti d’ingrandimento e che, aspetto di maggior importanza, esprima i concetti in esso racchiusi in modo semplice e chiaro e che non necessitino l’intervento di uno specialista per la comprensione dello stesso.


E forse una delle prime opere di inconsapevole legal design è stato il codice napoleonico, quando si pensò semplicemente di dare un ordine, quello numerico, ma con una numerazione che seguisse una logica, alle leggi che venivano emanate in modo disorganico ed episodico: un'indicizzazione che costituisce precondizione della conoscibilità, della stabilità e dell’imparzialità della legge come scrive Montesquieu a proposito del suo immaginato “dépôt de lois”, un moderno repository delle leggi con quello che oggi chiameremmo motore di ricerca, un indice numerico: semplice e utile, per questo bello.


Una più moderna esperienza – decisamente consapevole – di legal design l’abbiamo con il lavoro di Margaret Hagan, più sopra già citata. Attraverso l’adozione di schemi e mappe mentali, analisi dei testi e della grafica con cui sono redatti, Hagan propone soluzioni che, utilizzando le tecniche grafiche e progettuali tipiche del design, ridisegnano e riprogettano il documento con lo scopo di rendere gli atti prodotti di facile e chiara comprensione, senza sacrificare gli intenti e gli obiettivi espressi.


Altro esempio di legal design è il team finlandese guidato da Helena Haapio che propone il concetto di “Proactive law” ovvero la formazione delle persone, in ambito aziendale, affinché operino con il supporto di metodologie e strumenti utili a percepire anticipatamente i problemi, le tendenze o i cambiamenti futuri, al fine di pianificare le azioni opportune in tempo.


Anche in questo caso l’obiettivo è quello di giungere alla produzione di documenti che siano semplici, chiari ma soprattutto attrattivi nei confronti dei destinatari. Legal designer del team Lexpert è Stefania Passera che, attraverso le Legal Design Jams, coniuga le differenti competenze di settore (legale e progettuale) in incontri finalizzati all’individuazione degli obiettivi da raggiungere e lo studio grafico che poi gli obiettivi individuati dovranno avere. Ispirate alle jam session dei jazzisti degli anni ‘20, le Legal Design Jams sono “type of events that bring together designers, lawyers and like-minded innovators to give an extreme user-centered makeover to existing legal documents”.


Preme qui sottolineare come in questa scuola finlandese, ma nel concetto stesso di design, l’attenzione sia posta verso l’utilizzatore, sia questo l’utente o l’operatore del servizio giustizia: se progetto vi deve essere, questo non è un valore in sé, ma solo nella misura in cui soddisfa necessità degli utenti e del paese in generale.


Se gli esempi fin qui riportati si rivolgono principalmente al settore aziendale o comunque privato, più mirato al settore pubblico è in Canada il design di David Berman, veterano del graphic design e dell’information technology nell’ambito di un progetto relativo al Human Resources Development Canada and Justice Canada.


Scopo del progetto è quello di produrre una nuova versione dell’”Employment Insurance Act” affinché fosse riscritto con un linguaggio più semplice – plain language – e con un formato che rispetti i semplici principi della progettazione grafica: “a new format that respects plain graphic design principes”. Quindi, anche in questo caso, design inteso come progettazione o meglio riprogettazione della “rule” affinché si giunga alla stesura di un testo semplice, chiaro e attrattivo per il maggior numero di destinatari possibili. Intento, questo, che viene esplicitato fin dall’“Executive proposito del suo deposito delle leggi.


Forse anche in Italia il legal design potrebbe contribuire a una gestione efficace, snella e trasparente della giustizia, per la quale è inevitabile che le regole e le procedure vengano riprogettate tenendo presente i nuovi strumenti che i tempi ci mettono a disposizione.


L’esigenza di definire criteri di sintesi e chiarezza per la redazione di atti e provvedimenti giudiziari è chiaramente avvertita dai tentativi normativi, summary” del paper di Berman: “Apply plain design, in concert with plain language principles, to publish the laws and regulations of Canada will benefit all Canadians. Using plain design to republish Canadian Acts and regulations can improve public access to the law without compromising the effectiveness of the law. Plain design increase public understanding of the law, enanching the nature of Canadian democraticy by making the meaning of legislation more accesible to all literate Canadians”.


Sembra quasi di sentire qui parlare Montesquieu a giurisprudenziali e protocollarie va pensata come un’opera di design legale. Attraverso l’informatizzazione e la digitalizzazione, ormai in atto da diverso tempo, dopo il giusto tempo di osservazione, utilizzando i principi, le competenze e gli strumenti che ci offre il design è possibile riprogettare le modalità operative di applicazione e di formazione della legge al fine di ottenere un risultato che rispetti il dettato normativo e al contempo sia efficace sotto ogni punto di vista: per il cittadino, il destinatario per eccellenza, per tutta l’organizzazione della giustizia in ogni suo aspetto sia pratico che teorico e anche per l’economia in genere del paese.


«Al fine di restituire al sistema giudiziario nella sua interezza il ruolo di strumento al servizio dei cittadini è necessaria una visione strategica e un intervento di riforma complessivo che sia in grado di ridisegnare tutta l’organizzazione ad oggi caratterizzata da diseconomie e frammentarietà ad ogni livello, migliorando la capacità di gestione degli uffici, sia per ridurne i costi sia per accrescerne l’efficacia e la trasparenza sfruttando il contributo che le tecnologie digitali possono offrire in termini di efficienza dell’azione giudiziaria e dei consistenti risparmi che il processo di dematerializzazione e razionalizzazione è in grado di porre in essere.»


Per questo il Legal Design.

Autore
Ignazio Felcher
borsista Justech
Enrico Consolandi
referente civile per l'innovazione del distretto di Corte d'appello di Milano

Occorre dunque un design che nel portare la procedura legale su supporto informatico ne consideri attentamente la funzione e, come tutti i design, ne consideri l'aspetto non solo funzionale, ma anche seduttivo ed estetico. Ignazio FelcherEnrico Consolandi