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24 settembre 2012

L'Anm ricorda i giudici Saetta e Terranova

Data tragica, il 25 settembre.Evoca il 1979, e l'uccisione di Cesare Terranova, una vita, dopo laguerra e la prigionia, dedicata alla lotta ai "santuariinviolabili" di Cosa Nostra, in Magistratura ed in Parlamento,ucciso dai corleonesi, come scrisse Sciascia, perchè "stavaoccupandosi di qualcosa per cui qualcuno ha sentito incombente oimmediato il pericolo". Un "uomo di alto sentire e di grandecultura", "uno dei figli più degni della terra di Sicilia" (SandroPertini), ucciso con Lenin Mancuso che lo scortava, un "omicidiopreventivo" per impedirgli di dirigere l'Ufficio Istruzione diPalermo. Ed evoca il 1988, il 25 settembre, ed il barbaroassassinio di Antonino Saetta, il primo magistrato giudicanteucciso in Italia, l'unico ad essere assassinato con il figlio,Stefano. Un uomo schivo, lontano da centri di potere, realizzatonella giurisdizione, che fece della riservatezza il suo stile, chenon chiese mai forme di protezione nonostante fosse stato perdecenni giudice "in primissima linea" non solo sul fronte mafia(tra gli altri nei processi  per gli omicidi di Rocco Chinnicie del Capitano Basile) ma su quello del terrorismo (a Genova,processo alle Brigate Rosse negli Anni Settanta). Un "eroe vestitodi normalità", come ebbe a definirlo un amico. (Tratto dallapubblicazione del Consiglio Superiore della Magistratura "Nel lorosegno")


Terranova_pagina_interna

Cesare Terranova

(Palermo, 15 agosto 1921 - Palermo, 25 settembre
1979)

Consigliere della Corte di Appello di Palermo, assassinato dalla
mafia.



Il 25 settembre del 1979, verso le
8,30 del mattino, una Fiat 131 arriva sotto casa del giudice Cesare
Terranova a Palermo per condurlo in ufficio. Il magistrato si pone
alla guida della vettura; accanto a lui siede il maresciallo di
Pubblica Sicurezza Lenin Mancuso, al quale è stata affidata la sua
protezione. L'auto imbocca una strada secondaria che trova
inaspettatamente chiusa per "lavori in corso". A quel punto, alcuni
killer affiancano l'auto e aprono il fuoco con una carabina
Winchester e con delle pistole. Il magistrato ingrana la
retromarcia nel tentativo di sottrarsi ai proiettili; il
maresciallo Mancuso impugna la Beretta di ordinanza. Viene esplosa
una trentina i colpi. Il giudice muore sul colpo, Mancuso poche ore
dopo in ospedale. (Tratto dalla pubblicazione del
Consiglio Superiore della Magistratura "Nel loro segno").
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Saetta_pagina_internaAntonino
Saetta


(Canicattì, 25 ottobre 1922 - Caltanissetta, 25
settembre1988)

Presidente di Corte di Assise di Appello di Palermo, assassinato
dalla mafia insieme con il figlio Stefano.



Il 25 settembre 1988 la mafia
uccide a Canicattì il giudice Antonino Saetta e il figlio Stefano
mentre di notte stanno facendo ritorno a Palermo dopo aver
trascorso un felice week end nella casa estiva dove è stato
battezzato il nipotino del giudice. Quando torna a Canicattì,
Saetta non ha la scorta, né la vettura blindata. Guida invece
l'auto di famiglia quando viene affiancato da una Bmw dalla quale
partono i primi colpi di arma da fuoco. Perforano il vetro dello
sportello posteriore sinistro. Mentre la Bmw sorpassa l'auto del
magistrato, gli assassini esplodono diversi altri colpi di arma da
fuoco che colpiscono padre e figlio. Altri colpi vengono esplosi
una volta completata la manovra di sorpasso e dopo che l'auto è
finita sul lato opposto della strada. (Tratto dalla
pubblicazione del Consiglio Superiore della Magistratura "Nel loro
segno").
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