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23 ottobre 2015

Intervento di Gianfranco Castellaneta, presidente della Corte d'appello di Bari

XXXII Congresso nazionale ANM

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Sig. Presidente della Repubblica, Sig. Vice Presidente del CSM, Autorità, Avvocati, Cari Colleghi, rivolgo a voi tutti, a nome mio e dei Giudici del Distretto della Corte d'Appello di Bari, il più caloroso e cordiale saluto di benvenuto.

A Lei, in particolare, Sig. Presidente della Repubblica, porgo i più deferenti e sentiti ringraziamenti per aver voluto accordare alla Magistratura Italiana il privilegio e l’onore della Sua presenza a questa giornata inaugurale del XXXII Congresso Nazionale dell’ANM.

E’ trascorso meno di un anno da quando Lei è assurto alla Sua altissima carica e già è diventato per tutti, e per noi magistrati in particolare, un esempio di saggezza, di misura, di riserbo e di sobrietà che non potrà essere dimenticato da chi esercita la delicatissima funzione di decidere della libertà personale e dei beni più preziosi dei cittadini: la salute, il lavoro, la famiglia, la casa, per citarne qui solo alcuni.

Ma poiché questo è un Congresso di Magistrati voglio ringraziarLa, Sig. Presidente, non solo per l’opera esemplare che sta svolgendo nell’esercizio della Sua carica di Capo dello Stato e di rappresentante dell’unità della Nazione, ma anche per l’impegno da Lei profuso nella Sua qualità di Presidente del CSM, di quell’organo, cioè, al quale la nostra carta costituzionale affida la tutela del bene prezioso dell’indipendenza della Magistratura.

Un valore, quello dell’indipendenza, certamente essenziale e fondamentale per qualsiasi società democratica, ma che si risolverebbe soltanto in un ingiustificato privilegio se i Giudici non ricordassero sempre che si tratta di un valore mezzo; di uno strumento, cioè, inteso alla realizzazione del valore fine della terzietà e dell’imparzialità del giudice.

Valore questo, che oggi è formalmente consacrato nell’art. 111 della Costituzione ma che trovava già prima riferimento nell’art. 3, ed esattamente, nel principio di eguaglianza in esso sancito, perché ogni forma di parzialità dell’organo giudicante determina una sostanziale disparità delle parti e, quindi, una disparità dei cittadini di fronte alla legge.

Ed è per questo che, con la Sua opera appassionata in difesa dell’indipendenza e dell’autonomia della Magistratura, Ella ci aiuta, in definitiva, ad essere giudici terzi e imparziali e cioè veri giudici perché non ci può essere giurisdizione se non c’è imparzialità.

E di questo, Sig. Presidente, noi Magistrati Italiani, qui riuniti in Congresso, La ringraziamo rinnovando avanti a Lei l’impegno di essere sempre e soltanto servitori della legge. Con coraggio, ma anche con umiltà. Quell’umiltà che, come Ella ha avuto occasione di affermare di recente, consiste nella costante attenzione alle conseguenze del proprio agire professionale, sia verso i singoli che avanzano istanze di giustizia, sia verso l'intera società che nei giudici deve poter nutrire piena fiducia. Attenzione che impone apertura al dubbio sui propri convincimenti e disponibilità a confrontarsi con le critiche legittime ai modi in cui si amministra la Giustizia.

Concludo, dunque, questo mio indirizzo di saluto, traendo spunto dal tema centrale di questo Congresso, con l’auspicio che i giudici italiani sappiano interpretare il loro ruolo nella società che cambia, con imparzialità, indipendenza ed umiltà.

Gianfranco Castellaneta
Presidente della Corte d'appello di Bari



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