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23 ottobre 2015

Intervento di Anna Maria Tosto, procuratore generale presso la Corte d'appello di Bari

XXXII Congresso Nazionale ANM

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Sono qui per porgere il saluto della magistratura requirente del distretto di Bari a Lei, signor Presidente, alle Autorità tutte presenti, alle colleghe, ai colleghi.

La scelta della ANM di tenere a Bari il Congresso Nazionale costituisce un segnale importante.

La Puglia è terra di frontiera; guarda a paesi dai quali oggi muove un’ondata migratoria epocale: milioni di persone travolte dalla guerra, dalla povertà, dalla mancanza delle condizioni minimali dell’esistenza umana.

Un fenomeno che chiama all’impegno ogni Stato Europeo e ciascuna delle sue componenti sociali.

La magistratura non resta estranea a tutto questo; nelle complesse dinamiche determinate da un esodo tanto imponente e dalla conseguente necessaria integrazione esiste un ruolo fondamentale dei giudici che non è solo quello di perseguire chi specula sulla disperazione ma anche e sopratutto quello di presidiare con fermezza i diritti di tutti, di assicurare le garanzie fondamentali a chiunque. E così rivendicare la irrinunciabilità dello Stato di diritto, rivendicare la giurisdizione come sede della composizione dei conflitti all’interno di un sistema di regole che origina dall’attribuzione di uguale dignità a ogni persona senza distinzioni.


E’ dunque in questa terra di frontiera, dove più di venti anni fa approdò la motonave Vlora con il suo carico di umanità e che da allora accoglie con generosità i disperati della terra, che oggi la magistratura italiana si riunisce per interrogarsi sul ruolo del giudice nella società che cambia.

Nella Puglia di questi anni sono maturate altre vicende, a loro volta emblematiche delle trasformazioni che interessano il tessuto economico, sociale, culturale dell’intero Paese provato dalla crisi; anche per questo appare scenario adeguato nel quale riflettere sul ruolo della giurisdizione e sull’adeguatezza della risposta giudiziaria.

Penso alla crisi della grande industria, all’Ilva di Taranto. Una realtà che come poche racchiude i problemi che oggi si pongono all’attenzione dei giudici: la tutela dell’occupazione, la tutela della salute, la tutela dell’ambiente, le ricadute sull’economia delle iniziative e delle decisioni della magistratura e con esse il tema del delicato equilibrio nei rapporti tra i poteri dello Stato.

Penso all’agricoltura nelle nostre campagne segnata in misura scandalosa dal fenomeno dello sfruttamento dei lavoratori e da un sistema di intermediazione della mano d’opera che ha abbandonato le forme rudimentali del caporalato ed ne ha assunto di nuove  più sofisticate, per questo anche più pericolose e sfuggenti. Un cambiamento dentro il quale quello che resta sempre uguale è il morire dei lavoratori, sotto il sole, nei campi di pomodori o nelle vigne. Morti bianche del lavoro nero. In una regione con un triste primato di infortuni sul lavoro: solo una settimana fa qui a Bari hanno perso la vita due lavoratori, uno a distanza di poche ore dall’altro.

Tragedie irrimediabili che chiamano la magistratura ad un rinnovato impegno, alla ricerca di sinergie virtuose con tutte le istituzioni, all’interno di una collaborazione che senza rinnegare la specificità dei ruoli e delle professionalità assicuri tuttavia una risposta dello Stato, unitaria e per questo efficace,  ad ogni forma di sfruttamento, di umiliazione della dignità umana, di sopraffazione.

Domande di giustizia, queste come tutte le altre,  da soddisfare in tempi ragionevoli. Una sfida che ha raccolto la magistratura; oggi sempre di più investita anche di responsabilità organizzative cui non si sottrae nella consapevolezza che razionalizzazione delle risorse e programmazione degli impegni costituiscono la cifra irrinunciabile per conseguire il risultato.

La ricerca del delicato equilibrio tra qualità della giurisdizione e quantità della giurisdizione impone tuttavia una riflessione attenta: prima di tutto all’interno della magistratura.

L’Associazione Nazionale Magistrati e questo Congresso rappresentano la sede privilegiata per ragionare intorno ai temi tanto delicati e per maturare una cultura e un agire "manageriale" della giustizia che restino comunque nel solco dell’impianto costituzionale, rispettose della complessità della giurisdizione .

Può essere questa riflessione l’occasione anche per rivendicare con forza la funzione positiva e virtuosa, l’unica accettabile, delle correnti della magistratura.

Le critiche al riguardo, ragionevoli perché fondate su prassi a volte mortificanti e comunque lontane da quelle tensioni ideali che originarono le diverse componenti della magistratura, resteranno superate se si fa luogo ad una ricerca comune arricchita dalle diversità delle prospettive, sostenuta dalla consapevolezza che è solo nella molteplicità delle esperienze che può maturare il metodo del confronto dialettico dal quale scaturisce il migliore dei risultati possibili.

Ribadire la possibilità di declinare diversamente uno stesso impegno civile, una stessa passione ideale, un medesimo senso di appartenenza è la strada per riscattare la magistratura da quelle critiche e insieme costituire argine a possibili derive clientelari.

Soprattutto, e con questo auspicio concludo, rappresenta il miglior testimone da consegnare alle giovani generazioni di magistrati: dentro qualsiasi cambiamento deve restare ferma la capacità di ascoltare l’altro e di praticare il confronto.


Anna Maria Tosto
Procuratore generale presso la Corte d'appello di Bari



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