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22 gennaio 2021

Santalucia: “Il caso Palamara non è affatto chiuso”

Il presidente dell’ANM Intervistato dal Fatto Quotidiano


giustizia

Con il neo presidente dell’Associazione nazionale magistrati, Giuseppe Santalucia, vogliamo proseguire il dibattito su magistratura e politica.


Come dovrebbe essere e come è stato il rapporto tra politica e magistratura?


Il rapporto dovrebbe essere come delineato in Costituzione: di collaborazione tra diversi poteri dello Stato, un rapporto di leale collaborazione nel momento in cui le competenze si incrociano. Deve esserci sempre il rispetto dell’autonomia di azione e dell’assoluta indipendenza l’una dall’altra.


E invece nei fatti? E non mi riferisco al cosiddetto caso Palamara…


Ricordiamo Tangentopoli e tutto ciò che ne è seguito, con anni di complicato dibattito sul confine dei ruoli, questo a dimostrazione della difficoltà del trovare il giusto equilibrio. I magistrati esercitano un controllo di legalità e questo può essere mal tollerato. Non nego, però, che ci sono stati episodi singoli di magistrati che non sono stati fedeli al ruolo di indipendenza e si sono lasciati andare a un rapporto con la politica per interessi personali. Ma i casi singoli non devono far dimenticare il merito della magistratura in questo Paese, senza voler essere per questo un difensore corporativo. Le vicende di oggi sono deprecabili, ma non possono essere l’unica chiave di lettura per giudicare la magistratura.


Ci siamo. Parliamo del caso Palamara, dello scandalo nomine. La radiazione dalla magistratura di Luca Palamara, che ha fatto ricorso alla Cassazione, chiude questo scandalo che ha squassato la magistratura e in particolare il Csm?


Oggi si insedia il nuovo collegio dei probiviri e si riavvia un processo di approfondimento intrapreso dalla Giunta precedente in merito alle chat del dottor Palamara con colleghi per valutare il loro rilievo rispetto al nostro codice etico. Quindi questa vicenda non è affatto chiusa, si tratta di proseguire un lavoro della magistratura su più piani: quello penale di cui si occupa la procura di Perugia, quello disciplinare che compete alla procura generale della Cassazione e al Csm e il nostro.


A proposito del caso Palamara. Al dopo cena all’hotel Champagne, ormai arcinoto, per discutere sulla nomina del procuratore di Roma c’era anche Cosimo Ferri, deputato renziano e magistrato in aspettativa da anni, per ricoprire l’incarico di sottosegretario alla Giustizia e poi perché eletto come deputato. Processo disciplinare a parte, Ferri o un altro magistrato per anni in politica, può tornare a fare il magistrato?


Che un magistrato possa entrare in politica è fisiologico, è un diritto costituzionale. È vero, però, che quando rientra può dare adito al sospetto di una sua mancata imparzialità. C’è stata una stagione senza la polemica e gli strappi attuali, ma oggi questo rientro va regolato perché c’è questo sentimento di appannamento in merito all’imparzialità e indipendenza del magistrato.


Un disegno di legge per ora fermo in Parlamento vieta il ritorno in magistratura. Lei è d’accordo?


Mi faccio carico interamente del problema, senza una regolazione non va bene, ma la risposta che dà quel disegno di legge è radicale poiché prevede che il magistrato vada a lavorare presso il ministero della Giustizia o in altre amministrazioni pubbliche. Personalmente questa risposta al problema mi suscita qualche perplessità perché saremmo l’unica categoria che perde il suo posto di lavoro in conseguenza dell’esercizio di un diritto costituzionale. Comunque è il Parlamento deputato a dare soluzioni, le più adeguate, equilibrate.


Veniamo a un caso specifico, quello del sostituto pg di Napoli Catello Maresca. Secondo il consigliere del Csm Giuseppe Cascini sta facendo una campagna elettorale occulta per le prossime comunali senza essersi messo in aspettativa, come prevede la legge…


So che penserà che voglio sfuggire alla domanda, ma parlo solo di cose che conosco. Cascini come componente del Consiglio avrà più notizie di me, ma io, non avendo parlato né con il consigliere né con il dottor Maresca, mi limito a leggere i giornali che riferiscono che non c’è, almeno al momento, alcuna candidatura. Ma una cosa la voglio dire: questa polemica è frutto di un vuoto normativo. A oggi è possibile che un magistrato si candidi nello stesso luogo dove esercita la funzione giurisdizionale. Il disegno di legge in Parlamento prevede, invece, giustamente, il divieto di candidarsi nel proprio distretto giudiziario. Su questo punto l’intervento legislativo è urgente, i singoli agiscono senza divieti normativi e candidarsi nella stessa sede di servizio per noi è un problema di immagine del magistrato che deve non solo essere ma anche apparire imparziale.


Cambiamo argomento. La Giunta da lei presieduta ha criticato il Csm per una delibera sul caso della giudice di Napoli Gabriella Nuzzi (vedi articolo, ndr). È una presa di posizione inedita…


Noi non abbiamo voluto prendere posizione sul caso specifico, ma trarre da quel caso questioni di ordine generale che interessano tutta la magistratura: la necessità che i provvedimenti del Consiglio siano adeguatamente motivati e istruiti, che siano coerenti con le precedenti decisioni, altrimenti creano, come è accaduto, un disorientamento tra i magistrati. E nel caso specifico c’erano, sia pure indirettamente, valutazioni che attengono al profilo professionale della collega.


Il plenum del Csm, dopo le critiche, anche aspre, nella mailing list, in “autotutela” ha annullato la delibera del 2 dicembre che, smentendo se stesso, criticava indirettamente Nuzzi, “rimproverando” il Consiglio giudiziario di Napoli per aver proposto la giudice come magistrato affidatario dei tirocinanti, i Mot, nonostante una condanna disciplinare del 2009 (caso De Magistris) condanna molto discussa dentro e fuori la magistratura e seguita da ottime valutazioni professionali firmate dal Csm in tutti questi anni. Alcuni laici hanno votato o si sono astenuti contro l’annullamento della delibera non per il merito ma per il metodo: il Csm non può farsi condizionare da un dibattito esterno. Lei come valuta il voto di mercoledì?


Credo che sia un passaggio positivo. Rilevare un errore, sia pure segnalato dalla mailing list, credo che sia attestazione di una serietà di azione del Consiglio, che non ha timore di ammettere di aver sbagliato riconoscendo un deficit di istruttoria. Non dico che si possa essere compiaciuti ma va apprezzato che il nostro governo autonomo sia sensibile al riconoscimento degli errori sempre possibili. Per me è un segno di maturità istituzionale che mi conforta.

(di Antonella Mascali)



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