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dei magistrati italiani. Tutela i valori costituzionali, l'indipendenza e l'autonomia della magistratura.
    

4 maggio 2021

"Inaccettabile la commissione d'inchiesta"

Il presidente dell'ANM Giuseppe Santalucia intervistato da "La Stampa"


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All'ennesimo scandalo che coinvolge le toghe, pure il presidente dell'associazione nazionale magistrati, Giuseppe Santalucia, non sa più cosa pensare. Sente una tempesta in avvicinamento. Quindi è arrabbiatissimo. Ma è anche costretto in una gabbia di regole, opportunità, senso di responsabilità. «Perciò ci muoviamo cauti. Ma non si creda che siamo freddi o indifferenti a quel che leggiamo. Tutt'altro. Anzi. Siamo noi i primi a chiedere massima trasparenza e rapidità alle autorità preposte», dice.


Scusi presidente Santalucia, non siete proprio voi magistrati a dover fare chiarezza?
«Non la nostra associazione, che segue le cose leggendo i giornali, come è giusto che sia. Ci sono tre procure al lavoro tra Perugia, Roma e Brescia. C'è in campo la procura generale presso la Cassazione. C'è il Consiglio superiore della magistratura. A tutti loro chiediamo rapidità nell'accertamento dei fatti perché la nostra categoria è indignata e turbata da quel che emerge. Perché guardi che noi non ne sappiamo nulla e vorremmo capirne di più».


Sono usciti parecchi articoli in questi giorni.
«E infatti vediamo che è un fatto grosso. A cominciare dal punto di partenza, quei verbali di Milano (sulla presunta loggia segreta Ungheria che interverrebbe da vent'anni su carriere e su sentenze, ndr): o è una calunnia colossale, o è un reato gravissimo. Lei capirà che i magistrati per primi sono disorientati».


Eppure è una vicenda piena di irregolarità a cominciare dai magistrati stessi che se ne occupano.
«È vero, sembrano essersi verificate tante anomalie. Mi sembra si possa dire che tanti hanno fatto il loro dovere solo a metà».


Anche quel pm milanese che anziché seguire le regole si rivolge al suo capocorrente, o no?
«Non saprei dire se siano della stessa corrente. Certo però che è anomala anche quella scelta. Sì, nessuno ha seguito le vie istituzionali».


A questo punto, però, dopo due anni di affaire Palamara, l'opinione pubblica è disorientata più che mai.
«Certo. Leggo anche io certi commenti sui social. C'è chi si chiede: che cosa sta accadendo alla magistratura italiana? Rispondo subito: nulla alla magistratura come organismo. Poi potrà esserci qualche singolo magistrato corrotto. Ma stiamo sempre parlando di condotte individuali. Dispiace, ma nelle cose umane è ineluttabile. E comunque, per ogni magistrato corrotto che emerge, c'è un suo collega serio che lo scopre. Per questo mi sento di dire che la magistratura nel suo complesso è sana».


E poi c'è la politica.
«Ecco, per uscire da questa situazione, e ridare serenità alla magistratura, al suo organo di autogoverno, e anche restituire credibilità agli occhi dei cittadini, il Parlamento faccia presto e bene le riforme necessarie. Noi non ci opponiamo. Al contrario, chiediamo riforme incisive per rendere più impermeabile il Csm alle pressioni, che siano politiche, di gruppi di pressione, di correnti».


Lei sa che incombe la richiesta di una commissione d'inchiesta sull'operato della magistratura dal 1992 a oggi.
«Ripeto quel che ho detto nella mia ultima relazione: proposta inaccettabile. Su quali fatti dovrebbero indagare? O forse vorrebbero riscrivere alcune sentenze sgradite? Il Parlamento non ha bisogno di alcuna indagine per legiferare».


Temete che la commissione d'inchiesta porti, in definitiva, alla separazione delle carriere e alla subordinazione del pm all'Esecutivo?
«Il rischio c'è, qualora passasse la narrazione che la magistratura ha rinunciato da tempo alla sua autonomia e indipendenza, ponendosi al servizio di questo o quel gruppo. Ma così non è stato. Mai. E noi continuiamo a pensare che autonomia e indipendenza siano un valore costituzionale irrinunciabile».


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