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24 maggio 2021

Il presidente Anm: una fase non facile, abbiamo bisogno dell'attenzione del Parlamento

Il presidente dell’Anm Giuseppe Santalucia intervistato da “Il Corriere della Sera”


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«Contrapposizioni, contese e polemiche minano il prestigio della magistratura». Giuseppe Santalucia, da presidente dell'Associazione nazionale magistrati, come accoglie la strigliata del capo dello Stato?


«Credo che faccia sempre bene. Coglie una preoccupazione che è anche la nostra».


E quindi che farete?
«Abbiamo già cercato di adeguarci a questo monito che ci era stato fatto già a febbraio, quando siamo stati ricevuti dal presidente. E anche prima».


Quindi non vi sentite chiamati in causa?
«È un periodo non facile per la magistratura. Ci sono più punti di vista su come superare la crisi. All'interno dell'Anm si discute ma non ci sono conflitti. Tranne con un piccolo gruppo. Ma anche in questo Comitato direttivo centrale ci siamo ritrovati su posizioni comuni, come il ricordo di Giovanni Falcone».


Su quello era facile.
«Sui principi generali, autonomia e indipendenza c'è unità. Ma tante cose non dipendono da noi».


E da chi?
«Dalla crisi si esce con buone riforme. Abbiamo bisogno dell'attenzione del Parlamento».


Ma il presidente stigmatizza anche liti interne.
«Con questa vicenda della presunta loggia Ungheria, abbiamo visto molte liti in tv tra magistrati. Se questo è ciò che pensa, mi trova perfettamente adesivo».


Cosa intende?
«Siamo tutti in trepidante attesa che ci dicano qualcosa di certo su quelle rivelazioni che tirano in ballo magistrati come presunti affiliati: se sono calunnie o reati gravissimi. Ma il salotto tv non sostituisce l'accertamento della verità».


Sta dicendo: basta magistrati nei talk show?
«Ognuno si determina come ritiene. Ma fare ipotesi in tv, litigando con colleghi, non credo sia la strada. Il tavolo di confronto deve essere serio. O c'è chi deduce che tutto è malato. Non è così».


Le chat di Palamara non mostrano una giustizia sana. A parte espellere lui, l'Anm non ha fatto nulla?
«Da mesi ci sono procedimenti aperti per violazioni del codice etico, come le autosponsorizzazioni. A breve valuteremo».


Vuole dire che sono in arrivo sanzioni? Per quanti?
«Sono una cinquantina le posizioni aperte. E alcuni si stanno dimettendo dall'associazione. A quel punto il nostro procedimento si interrompe. Ferma restando l'azione disciplinare del Csm».


Non è a maglie larghe?
«No. Dai numeri si vede che non siamo una casta chiusa in atteggiamento corporativo».


Ma auspicate riforme.
«Quelle buone. Si è scatenata una reazione che potrebbe portare a soluzioni improvvide».


Quali ritiene tali?
«Se ne sono sentite di tutti i colori. Dare la prevalenza numerica alla componente laica del Csm. O la commissione d'inchiesta sulla magistratura. E anche la separazione delle carriere non mi sembra una buona idea. Ma ce ne sono di interessanti».


Ad esempio?
«La riforma del processo civile ci trova in gran parte favorevoli. Come le misure allo studio per il recupero di efficienza della giustizia penale».


Ha fatto retromarcia sull'idea di scegliere per sorteggio i consiglieri Csm?
«Era l'idea di alcuni nell'Anm, non la mia. È fuori luogo e non è costituzionale. Ci sono altre soluzioni. L'importante è che non ci sia il doppio turno che favorisce gli apparentamenti».


Le cordate decidevano le promozioni. È meglio tornare al criterio di anzianità?
«Sì, ma non brutale che lega le mani al Csm».


La magistratura uscirà dalla crisi?
«Sì, c'è tanta indignazione. Il caso Palamara ha fatto tanto male, ma anche tanto bene».


Leggi l'intervista sul sito de "Il Corriere della Sera"
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