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1 dicembre 2023

«Errato parlare di scontri. Giustizia a orologeria? È una lettura malevola»

L'intervista del presidente Giuseppe Santalucia al Quotidiano nazionale


Giuseppe Santalucia - Presidente ANM

Di Raffaele Marmo 

Presidente Santalucia, il Ministro Nordio e il vice-presidente del Csm, alla presenza del Capo dello Stato, hanno siglato una nuova tregua politica-magistratura?

«Il richiamo a parole come “tregua” all’interno di una rappresentazione, molto diffusa nei media, di uno scontro politica-magistratura non aiuta a comprendere quel che accade. Quanti lavorano all’interno delle Istituzioni non possono inscenare scontri, contrapposizioni più o meno radicali, con i rappresentanti del mondo politico. Possono – ed io credo anche debbano – esprimere, nell’ambito dei campi che sono di loro competenza, il proprio punto di vista, informato ed argomentato, sulle questioni, grandi o meno che siano, che attengono alla vita dell’Istituzione in cui operano, specie in vista di riforme destinate ad incidere sulle attività a loro demandate. Quindi, nessuna tregua perché non c’è mai stata battaglia: si tratta di una normale dialettica che vivifica la vista istituzionale».

Anche con il Ministro Crosetto si sono si sono ricomposte le incomprensioni?

«Con il Ministro Crosetto abbiamo avuto un breve contatto e confidiamo che possa trovare quanto prima il modo di spiegare meglio, non tanto a noi che sappiamo bene che non c’è alcuna ragione per temere fantomatiche opposizioni giudiziarie, quanto alla pubblica opinione, le ragioni della sua preoccupazione. Siamo certi che quando ciò farà, ogni ombra sulla Magistratura o suoi gruppi saranno fugate. Non c’è da avere alcuna preoccupazione a causa dei magistrati, perché i magistrati agiscono nel pieno rispetto dei doveri del loro ufficio, costantemente onorando il giuramento sulla Costituzione».

E’ fisiologico, come anche si sostiene, che periodicamente si manifestino scontri e polemiche tra politica e magistratura?

«Qualcuno tempo fa disse che un certo grado di tensione tra i Poteri dello Stato, in specie tra l’Esecutivo che cura la cosa pubblica e il Giudiziario che controlla la legalità dell’azione anche dei pubblici poteri, è in qualche modo fisiologico: io mi limito a dire che una leale e franca dialettica non può che essere un bene, perché è dal confronto, nel reciproco rispetto delle attribuzioni, che possono venir fuori le migliori soluzioni ai tanti problemi che abbiamo di fronte».

Nel merito dei provvedimenti e della riforma, gli ultimi decreti sulle cosiddette pagelle perché non vi convincono?

«La contrarietà alla riforma, per questa parte, era stata dall’ANM già illustrata qualche anno al Ministro della giustizia del tempo, prof.ssa Cartabia e alle Commissioni parlamentari, quando era in elaborazione alla legge delega (n. 71 del 2022)a cui ora si sta dando attuazione.  Sia chiaro una volta per tutte: siamo favorevoli al sistema delle valutazioni periodiche di professionalità, che esiste da tempo. Avremmo voluto che fosse migliorato e reso più efficace. Il sistema dei giudizi graduati secondo appunto un modello di “pagella”, quando non sono in gioco valutazioni comparative ma solo verifiche di permanenza delle condizioni di adeguatezza alle funzioni, sono un elemento di inquinamento. Non miglioreranno certo il sistema e in particolare la qualità della risposta di giustizia». 

Quali altri interventi in arrivo suscitano la vostra contrarietà e perché?

«La domanda è troppo ampia per una risposta puntuale. Posso qui richiamare alcune proposte a titolo esemplificativo. Il disegno di legge di abrogazione del reato di abuso di ufficioè stato da noi criticato con validi e robusti argomenti. Così come altri aspetti di quel disegno di legge come l’attribuzione ad un collegio di giudici della decisione sulle richieste di misura cautelare carceraria e l’interrogatorio preventivo rispetto all’adozione del provvedimento cautelare. Quel che però va messo in evidenza è che veniamo da una stagione di tante riforme: mi riferisco alle riforme varate durante la presenza del Governo Draghi». 

Vuol dire che c'è innanzitutto un problema di attuazione di quelle varate?

«Certo. Oggi sarebbe necessario che il Ministero si concentrasse sul predisporre le risorse per attuare quelle riforme. Purtroppo, su questo versante registriamo rallentamenti e lacune. In particolare, su tutto il programma di digitalizzazione dei processi i ritardi della macchina ministeriale sono rilevanti. I magistrati stanno facendo ogni sforzo per migliorare tempi della giustizia e per erodere l’arretrato. Ma anche il Ministero deve fare la sua parte».

Si sono manifestate critiche e riserve anche sul cosiddetto premierato. Perché?

«Sul premierato l’ANM non ha assunto una posizione e non so dire se lo farà. Qualche rilievo è stato fatto a titolo personale. Quel che ora posso dire è che ogni progetto di riforma che si ponga l’obiettivo di rafforzare l’Esecutivo non può non porsi il problema di rafforzare gli organi di garanzia, all’interno di un quadro che mantenga un equilibrio tra Poteri e funzioni».

Spesso si è parlato di giustizia a orologeria in questi decenni. A tratti si ha almeno l’impressione che vi siano coincidenze, come, da ultimo, per il caso Delmastro.

«Le coincidenze sono frutto di letture malevole, che manipolano in racconti preordinati i dati di realtà».


 



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