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3 luglio 2013

In ricordo di Francesco Ferlaino

Avvocato Generale della Corted'appello di Catanzaro, Francesco Ferlaino , 61 anni, viene uccisoil 3 luglio del 1975 a Nicastro nei pressi di Lametia Terme, dasicari rimasti sconosciuti. Laureatosi a Napoli, entrato moltogiovane in magistratura nel 1943, dopo diversi incarichi neiTribunali calabresi è Presidente della Corte di Assise a Cosenza, epoi di quella di Assise d'Appello di Catanzaro. Qui Ferlaino dirigeun processo "storico": il processo alla mafia palermitanatrasferito per "legittimo sospetto" a Catanzaro. Il dibattimentoassume carattere esemplare in quanto porta in un'aula di Tribunale,come imputati, i vertici della mafia accusati della strage diCiaculli. Ferlaino infligge duri colpi anche all'anonima sequestricalabrese che, in quattro anni, ha sequestrato diversi parenti diimprenditori lametini. Le indagini sull'attentato portarono agliambienti della malavita organizzata. I mandanti e gli autorimateriali dell'omicidio non sono però mai stati identificati(tratto dal volume "Nel loro segno" del Csm).


Francesco
Ferlaino 

(Confluenti, 23 luglio 1914 - Lamezia Terme, 3 luglio
1975),  

Avvocato Generale della corte d'Appello di Catanzaro, assassinato
dalla 'ndrangheta.

 

Francesco Ferlaino, Avvocato Generale della Corte d'appello di
Catanzaro, fu ucciso a colpi di fucile nei pressi della sua
abitazione di Nicastro, da sicari rimasti sconosciuti, appartenenti
alla malavita organizzata.



È il 3 luglio del 1975 quando
Francesco Ferlaino, 61 anni, esce dal Tribunale di Catanzaro dove
lavora e si infila nella Fiat 124 di servizio guidata
dall'appuntato dei carabinieri Felice Caruso per tornare a casa per
il pranzo. Il solito tragitto quotidiano verso Nicastro, popolosa
frazione di Lamezia Terme, dove il magistrato abita in un palazzo
in corso Nicotera. Alle 13.30, l'auto si ferma nei pressi
dell'abitazione dell'Avvocato Generale. L'autista apre il
bagagliaio, estrae un pacchetto e lo consegna a Ferlaino. Il
magistrato scende e percorre i pochi metri che lo separano da casa.
Dalla traversa opposta sbuca un'Alfa di colore amaranto. Dal
finestrino posteriore dell'automobile il killer esplode due
scariche di lupara alla schiena di Ferlaino. Il magistrato muore
all'istante cadendo riverso sul marciapiede adiacente la sua
abitazione. L'appuntato Caruso esce dall'auto, estrae dalla fondina
la Beretta d'ordinanza ma la vettura degli attentatori riesce ad
allontanarsi prima che egli riesca a sparare. L'Alfa sarà ritrovata
il giorno dopo dalla parte opposta della Calabria, a Copanello,
nota località turistica. È una vettura rubata ad un avvocato di
Catanzaro. Il commando formato da tre persone ha agito a volto
scoperto. È evidente che gli assassini non sono di Lamezia.



Francesco Ferlaino nasce a
Conflenti il 23 luglio del 1914. Dopo gli studi liceali al Galluppi
di Catanzaro frequenta a Napoli la facoltà di Giurisprudenza. Entra
in magistratura nel 1943 e avvia una brillante carriera
peregrinando nei diversi tribunali della Calabria. È. un "uomo
colto, sensibile, fine latinista, religioso". Pretore e Giudice
Istruttore a Nicastro, sarà anche Presidente della Corte di Assise
a Cosenza, poi di quella di Assise d'Appello di Catanzaro. Qui
Ferlaino dirige un processo storico: il processo alla mafia
palermitana trasferito per "legittimo sospetto" a Catanzaro_ Il
dibattimento assume carattere esemplare in quanto porta in un'aula
di tribunale, come imputati, i vertici della mafia accusati della
strage di Ciaculli. Ferlaino infligge duri colpi anche all'anonima
sequestri calabrese che, in quattro anni, ha sequestrato diversi
parenti di imprenditori lametini.



I mandanti e gli autori materiali
dell'omicidio non sono stati identificati. Sulla Gazzetta del Sud
del 28 agosto 2010, Arcangelo Badolati si chiede i perché
dell'omicidio. "Mai colpire i magistrati. È stato questo per
decenni il comandamento più osservato dalla 'ndrangheta calabrese.
Attaccare uomini in toga avrebbe significato attirare l'attenzione
dell'opinione pubblica nazionale e dei governi, determinando pure
un irrigidimento di tutti gli organi giudiziari sia inquirenti che
giudicanti. Meglio tentare di "aggiustare" le cose con il passare
del tempo, farsi dimenticare e aspettare la fine delle tempeste.
Negli ultimi quarant'anni sono caduti sotto il piombo dei sicari
delle cosche carabinieri troppo zelanti, sindaci, assessori,
esponenti politici di rilievo ma mai togati. Solo in due occasioni
le consorterie hanno alzato il tiro contro la magistratura. È
accaduto nel 1975, a Lamezia Terme, quando venne assassinato
l'avvocato generale dello Stato di Catanzaro, Francesco Ferlaino, e
nel 1991, a Campo Calabro, quando fu ucciso il Sostituto
Procuratore Generale della Cassazione, Antonino Scopelliti. Due
delitti "eccellenti" rimasti senza colpevoli".



Restano purtroppo ancora attuali le
parole scritte vent'anni fa dal cronista di `ndrangheta Luigi
Malafarina: "L'enigma delle cause che determinarono la
inappellabile sentenza del Gran tribunale della mafia calabrese
contro il magistrato di Conflenti non è stato ancora chiarito".



A Francesco Ferlaino sono stati
intitolati l'aula della Corte d'Assise d'Appello di Catanzaro, una
via di Lamezia Terme e il Palazzo di Giustizia di Catanzaro dove il
genero, Gregorio Greco, è stato Presidente del Tribunale fino a
qualche tempo fa.




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