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20 ottobre 2017

"Tra Davigo e Legnini scelgo chi va in tv ma resta un magistrato"

Eugenio Albamonte, presidente dell'ANM, intervistato da La Repubblica


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ROMA -  "Tra Davigo e Legnini scelgo la toga che va in tv e non si scorda di essere un magistrato". "La circolare Pignatone non interferisce con l'obbligatorietà dell'azione penale". Orlando sulle intercettazioni? "Ci aspettiamo un testo equilibrato". Il presidente dell'Anm Eugenio Albamonte, alla vigilia del congresso delle toghe che si terrà a Siena tra oggi e domenica, parla con Repubblica.

La circolare Pignatone sulle iscrizioni degli indagati è troppo garantista o è una mossa giusta? 
"Intanto non è un'iniziativa spontanea, ma imposta dalla riforma del processo penale entrato in vigore ad agosto. Che attribuisce al procuratore una responsabilità nella gestione delle iscrizioni. Ed è una buona occasione per sfatare un mito giornalistico, ma anche giudiziario, sul fatto che l'iscrizione sia sempre e comunque un atto dovuto a fronte di una qualsiasi denuncia in cui si faccia il nome di un ipotetico autore del reato".

Lei sposa la linea Pignatone della prudenza? 
"Non vedo alcuna prudenza nella sua circolare. Qui si tratta di non mettere nelle mani di chi fa la denuncia o della polizia giudiziaria l'iscrizione nel registro degli indagati, cosa che si presta a strumentalizzazioni e a forme di pressioni indebite. Capita a volte che sia lo stesso denunciante che poi propala ai giornali l'avventura iscrizione, con effetti anche gravi sulla reputazione del suo avversario".

Legnini dice che ormai l'iscrizione era diventata un sinonimo di "gogna mediatica". Ma, all'opposto, questa linea di prudenza e dell'iscrizione che non è più un atto dovuto, non rischia di ritardare i tempi dell'indagine e soprattutto di aprire alla discrezionalità dell'azione penale? 
"Nel tempo la dimensione sociale della vicenda giudiziaria è stata progressivamente anticipata. Prima si aspettava il rinvio a giudizio, poi si è passati alla misura cautelare, poi all'avviso di garanzia; da ultimo, è la notizia stessa dell'iscrizione ad assumere una ribalta mediatica sicuramente sproporzionata. Di modo che, quelli che erano presidi di garanzia, oggi di fatto ne anticipano la condanna sociale. La soluzione offerta dalla circolare non interferisce con l'obbligatorietà dell'azione penale che comunque farà il suo corso. È ovvio che, qualora si dovesse dare il via ad indagini invasive, si procederà anche all'iscrizione del nominativo".

Adesso le iscrizioni, un anno fa la circolare, anche questa di Pignatone, sulle intercettazioni. Lei non ha dubbi sul fatto che voi magistrati state anticipando le mosse del governo e quindi una stretta garantista sulla giustizia? 
"Un pm attento alle garanzie degli indagati corrisponde al modello voluto dalla Costituzione e dal nuovo codice di procedura penale e per garantire questi risultati è fondamentale che le carriere tra giudici e pm non vengano separate".

Sta mettendo le mani avanti in vista di una possibile vittoria politica della destra che sicuramente farebbe risuscitare la voglia di separare le carriere? 
"Sarebbe un errore da qualsiasi parte provenga e peraltro l'esperienza più recente dimostra che anche quando governa la sinistra permangono comunque occasioni di forte e ingiustificata tensione con la magistratura".

Questa tesi spiega l'esigenza di cambiare le regole sulle intercettazioni, con un'obiettiva stretta che non consentirà più di pubblicarne la maggior parte? 
"La riforma che ci aspettiamo non riguarderà limitazioni all'uso delle intercettazioni, né alla loro conoscibilità da parte dell'opinione pubblica purché siano rilevanti per dimostrare la responsabilità delle persone coinvolte. Quello che non si potrà più fare è pubblicare conversazioni che soddisfano soltanto la curiosità a volte morbosa del lettore senza assumere alcun rilievo penale".

Che giudizio dà dell'intervento di Orlando sulle intercettazioni?
"Non ho ancora letto il testo, ma per quello che il ministro ci ha detto si tratta di una riforma equilibrata".

Dal congresso dell'Anm non potrebbero venire critiche perché il futuro decreto legislativo farà finire nell'archivio riservato telefonate sensibili come quella tra Renzi e il generale Adinolfi? 
"La magistratura nella sua stragrande maggioranza è convinta che si debbano tenere separati i giudizi di responsabilità penale da quelli di responsabilità politica. La mancanza fino a oggi di questa fondamentale differenza nella percezione dell'opinione pubblica, ma anche della politica, è causa di tensioni che rischiano di delegittimare due fondamentali istituzioni democratiche".

Al congresso ci saranno anche Legnini e Davigo, protagonisti di uno scontro sulla libertà di prendere parte ai talk show. Lei da che parte sta, con Legnini che consiglia di non andare in tv o con Davigo che continua a farlo? 
"L'Anm ha sempre valorizzato il contributo che i magistrati possono dare al dibattito pubblico sui temi di loro competenza, e nel frattempo ha sempre invitato a tenere toni compatibili con l'immagine di terzietà che il magistrato deve garantire in qualsiasi momento della vita pubblica".

E quindi? 
"Le due posizioni sono state rappresentate in questi giorni in modo estremizzato che, in parte, le tradisce entrambe. È ovvio che bisogna trovare un giusto punto di equilibrio che non può certo essere raggiunto quando taluni, e non mi riferisco a Legnini, minacciano azioni disciplinari o penalizzazioni di carriera per chi esprime il proprio pensiero".

Il ddl sulle toghe in politica rischia il binario morto. 
"Le norme in vigore non sono adeguate a disciplinare l'entrata e l'uscita delle toghe dalla politica. Prendo atto che alcuni temi sembrano urgenti nell'agenda politica quando scoppia un caso concreto, per poi essere messi nel dimenticatoio. Com'è successo per la stepchild adoption e per il fine vita, scaricando su noi magistrati un'attività di supplenza non richiesta, e come non bastasse anche criticata".


Leggi l'intervista al presidente Albamonte su La Repubblica in formato PDF


 



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