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4 novembre 2019

Mafia, pm tedeschi a Palermo a lezione di lotta alla criminalità

In Germania abituati a indagini su singoli reati o persone. “Dobbiamo però cambiare punto di vista e imparare nuovo metodo d’indagine”


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Magistrati tedeschi a scuola di contrasto alla criminalità organizzata al palazzo di giustizia di Palermo. Una folta delegazione tedesca - composta da magistrati e poliziotti e guidata dal ministro della giustizia della Renania Westfalia, Peter Biesenbach - ha incontrato il procuratore generale Roberto Scarpinato e il procuratore della Repubblica, Francesco Lo Voi. "Il nostro sistema giudiziario non è efficiente per contrastare le mafie. Nella nostra storia - ha spiegato Biesenbach - non abbiamo avuto attentati o omicidi di contro i giudici. È una questione di cultura, di approccio: siamo sempre stati abituati a indagini su singoli reati o persone. Dobbiamo però cambiare punto di vista e concentrarci sulle organizzazioni e imparare un nuovo metodo di indagine". I magistrati hanno spiegato che in Germania si riscontrano "molti gruppi del crimine organizzato, provenienti ad esempio dal Nord Africa, dall'ex Jugoslavia che sono particolarmente violenti".


Per questo da due anni è stata modificata la legge su associazione a delinquere proprio per contrastare i gruppi organizzati, ma che c'è "dobbiamo trovare le persone che attuino questa legge, c'è anche un problema di sovraccarico di lavoro per i nostri pubblici ministeri". In Germania l'opinione pubblica si è accorta - ha detto Scarpinato - del problema mafia “dopo la strage di Duisburg, ma, passata l'emergenza, c'è stata una fase di sottovalutazione del fenomeno. Invece non dobbiamo dimenticare che la Germania è terra di colonizzazione dei clan e che stiamo parlando di uno dei Paese europei maggiormente a rischio per riciclaggio e infiltrazioni nel tessuto economico". Il procuratore Lo Voi ha sottolineato che le mafie puntavano alla Germania e alla sua economia già trent'anni fa: "In un'inchiesta, dopo la caduta del muro di Berlino due mafiosi parlavano della importanza di investire all'Est già nel 1989 e non possiamo dimenticare che gli assassini del giudice Livatino vivevano in Germania, si spostarono in Sicilia per uccidere e la sera erano nuovamente in Germania a servire pizze. Anche Paolo Borsellino, se non fosse stato ucciso nel luglio '92 - ha concluso - era in procinto di volare in Germania per una rogatoria per raccogliere degli elementi che lui riteneva importanti per le sue indagini".



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