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9 febbraio 2020

Il presidente friulano dei magistrati: «I rischi della giustizia spettacolo»

Il presidente dell'Anm Luca Poniz intervistato dal Messaggero Veneto


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È un tema che occupa la quotidianità dei cittadini, alle volte inconsapevolmente tanto è divenuto "abitudine". Una questione nevralgica nel dibattito pubblico, viste le conseguenze che può avere, considerati gli opposti binari sui quali può direzionare i destini. Il processo mediatico è parte della società di oggi: è figlio di tanti elementi, di molteplici storture. Richiede riflessioni che si fondino su elementi tecnici: il presidente dell'Associazione nazionale magistrati, Luca Poniz, lo ha affrontato, ieri nella sala consiliare di San Vito al Tagliamento, fornendo numerosi spunti, indicando una via. Ponendo alla platea interrogativi da approfondire quotidianamente. Sono state due ore interessanti, dense di contenuti, quelle rese possibili dall'incontro organizzato dal Rotary club sanvitese e patrocinato dal Comune. Poniz, originario di Bagnarola di Sesto al Reghena, nel tornare nella sua terra - alla quale è profondamente legato - ha affrontato un argomento non semplice. Spinoso, il cui equilibrio deve ancora essere individuato. I ringraziamenti del presidente del Rotary, Maurizio Valente, e del sindaco Antonio Di Bisceglie, al tavolo assieme al presidente dell'Ordine degli avvocati di Pordenone, Alberto Rumiel, hanno aperto la serata. La giornalista del Messaggero Veneto Luana de Francisco ha introdotto l'argomento, soffermandosi su una delle questioni focali. «Ritengo necessario - ha detto - fare un distinguo tra buona e cattiva informazione: spesso da parte di alcuni giornalisti ci sono improvvisazioni imbarazzanti, vi è una deriva figlia della ricerca univoca della spettacolarizzazione». De Francisco ha posto a Poniz una domanda: come e perché le notizie giudiziarie escono, e in che misura il giornalista è legittimato a farle circolare, anche in base alla fase processuale? Il presidente dell'Anm ha espresso, come detto, un punto di vista composito, figlio di una lunga e prestigiosa esperienza. Si parta da una delle considerazioni fondamentali. «Il processo mediatico molte volte indica come colpevole l'imputato — ha affermato Poniz lo fa sulla scorta di una ricostruzione giornalistica, e quindi narrativa. Lo fa isolando frammenti di una vicenda, non fornendo una visione globale. In un contesto simile, se l'imputato viene assolto per molti è facile gridare allo scandalo. Non si tiene conto che la sentenza ha una sua logica, segue un percorso. Cosa che non fa il processo mediatico, che risponde ad altre esigenze: quella dell'urgenza e non ultime quelle commerciali che, evidentemente, anche l'informazione ha». Nell'evidenziare le differenze tra il processo giudiziario e quello mediatico, Poniz ha fatto riferimento alle regole che i giornalisti sarebbero tenuti a rispettare, leggendo alcune di quelle fondamentali. «Se tutti i giornalisti che si occupano di giudiziaria le osservassero, non ci sarebbe bisogno di incontri come questo. Non servirebbe, cioè, cercare di spiegare la natura del processo mediatico». La fuoriuscita delle notizie è questione determinante. «Può avvenire in molti modi - ha evidenziato il magistrato - nonostante si tratti di un reato. Mettiamoci, poi, un attimo dalla parte del giornalista: una volta appreso di un fatto che non sarebbe tenuto a sapere, credete che le sanzioni cui potrebbe andare incontro divulgandolo lo spaventino? Ovviamente no, perché dare certe notizie ha un peso estremamente più rilevante».


 


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