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18 giugno 2021

Intervento del presidente Santalucia in memoria di Rosario Livatino


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CONVEGNO
IN MEMORIA DI ROSARIO LIVATINO
18 GIUGNO 2021 – CORTE DI CASSAZIONE


1. Porgo il mio grato saluto alla sig.ra Ministra della giustizia, prof.ssa Cartabia, al sig. vice-presidente del Csm, on. Ermini, ai relatori, a tutte le Autorità intervenute.


Rivolgo un ringraziamento particolare al Primo Presidente, al Procuratore generale, ai vertici della Corte di cassazione, che hanno accolto con favore l’iniziativa dell’Associazione Magistrati.
La Corte suprema non si è limitata a dare ospitalità ai lavori di questo Convegno, in quest’aula ricca di suggestioni e di simboli della sacralità della Giustizia; ma ha condiviso l’idea, il progetto, assumendone, insieme alla ANM, la titolarità.


2. Poche parole per spiegare il senso e le ragioni di questo incontro, dedicato al ricordo di un magistrato straordinario, che è stato elevato, per l’esercizio eroico delle virtù cristiane, alla dignità di Beato.
Rosario Livatino è stato ed è un modello di virtù professionali.
Richiamarne la figura, anche attraverso la testimonianza di chi con lui ha condiviso esperienze di lavoro, è occasione per una riflessione sull’etica del magistrato.
Per questo abbiamo chiesto al prof. Vito Mancuso, che ringraziamo, di tratteggiare le direttrici concettuali entro le quali rinnovare l’attenzione ad un tema della cui centralità abbiamo piena consapevolezza.


3. Le difficoltà che la Magistratura e l’Associazione nazionale magistrati stanno attraversando in questo periodo travagliato sono state ulteriore stimolo all’organizzazione di questa giornata.
La crisi di credibilità di cui tutti oggi dicono non è solo questione di nuove regole e non chiama in causa soltanto il legislatore, affinché pensi e realizzi riforme che possano arginare il pericolo delle degenerazioni, ormai comunemente appellate come correntizie.
È anche, se non soprattutto, una crisi culturale.
Su questo terreno, attore importante di una ripresa del necessario rigore etico è proprio l’ANM.
Una reazione alla capacità diffusiva di comportamenti eticamente discutibili sta anzitutto nella riaffermazione dei valori della professione attraverso l’esempio che proviene da quanti ne hanno saputo essere interpreti straordinariamente fedeli.


4. Il ricordo di Rosario Livatino non è dunque operazione che tende a nascondere dietro una fulgida figura i problemi e i guasti che in questo tempo sono emersi in modo dirompente.
Ma è e vuole essere, oltre che un sentito tributo alla memoria di un eroe semplice, esercizio formativo per il recupero di una consapevolezza collettiva.


5. Nel rileggere il pensiero di Rosario Livatino sono molti gli spunti e le suggestioni.
Tratteggiava la figura del magistrato, il profilo del dover essere, come persona seria, equilibrata e responsabile.
E aggiungeva che il magistrato deve essere “una persona umana capace di condannare ma anche di capire”.
Grazie alla capacità di capire – si può ora osservare – la serietà non degrada e non si confonde con la seriosità e l’equilibrio non arretra ad algido distacco.
Mi pare un monito di grande importanza: l’accento è non soltanto sulla capacità di essere rigorosi applicatori della legge, con tutto il carico di severità punitiva che a volta essa esprime, ma sull’attitudine alla comprensione dell’uomo che si ha di fronte.
Il giudizio viene collocato in una dimensione di relazione tra persone, e in quest’ambito il magistrato deve predisporsi a conoscere l’uomo per poterne giudicare rettamente i comportamenti.
Solo a queste condizioni, avvertiva Rosario Livatino, la società può accettare l’esercizio di un potere così penetrante – un potere terribile, la giurisdizione – e nutrire fiducia in esso.
Per essere all’altezza di un compito talmente arduo occorre però essere indipendenti, realmente indipendenti, e quindi sperimentare l’indipendenza come forma mentale, costume di vita, coscienza di un’entità professionale, per mutuare le parole di una lontana ma attualissima sentenza della Corte costituzionale.
Sembrano traguardi irraggiungibili, alla portata appunto di figure eroiche, come quella di Rosario Livatino.
A noi per intanto spetta il compito di non perderli di vista e di non smarrire la direzione che essi tracciano.


Giusepe Santalucia
Presidente dell'ANM


 



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