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22 settembre 2021

Giustizia, Santalucia (Anm): "Troppe critiche dure alle toghe e troppe responsabilità sulla durata dei processi"

Il Presidente dell'ANM Giuseppe Santalucia intervistato da "Repubblica"


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"Troppe critiche a tinte fosche sulla magistratura. C'è il rischio che risultino più dannose della crisi che stiamo attraversando". Parte da qui il presidente dell'Anm Giuseppe Santalucia che sollecita la riforma del Csm e dice: "Sì, è tempo di eleggere una vice presidente donna". Sull'improcedibilità risposta secca: "La rispetteremo, ma si è voluto calare dall'alto un sistema senza prima modificare la struttura  dei giudizi di Appello e di Cassazione". 


Due giorni al Senato per approvare le riforme del civile e del penale...
"Scusi, ma vorrei fare innanzitutto una premessa...". 


E sarebbe? 
"Sono consapevole, e l'ho detto più volte, che la magistratura sta attraversando una stagione di crisi importante di credibilità. Ma, allo stesso tempo, avverto il timore che le critiche a tinte fosche che si inseguono giorno per giorno, in una sorta di gara a disegnare un quadro catastrofico della giustizia e della magistratura del Paese, finiranno per essere assai più dannose della stessa crisi che si denuncia". 


Beh... è pur vero che di errori i suoi colleghi ne hanno fatti o tanti...
"Io non ho mai voluto nascondere sotto il tappeto difetti e guasti che sono venuti all'attenzione collettiva. Da subito ho detto che sono necessarie tempestive e buone riforme. Che da sole però non saranno sufficienti, perché occorre una profonda rivisitazione del costume giudiziario. Detto questo, mi preoccupano i racconti di quanti vogliono leggere le difficoltà del momento con una tale enfatizzazione e generalizzazione dei dati negativi, cucendo ogni tassello in un racconto di fallimento del ruolo di garanzia della magistratura. Non credo che così si renda un buon servizio. Credo invece che tutti dovrebbero impegnarsi per rinvigorire l'assetto costituzionale della magistratura. Anziché indebolirlo". 


Renzi al Senato dice però che la magistratura è condizionata dalle correnti fino all'immobilismo perfino nelle nomine e nelle decisioni disciplinari. 
"Mi sembra l'esempio di un'analisi fondata su inaccettabili generalizzazioni e semplificazioni che, a mio giudizio, non giova ad avviare a soddisfacente soluzione i problemi". 


A fronte di un dibattito al Senato, senza polemiche, sulle riforme della giustizia civile e di quella penale, lei avverte soprattutto un clima di discredito nei confronti dei giudici?
"Sì, purtroppo, avverto proprio questo clima ogni mattina quando leggo i giornali. Capisco le voci critiche sui guasti e le inefficienze del sistema giudiziario, ma sento il bisogno di sottolineare un'esigenza fondamentale: ogni giusta e doverosa critica non deve mai perdere di vista che il fine non può essere quello di demolire, ma di ricostruire un tessuto di fiducia tra l'istituzione giudiziaria e la collettività. Perché sennò il gioco diventa assai pericoloso. E non soltanto per i magistrati". 


Gioco pericoloso? A che sta pensando? 
"Intendo dire che le istituzioni democratiche vanno preservate nell'interesse collettivo, tenendole al riparo dalle colpe, anche gravi, dei singoli, pur se se numerosi".


Però ammetterà che, dopo il caso Palamara, dopo il caso Amara con le polemiche Davigo-Greco, dopo le nomine contestate come quelle della procura di Roma e la prossima guerra  su Milano la magistratura non ha dato dei buoni esempi. 
"La sua domanda non mi piace. Lei usa il termine "guerra" quando invece per le nomine si tratta di un normale concorso per un incarico direttivo. Quindi un confronto tra diversi profili professionali, e non certo uno scontro tra magistrati. Quanto al resto noi non sottovalutiamo i segnali di una crisi di credibilità, ma contesto che tutti i singoli episodi elencati siano i capitoli di un'unica storia, del declino inarrestabile della magistratura e della giustizia, come qualcuno tende ad accreditare in improbabili ricostruzioni. Ogni vicenda merita la necessaria e doverosa attenzione, però bisogna evitare di fare di ogni singolo caso la prova di un teorema. Non è certo un approccio dei più corretti". 


La riforma del Csm non rischia di arrivare troppo tardi per affrontare tutto questo? 
"Obiettivamente è un rischio che giorno per giorno diventa sempre più consistente. Attendiamo che la ministra Cartabia presenti i suoi emendamenti al ddl di riforma del Csm, che è fermo in Parlamento da circa un anno. E tra un un anno questo Csm scade e non si potrà andare al rinnovo senza una sostanziosa modifica della legge elettorale". 


Pensa potrà essere necessaria una piccola proroga da luglio a settembre 2022 dell'attuale Csm eletto a luglio 2018 (i togati) e poi a settembre i laici?
"La proroga è una misura eccezionale, e io spero tanto che l'eccezionalità in questo caso sia messa da parte".  


Pensa che la proposta del costituzionalista Massimo Luciani - al vertice del gruppo di studio cui Cartabia ha affidato gli emendamenti al testo del suo predecessore Bonafede - sul sistema del voto singolo trasferibile sia giusta? E comunque, per evitare giochi incrociati, non sarebbe opportuno stabilire per legge che le elezioni per i togati e la scelta dei laici in Parlamento avvenga negli stessi giorni? 
"Sul sistema del voto singolo trasferibile abbiamo cominciato a discutere in Anm ma dobbiamo attendere le definitive scelte della ministra per farci un'idea approfondita e seria sulla proposta. Mi auguro fortemente che la magistratura e il Parlamento riescano a nominare dei componenti all'altezza del momento,  che sappiano interpretare al meglio il ruolo che la Costituzione a loro affida. E mi permetto di sottolineare il ruolo di interdizione dei laici di fronte al pericolo, sempre possibile, di chiusure corporative dei togati. Sta a loro il grande compito di assicurare che la composizione del Csm possa esprimere i valori dell'autonomia e dell'indipendenza unitamente all'apertura della magistratura all'esterno". 


Non le sembra arrivato il tempo per una vice presidente donna?  
"Assolutamente sì, perché le donne in magistratura sono una risorsa preziosa e una vice presidente donna sarebbe un'ulteriore conferma di una realtà che anche negli uffici giudiziari si vive da tempo". 


Ci siamo arrivati, entra in vigore l'improcedibilità. L'avevate criticata. Do domani che succede? 
"Sarà una legge dello Stato e quindi, come sempre cerchiamo di fare, la applicheremo nel modo migliore possibile. Ciò non toglie che gli aspetti critici che avevamo segnalato restano...". 


Nonostante le correzioni ottenute da M5S? 
"Si è voluto calare dall'alto un tempo di vita dei giudizi di impugnazione in Appello e in Cassazione senza mettere prima mano a una loro incisiva riforma". 


La magistratura sarà pronta ad affrontare dei tempi così stretti?
"Faremo tutto ciò che sarà possibile per evitare che si verifichi ciò che abbiamo temuto e abbiamo ripetutamente e doverosamente segnalato. Cioè che i processi possano "morire" con il sacrifico dei diritti soprattutto delle vittime solo perché si è sforato di qualche giorno, di qualche settimana, di qualche mese, il tempo assegnato". 


Sarebbero servite altre correzioni?
"Per farlo bisognava cambiare direzione".


Non peserà troppo sui giudici la responsabilità di un processo più lungo?
"Questo è uno dei tanti aspetti critici che abbiamo segnalato al Parlamento. Il timore che si scarichino indebite responsabilità sui magistrati è forte".


Nei territori di mafia un giudice che proroga la durata di un processo rischierà la vita?
"Mi auguro proprio che questo non accada". 


Resta la parola del Parlamento sulle priorità dell'azione penale, diventerà un modo per attenuare le indagini su alcuni reati?
"Sarebbe contrario al principio costituzionale dell'obbligatorietà dell'azione penale che va preservato e non aggirato, né dai magistrati né dal Parlamento". 


Cambia il rapporto pm-gip e il giudice avrà più "potere" sui tempi e sul corso delle indagini. Questo gioca a favore dell'imputato? 
"Un aumento dei poteri di controllo del giudice non è mai una soluzione dannosa o inutile, ma occorre che il controllo stesso sia ben calibrato rispetto all'andamento dell'inchiesta. Sia chiaro che già oggi i giudici assicurano un adeguato controllo sulle attività investigative".  


La riforma disegna una giustizia con meno carcere. Penso al fatto che per le pene fino a 4 anni sono previste soluzioni alternative, all'istituto della messa alla prova, alla stessa stessa giustizia riparativa. Solo una via del svuotare le celle? 
"Non credo proprio. Il superamento del carcere come unica sanzione penale è un percorso già avviato da tempo. Prevedere un ventaglio di sanzioni ampio ed eterogeneo può essere la soluzione per restituire il carcere alla sua funzione di risocializzazione per i condannati ai reati più gravi. Quindi non parliamo di svuotare le carceri, ma di consentire al carcere di recuperare efficienza secondo il disegno costituzionale". 


La riforma del processo civile come la vede? 
"A titolo personale dico che sarebbe servito più coraggio perché esiste uno scarto troppo ampio tra l'obiettivo estremamente ambizioso di ridurre i tempi dei processi del 40% e gli strumenti messi in campo".




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