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13 ottobre 2021

Il presidente dell'Anm stigmatizza il magistrato No vax Giorgianni

Giuseppe Santalucia: "I giudici devono mantenere misura e riserbo"


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di Luciano Capone

Ma è normale che un magistrato in servizio, come il dottor Angelo Giorgianni, scriva libri complottisti sul Covid, addirittura elogiati da procuratori della Repubblica come Gratteri, e poi vada sul palco dei No vax ad aizzare la folla contro le istituzioni, dicendo che i governanti sono "abusivi" e che serve un nuovo "processo di Norimberga" contro di loro? "Certo che no, ritengo proprio che non sia corretto" dice Giuseppe Santalucia, presidente dell'Associazione nazionale magistrati. "Segnalo però che l'Anm, la giunta distrettuale di Messina, ha diffuso proprio oggi un comunicato in cui condanna fermamente le parole e la condotta non improntata a misura, equilibrio e sobrietà del giudice Giorgianni". C'è un problema più generale con le esternazioni dei magistrati? "Ovviamente c'è piena libertà di manifestazione del pensiero, come prevede la Costituzione anche il nostro codice etico, ma deve essere esercitata con senso di misura e di equilibrio, che il nostro ruolo ci impone. I magistrati devono mantenere un profilo istituzionale, fatto di compostezza e riserbo, che non vuol dire censurarsi, ma esprimere i concetti con termini misurati". Fa impressione però vedere sullo stesso palco un giudice come Giorgianni e gli squadristi che poi hanno devastato la sede della Cgil. "Non conosco l'organizzazione di quella manifestazione, quindi su questo non posso esprimermi perché non conosco i fatti risponde Santalucia - ma in qualche modo Giorgianni dicendo che lascerà la toga ha manifestato un'assunzione di consapevolezza, implicitamente ammette che il suo non è un comportamento ispirato a quell'equilibrio richiesto a un magistrato. Che non significa essere indecisi o morbidi, perché si può essere composti ma fermi nei concetti. Bisogna solo evitare espressioni che creano sconcerto". Un certo sconcerto lo crea però il silenzio delle istituzioni. Se cioè è Giorgianni a rendersi conto che lui non è compatibile con la permanenza dell'ordine giudiziario ma non se ne rendono conto le istituzioni che sono silenti, allora la situazione è forse più preoccupante. "Non è detto che il silenzio significhi inerzia. Le eventuali azioni spettano al ministero della Giustizia, alla Procura generale della Cassazione e al Csm, di cui non conosciamo intendimenti e iniziative ma in cui nutriamo fiducia. L'Anm dal canto suo ha preso una posizione chiara di ferma condanna". Per frasi molto meno gravi la vicequestore Schilirò è stata sospesa, per i magistrati invece bisogna affidarsi alla buona volontà dei singoli? "Non ho la competenza per valutare il profilo disciplinare, ma registro lo sconcerto che c'è stato tra i magistrati. L'Anm ha assunto una posizione inequivocabile".

Al di là del caso clamoroso di Giorgianni, non c'è un problema più ampio che riguarda le uscite dei magistrati? Prendiamo il processo sulla cosiddetta "trattativa stato-mafia", abbiamo assistito per anni a un processo mediatico in cui i magistrati sono intervenuti pubblicamente con libri, documentari, interviste e apparizioni nei talk show. "Non posso commentare fatti che non sono in grado di valutare e focalizzare con la memoria, ma la compostezza, il riserbo e la misura sono richiami etici e valori sempre cogenti. Sia quando si parla di vicende che non afferiscono al proprio lavoro, ma soprattutto quando riguardano i procedimenti che un magistrato segue. Tutti noi dobbiamo ricordare che occupiamo una posizione particolare nella società che ci impone equilibrio e prudenza". I processi nelle piazze mediatiche sono una degenerazione della giustizia che spesso vede protagonisti gli stessi magistrati. "Il processo non è un luogo chiuso, è giustamente pubblico e a volte è necessario parlare dei propri processi all'esterno, ma bisogna trovare un punto di equilibrio. La società deve sapere come si esercitano il giudizio e il lavoro dei giudici affinché ci sia un controllo. La comunicazione esterna quindi è necessaria, ma deve tenere conto di tutte le posizioni coinvolte nel processo, deve essere funzionale al rispetto dei diritti soggettivi e deve rientrare nella concezione di giustizia espressa dalla Costituzione che prevede la presunzione d'innocenza". 

 



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