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30 maggio 2021

L’ANM su digitalizzazione e assistenza informatica

L’informatica è divenuta uno strumento di lavoro imprescindibile per la giurisdizione, tanto importante da condizionarne concretamente l’operato.


I magistrati in questi anni hanno concorso a realizzare una rivoluzione, riassestando, con qualche fatica iniziale, ma con indubbio successo, i tradizionali moduli di lavoro; oggi si avvalgono di questa risorsa, non più sostituibile, sia nel giudizio civile, sia (con qualche ritardo organizzativo) nel giudizio penale di merito e, a breve, nel giudizio penale di legittimità.


È fondamentale, dunque, il modo in cui il Ministero gestisce le risorse e programma lo sviluppo futuro del sistema dovendo adoperarsi affinché non si verifichino più rallentamenti o veri propri impedimenti dell’attività giurisdizionale, tenuto anche conto che essa ordinariamente si svolge, con il lavoro di magistrati e cancellerie, sia il venerdì che il sabato, giornate nelle quali ripetutamente negli ultimi mesi si sono verificati blocchi a causa degli aggiornamenti del sistema.


In ordine a tale aspetto, allora, appare opportuno demandare alla Commissione ANM per i rapporti con le GES la vigilanza sul funzionamento del PCT (processo civile telematico) e degli ulteriori sistemi informatici in uso, al fine di raccogliere le segnalazioni provenienti dai colleghi in merito ai disservizi evidenziati, onde poter rappresentare e sollecitare al Ministero ed alla DGSIA (Direzione generale per i sistemi informativi automatizzati)l’adozione di soluzioni adeguate a garantire l’efficienza del sistema giudiziario e le migliori condizioni di lavoro dei magistrati.


Anche il problema dell’assistenza e delle modalità con cui questa viene prestata si riverbera direttamente sull’esercizio della giurisdizione. Da notizie informali circolate negli ultimi giorni, si apprende della volontà del Ministero di limitare l’assistenza informatica negli uffici giudiziari alla sola modalità da remoto.


La sostituzione dell’assistenza in presenza con quella da remoto rischia di rendere assolutamente inefficiente il servizio.


Un modesto risparmio di spesa non bilancia per nulla il pericolo, ben consistente, che si inceppi o sia reso più difficoltoso quel processo di acquisizione di confidenza di tutti i magistrati e di tutti gli operatori della giustizia con le nuove tecnologie, che è invece l’obiettivo a cui devono tendere gli sforzi organizzativi per recuperare, e in fretta, vecchi ritardi nella modernizzazione del settore giustizia.


Non è certo equipollente alla disponibilità di un’assistenza in loco, per rapidità temporale e soprattutto per la rassicurazione di efficienza organizzativa, un’assistenza affidata a chiamate telefoniche con interlocuzioni con ignoti operatori che smistano le richieste di intervento, che non possono che indicare genericamente i tempi di intervento, con cui non si crea e non può crearsi alcuna consuetudine operativa, ed anche considerando che non tutti i problemi possono essere risolti da remoto (blocchi alle stampanti, malfunzionamento delle reti fisiche di connessione, ecc.).


Appare allora evidente ed imprescindibile la diversità delle previsioni di un servizio di assistenza in cui l’operatore informatico, direttamente contattabile, possa intervenire tempestivamente per fronteggiare le necessità del personale giudiziario, cancellieri e magistrati.


In quest’ottica l’A.N.M.                                          


Chiede


al Ministero della giustizia di avere precisa contezza dei programmi di azione sul punto, in specie di sapere se sia stata effettivamente adottata la scelta di remotizzare l’assistenza informatica; esprime assoluta contrarietà alla limitazione a tale sola modalità dell’assistenza; auspica che il Ministero mantenga, e anzi, implementi l’assistenza informatica offerta di persona in tutti gli uffici giudiziari;


Delega


la Commissione per i rapporti con le Giunte esecutive sezionali (GES) a costituire un Ufficio di vigilanza informatica per monitorare lo stato dell’assistenza informatica nei singoli distretti territoriali, verificare situazioni di inefficienza e formulare proposte di implementazione del servizio onde evitare disfunzioni nell’espletamento in continuità dell’attività giudiziaria.


 



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