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12 dicembre 2020

Anm Brescia sulle polemiche sorte a seguito della lettura di un dispositivo della Corte d'Assiste di Brescia

 


In relazione alle recenti polemiche sorte a seguito della lettura del dispositivo della Corte d’Assise di Brescia con cui è stato assolto - in quanto non imputabile - un uomo accusato dell’omicidio del proprio coniuge, la giunta esecutiva sezionale A.N.M. della Corte d’Appello di Brescia evidenzia come la diffusione, per mezzo degli organi di stampa, di informazioni relative agli esiti della vicenda giudiziaria sia spesso avvenuta in termini non corretti, circostanza che ha favorito la proliferazione, da più parti, di reazioni improprie, disancorate dalla cognizione dei fatti e della motivazione della decisione, non ancora depositata. 


 


La giunta esecutiva sezionale, nel rispetto della vittima, dei soggetti coinvolti nel processo e a tutela dell’indipendenza dei magistrati che si sono occupati del caso, riconoscendo altresì il profondo valore che l’ordinamento attribuisce al diritto di critica, stigmatizza ogni strumentalizzazione  della specifica vicenda umana e giudiziaria, in cui il contenuto precettivo del dispositivo di una sentenza è stato decontestualizzato e incautamente interpretato quale espressione di un atteggiamento retrivo e tecnicamente deficitario dei giudicanti, asseritamente responsabili di aver veicolato all’opinione pubblica messaggi culturalmente sbagliati.


 


In proposito appare appena sufficiente osservare che il compito decisionale dei giudici si esaurisce nella pronuncia, in nome del popolo italiano e nel solo vincolo di soggezione alla legge, sui fatti oggetto di cognizione, pronuncia sorretta dall’esposizione nello spazio motivazionale delle ragioni in fatto e in diritto che hanno determinato la decisione.


 


Pericoloso, piuttosto, sarebbe l’atteggiamento del magistrato, giudicante o requirente, che volesse trascendere la portata dei fatti devoluti alla sua cognizione per farsi portatore, in ossequio a principi ideologici personali, di messaggi di tipo culturale o latamente politico, che possano tendere alla ricerca del consenso dell’opinione pubblica e delle maggioranze.


 


Alcune dichiarazioni di indignazione per la sentenza, attribuite a rappresentanti del potere legislativo, anche laddove animate dal comprensibile intento politico di sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema della violenza contro le donne, si sono risolte in imprudenti, aprioristiche e ingiustificabili prese di posizione, in assenza di adeguata informazione, spesso manifestate con toni scandalistici sull’esercizio della funzione giurisdizionale in merito a fatti umani particolarmente delicati, suscettibili di forte impatto mediatico.  


 


Tali dichiarazioni - in ragione dell’approccio che le ha sorrette, delle modalità espressive e della loro provenienza - minano le prerogative costituzionalmente garantite di indipendenza dei singoli magistrati e, indulgendo a gravi quanto intollerabili forme di populismo giudiziario, concorrono a una generalizzata delegittimazione della magistratura.


 


Stupisce poi che perplessità sulla sentenza, in assenza della sua motivazione, siano state esternate agli organi di stampa anche da magistrati, i quali per primi dovrebbero essere consapevoli dei rischi che tale atteggiamento arreca al sereno assolvimento della funzione giudiziaria.


 


L’articolazione territoriale dell’Anm confida in definitiva che il diritto di cronaca venga esercitato con senso di responsabilità e con la dovuta attenzione al dato tecnico giuridico, offrendo informazioni complete e corrette; auspica che l’eventuale diritto di critica venga esercitato nel rispetto delle istituzioni e dei singoli magistrati, sottraendo qualsiasi dibattito alle derive demagogiche che delegittimano l’ordine giudiziario e che compromettono le garanzie costituzionali di indipendenza, imparzialità e autonomia dei magistrati, con pregiudizio immediato alle ragioni di coloro che sono destinatari dell’esercizio della funzione.


 


La giunta esecutiva sezionale A.N.M.* in persona dei componenti
Vincenzo Nicolazzo, Carmen Santoro, Davide Scaffidi, Marco Vommaro
*Alla formazione del comunicato non ha partecipato, essendosi spontaneamente astenuto, l’ulteriore componente dell’organo elettivo, il quale è altresì membro del collegio che ha deciso sui fatti.


 



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