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20 dicembre 2020

L’impegno dei magistrati e l’organizzazione del servizio giustizia

Abbiamo appreso con rammarico delle dimissioni di alcuni colleghi dall’Associazione Nazionale Magistrati.
Questa scelta ci amareggia perché esprime sfiducia verso chi, invece, condivide l’orgoglio dell’appartenenza ad una categoria che svolge quotidianamente, con dignità e pur tra mille difficoltà, un’altissima funzione sociale.
Nessuno può negare che la direzione degli uffici giudiziari e l’attività di ciascun magistrato debbano essere sorrette da un’adeguata cultura dell’organizzazione e certamente la riduzione dei tempi della giustizia è un problema avvertito da tutti, ma il buon funzionamento del servizio richiede regole processuali idonee e sufficienti risorse, rifuggendo logiche produttivistiche che avrebbero il solo effetto di minare l’indipendenza dei magistrati e la qualità delle loro decisioni.
I dati statistici rivelano chiaramente che la domanda di giustizia in Italia è talmente elevata da mettere in crisi il sistema. E, tuttavia, il lavoro finora svolto dai magistrati italiani, per assolvere al loro alto mandato con impegno e generosità, anche nell’attuale situazione di emergenza sanitaria, ha consentito di raggiungere risultati importantissimi in termini di abbattimento delle pendenze giudiziarie, assicurando al contempo una elevata qualità del servizio.
Una riduzione che è stata possibile, nel settore civile, proprio grazie al lavoro dei magistrati, alla maggiore pianificazione anche attraverso i programmi di gestione, alla crescita della cultura dell’organizzazione promossa dal CSM e dalla SSM, mentre nel settore penale i maggiori carichi di lavoro e la difficoltà di riduzione delle pendenze denotano l’assoluta necessità di riforme strutturali del processo, che incentivino i riti alternativi, e di interventi sul diritto sostanziale, che mettano fine alla penalizzazione di ogni emergenza. 
Lo scarto tra ciò che si pretende dalla giustizia e ciò che questa oggi riesce a garantire non dipende certamente dal disimpegno dei magistrati, che nella maggioranza dei casi hanno fatto ogni sforzo possibile a condizioni legislative e organizzative date. E’ doveroso da parte di tutti riconoscere questo impegno, profuso con umile orgoglio.
Magistrati, avvocati, personale amministrativo, forze dell’ordine e cittadini, tutti coloro che hanno a che fare con il mondo della giustizia devono poter contare, poi, su ambienti funzionali, sicuri e dignitosi: il piano del Governo dovrà impegnare le risorse europee anche nell’edilizia giudiziaria.
Non vogliamo né dobbiamo fare una difesa ad oltranza, e quindi miope, di noi magistrati e dei nostri dirigenti. C’è sempre da migliorare e occorre certamente fare passi in avanti nell’organizzazione, valorizzando sempre di più il lavoro di squadra, anche attraverso la struttura dell’Ufficio per il processo, e rilevando ed eliminando inefficienze e neghittosità. Ma l’organizzazione, in assenza di riforme e di risorse, non può tutto, da sola non può bastare di fronte ad una spropositata domanda di giustizia.
In questo senso sarà massimo l’impegno dell’ANM per ottenere a breve risultati concreti.



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