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6 novembre 2021

Il Comitato direttivo centrale sui criteri di nomina per gli incarichi semidirettivi

Siamo fermamente convinti che, per combattere la diffusa opinione che gli incarichi direttivi e semidirettivi siano ormai appannaggio di una cerchia ristretta di colleghi, in vario modo collegati ai gruppi associativi, la strada da intraprendere non sia quella della introduzione della rotazione degli incarichi semidirettivi, come da taluni proposto. E’ un modello, questo, che svilisce le professionalità acquisite, deresponsabilizza chi ricopre l’incarico e contrasta con l’obiettivo primario da perseguire, ossia quello di assicurare una ottimale funzionalità degli uffici, che necessita di continuità nelle funzioni di coordinamento e di ausilio alla dirigenza, nonché della valorizzazione delle esperienze maturate nella giurisdizione.

Ed è per questo che la riforma della disciplina degli incarichi direttivi e semidirettivi costituisce punto cruciale della svolta etica della
Magistratura.

Il ruolo dei semidirettivi è diventato sempre più centrale nell’ambito dell’organizzazione degli uffici giudiziari (soprattutto quelli di grandi dimensioni) e rappresenta un elemento fondamentale per garantirne l’efficienza e la funzionalità. Non tener conto di ciò costituisce un grave errore prospettico, con il rischio che l’effetto pratico delle soluzioni proposte sia più dannoso delle criticità che si vogliono risolvere.

Non è, dunque, auspicabile abbandonare tout court la valutazione basata sul merito e sulle capacità attitudinali, anche se appare certamente opportuna una seria rivisitazione del Testo Unico sulla Dirigenza Giudiziaria, riconsiderando i criteri di nomina, al fine di renderli più oggettivi e prevedibili. Un buon dirigente, infatti, non è chi sa organizzare il proprio ruolo ma chi, oltre a tale profilo, abbia la dimostrata capacità di far funzionare al meglio il servizio giustizia, in termini di qualità ed efficienza, assumendo su di sé il gravoso compito di coordinare le attività dell’ufficio cui è preposto, garantendo una gestione partecipata anche con il comparto amministrativo e con l’esterno, ed assicurando il benessere organizzativo del proprio ufficio e delle persone che lo compongono.

Nel salvaguardare il criterio meritocratico e delle attitudini, forte è l’auspicio del Comitato direttivo centrale affinché l’intervento del legislatore si caratterizzi verso queste direttrici, prevedendo criteri più stringenti e oggettivi di nomina, ciò al fine di evitare che il medesimo indicatore possa essere valutato (a seconda dei casi e delle convenienze) in maniera diversa; introducendo sistemi più rigorosi di valutazione dei titoli prevedendo una verifica delle modalità concrete di svolgimento dell’incarico e degli obiettivi raggiunti; reintroducendo le cd. “fasce di anzianità”, trattandosi di un criterio funzionale attribuibile oggettivamente (in relazione sia al numero di anni di svolgimento delle funzioni giurisdizionali che allo svolgimento di funzioni omologhe rispetto a quelle del posto a concorso); effettuare una più rigorosa valutazione in sede di conferma dell’incarico semidirettivo, basata sulle concrete modalità di svolgimento dell’incarico e sui risultati raggiunti; prevedere, a garanzia di una effettiva temporaneità nello svolgimento dell’incarico, che coloro che ricoprono incarichi semidirettivi non possano presentare domanda per altro incarico semidirettivo almeno prima di aver completato il periodo di durata dell’incarico medesimo, (ciò al fine di evitare che - pur di assicurarsi la continuità degli incarichi apicali - gli incarichi già in corso non vengano portati a termine); rivalutare la congruità del numero dei semidirettivi in un’ottica di migliore efficienza del servizio giustizia.

Roma, 6 novembre 2021


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