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dei magistrati italiani. Tutela i valori costituzionali, l'indipendenza e l'autonomia della magistratura.

13 dicembre 2025

Difendiamo la Costituzione. No alla riforma Nordio

1. Una Storia che ci riguarda tutti
Quando i costituenti pensarono al futuro della nostra Repubblica, avevano ancora negli occhi le immagini della magistratura piegata alla dittatura fascista appena caduta.
Immaginarono per questo che la magistratura repubblicana dovesse essere autonoma e indipendente, capace di resistere ai rischi di nuove svolte autoritarie.
Per queste ragioni, con l'articolo 104 della Costituzione, hanno previsto un unico Ordine Giudiziario nel quale magistrati requirenti (Pubblici Ministeri) e giudicanti (Giudici) condividono la stessa formazione, gli stessi valori e il medesimo statuto di autonomia, e hanno istituito un unico Consiglio Superiore della Magistratura (CSM), che garantisce l’autonomia e l’indipendenza della Magistratura, senza le quali non è possibile garantire l’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge.
Il sistema giudiziario italiano ha accompagnato per 80 anni lo sviluppo democratico del Paese ed oggi viene messo in discussione.
Negli ultimi decenni, le politiche in tema di gestione delle risorse e di organizzazione degli uffici, unite a riforme frammentarie e incoerenti, ne hanno progressivamente indebolito la struttura.
Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti: carenze di personale, strumenti inadeguati, edifici fatiscenti, procedure farraginose che faticano a rispondere ai bisogni dei cittadini.
In questo contesto, il Parlamento ha approvato in tempi record la riforma Nordio che annichilisce il CSM, ultimo baluardo del principio di uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge.
Una riforma che non affronta i veri problemi della giustizia, ma interviene sull’equilibrio dei poteri dello Stato.
Ciò che per i costituenti era garanzia di indipendenza e presidio democratico – una magistratura unita e un Consiglio Superiore capace di proteggerla da pressioni esterne – viene oggi considerato un errore da correggere.

2. Cosa prevede davvero la riforma Nordio
La chiamano “separazione delle carriere”, ma è una truffa delle etichette.
In realtà la riforma si chiama “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare” e modifica ben sette articoli della Costituzione (87, 102, 104, 105, 106, 107 e 110).
Si tratta della più radicale trasformazione dell’assetto istituzionale dalla nascita della Repubblica che altera profondamente l’equilibrio tra i poteri dello Stato.


Le misure principali sono:
Creazione di due Consigli Superiori della Magistratura: oggi esiste un solo Consiglio Superiore della Magistratura (CSM) che rappresenta sia i giudici che i pubblici ministeri.
La riforma vuole dividerlo in due, uno per i giudici e uno per i PM, ed i componenti togati saranno sorteggiati. I magistrati saranno la sola categoria professionale privata del diritto di eleggere i propri rappresentanti.
Istituzione di una Corte Disciplinare che assumerà le competenze finora attribuite al CSM.
A differenza del CSM, però, questa nuova Corte non sarà presieduta dal Presidente della Repubblica e sarà composta da magistrati e da membri laici, scelti dalla politica. Non è garantita una maggioranza di magistrati nei collegi, ma solo una generica “rappresentatività”. Il Presidente della Corte sarà nominato tra i membri indicati dalla politica e ne potrà orientare l’indirizzo. Le decisioni potranno essere impugnate solo davanti alla stessa Corte, senza possibilità di ricorso in Cassazione, in violazione del principio di terzietà del giudice e del divieto di istituzione di giudici speciali sancito dall’art. 102 della Costituzione.
Una Corte così strutturata non offre garanzia di indipendenza dalle influenze politiche e rischia di diventare un pericoloso strumento di pressione sui magistrati.
La previsione che i magistrati che la compongono devono svolgere o devono avere svolto funzioni di legi6imità reintroduce il rischio di una pericolosa verticalizzazione della magistratura.
Inoltre, la riforma Nordio rinvia a future leggi ordinarie aspetti essenziali del funzionamento dei nuovi organi – i due CSM e la Corte Disciplinare – lasciando così ampio margine di intervento alle maggioranze parlamentari del momento. Questo significa che regole decisive per organismi di rilievo costituzionale potranno essere modificate con facilità, esponendo la giustizia a scelte politiche mutevoli e potenzialmente strumentali.


3. Una riforma che non accorcia i tempi dei processi e aumenta i costi della giustizia
La riforma:
• non renderà la giustizia più veloce ed efficiente;
• triplicherà costi e burocrazia sdoppiando il CSM e istituendo la Corte Disciplinare: tre strutture al posto di una, con più spese a carico dei cittadini.

4. Una riforma pericolosa che intacca la separazione dei poteri e il principio di uguaglianza
La riforma:
• espone la giustizia al rischio di condizionamenti politici;
• trasforma la natura del Pubblico Ministero da organo di giustizia imparziale ad accusatore;
• altera l’equilibrio tra i poteri dello Stato;
• svuota l’articolo 3 della Costituzione, compromettendo l’uguaglianza sostanziale dei cittadini.


5. Una riforma che snatura il ruolo del Pubblico Ministero (PM)
Con la riforma Nordio, il PM rischia di perdere il suo ruolo di garante imparziale dei diritti, per diventare uno strumento nelle mani del potere politico, che ne potrà orientare l’azione penale, con il rischio di rendere più difficili indagini che toccano centri di potere consolidato.
Separato dal giudice, il PM non sarà più un magistrato che cerca la verità, ma un soggetto che concepisce il processo come una battaglia da vincere.
In questo nuovo scenario, il giudice, l’imputato e il difensore si troveranno schiacciati di fronte a un’accusa che punta alla vittoria, non alla giustizia.
Solo chi dispone di importanti risorse economiche potrà permettersi una difesa efficace. I grandi studi legali saranno avvantaggiati, mentre il resto dell’Avvocatura e i cittadini meno abbienti resteranno indietro.
La giustizia rischia la stessa sorte di altri servizi pubblici essenziali, come sanità e istruzione: chi può pagare si difende, chi non può resta esposto. Questo non è progresso, è un pericoloso passo indietro.


6. Il confronto con altri Paesi non regge
Nei Paesi dove vige la separazione delle carriere, il Pubblico Ministero è sottoposto al controllo del Ministro della Giustizia. Si tratta però di sistemi fondati su equilibri istituzionali diversi dal nostro in cui sono previste altre forme di garanzia e di bilanciamento dei poteri dello Stato. Importare quel modello senza introdurre adeguate tutele significa alterare profondamente la nostra Costituzione e concentrare il potere nelle mani del Governo.
In realtà il sistema giudiziario italiano, oggi sotto attacco, è considerato tra i più avanzati al mondo ed è un punto di riferimento in Europa proprio perché assicura l’imparzialità del Pubblico Ministero e una giustizia libera da pressioni politiche.


UNA SCELTA NECESSARIA
Dire NO alla riforma Nordio significa difendere l’equilibrio tra poteri, l’uguaglianza dei cittadini e il sacrificio di chi ha lottato per la libertà. Quando ci troveremo davanti alla scheda del Referendum Costituzionale, non si tratterà di scegliere tra tecnicismi giuridici.
Saremo chiamati a scegliere tra due idee di democrazia, tra due visioni della giustizia. Da una parte, una giustizia più debole, divisa, meno coraggiosa e influenzabile dai centri di potere.

Dall’altra, la giustizia immaginata dalla Costituzione: indipendente, imparziale e al servizio di tutti.
Il Referendum sulla Costituzione non prevede un quorum, ciò significa che decide chi va a votare, senza bisogno di una soglia minima di partecipazione.
Il tuo voto è decisivo per il futuro del Paese.


Vota NO per difendere la Costituzione
Vota NO per l’uguaglianza dei cittadini davanti alla legge
Vota NO per onorare il sacrificio dei magistrati caduti nell’adempimento del dovere e per preservare l’impegno di tutti coloro che lavorano quotidianamente per la tutela dei diritti.


Approvato dal Comitato direttivo centrale



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