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dei magistrati italiani. Tutela i valori costituzionali, l'indipendenza e l'autonomia della magistratura.
    

18 giugno 2010

Un impegno comune per la giustizia

l'Associazione nazionale magistrati, l'Organismo unitariodell'avvocatura, l'Unione nazionale delle Camere Civili el'Associazione italiana giovani avvocati hanno assunto la decisionedi consultarsi in modo permanente, con la finalità di proporre lelinee guida di una incisiva riforma capace di superare lo stato diperenne emergenza in cui versa la giustizia civile.




  1. La necessità e l'urgenza
    di un'azione comune.



    La capacità di risposta alle domande vecchie e nuove di
    giustizia annovera tra le  condizioni essenziali l'impiego
    razionale delle risorse, la riconduzione ad un contesto unitario
    dell'impegno richiesto a ciascuno nella specificità del proprio
    ruolo professionale, le potenzialità di trasformazione insite nel
    coordinamento tra i diversi fattori direttamente o indirettamente
    collegati all'esercizio della giurisdizione.



    Da questa prospettiva, che mira a mettere in primo piano non le
    cose che dividono, ma quelle che uniscono nell'interesse comune ad
    una giustizia rapida, efficiente e rispettosa dei valori
    costituzionali della tutela dei diritti, è scaturito il convegno
    del 21 febbraio 2007 su "Organizzazione della giustizia civile e
    ruolo dell'Avvocatura".



    Ad esito del convegno e dell'intenso dibattito che lo ha
    caratterizzato, l'Associazione Nazionale Magistrati, l'Oua,
    l'Unione nazionale delle Camere Civili e l'Associazione Italiana
    Giovani Avvocati hanno assunto la decisione di consultarsi in modo
    permanente, con la finalità di proporre le linee guida di una
    incisiva riforma capace di superare lo stato di perenne emergenza
    in cui versa la giustizia civile.



    Da ultimo, nei giorni dall'11 al 13 ottobre si è tenuta la
    Conferenza Nazionale sulla Giustizia dalla quale è emersa la
    conferma della necessità che l'impegno per il recupero di
    efficienza del sistema passi attraverso, oltre che la
    razionalizzazione dell'esistente, la riflessione sulla possibilità
    di riassetto della giurisdizione, nell'obbiettivo di migliorare la
    capacità di risposta del sistema.




  2. Le modifiche della
    disciplina processuale.



    Sul piano degli interventi processuali appare urgente -
    di fronte alla moltiplicazione di riti che  rende sempre più
    complicato il sistema processuale - un'opera di riordino nella
    prospettiva della unificazione, razionalizzazione, semplificazione
    e speditezza del processo.



    Il ddl di riforma parziale del c.p.c. approvato dal Consiglio dei
    Ministri nella riunione del 16 marzo 2006, pur contenendo misure
    ispirate all'intento di perseguire questi obiettivi,  reitera
    il metodo degli interventi parziali che, in quanto scollegati da un
    piano organico e strategico di revisione strutturale oltre che da
    una visione generale dello scopo del processo, hanno ben scarsa
    possibilità di produrre utili risultati. 



    Anche il forte aumento della competenza per valore del giudice di
    pace, prospettato senza alcuna preventiva analisi in ordine
    all'impatto che una simile  modificazione verrebbe a produrre,
    sembra riproporre la logica emergenziale della redistribuzione
    delle competenze, che lascia irrisolti i problemi di funzionalità
    complessiva del sistema e quelli legati al riassetto, non più
    rinviabile, della magistratura onoraria, al potenziamento degli
    strumenti della sua formazione professionale, alla rigorosa
    valutazione e verifica periodica del grado di professionalità dalla
    stessa acquisito, ai criteri di gestione organizzativa dei relativi
    uffici. Inoltre vi sono norme (quelle, in particolare, che fissano
    per legge termini massimi di durata del processo) le quali, non
    essendo accompagnate dall'insieme di condizioni idonee a far sì che
    ogni giudice possa trattare un carico di lavoro effettivamente e
    concretamente gestibile, appaiono inaccettabili in quanto anziché
    accrescere l'efficienza del sistema, rischiano di acuire
    l'ingiustificata tendenza ad individuare soltanto nei magistrati i
    responsabili del cattivo funzionamento della giustizia, come pure
    di favorire la spinta verso lo smaltimento burocratico dei
    fascicoli con ricadute negative anche rispetto alla qualità della
    risposta giudiziaria.







  3. Gli interventi sul piano
    delle strutture e delle risorse.



    Pur senza rinunziare ad una seria riflessione
    sull'adeguatezza del sistema, il recupero di funzionalità della
    giustizia civile deve essere ricercato, in primo ed immediato
    luogo, sul terreno delle strutture e delle risorse,
    orientando correttamente la politica della spesa ed incrementando
    gli stanziamenti nel bilancio dello Stato per la Giustizia, al fine
    di:





  • rimettere in movimento, sulla base di una seria ed oggettiva
    analisi delle singole realtà locali, i progetti di razionale
    dimensionamento degli uffici giudiziari e della loro appropriata
    distribuzione sul territorio
    , anche con riguardo al
    rapporto  "sedi centrali - sedi distaccate" nonché con
    riguardo agli uffici del Giudice di Pace;


  • provvedere alla rapida copertura delle vacanze degli
    organici del personale amministrativo
    , disincentivandone
    l'esodo verso altre amministrazioni con progetti in grado di
    riqualificare e valorizzare le professionalità amministrative e
    tecniche esistenti, con il ricorso a  rapide procedure di
    mobilità, opportunamente incentivate, idonee a convogliare nel
    servizio giustizia risorse umane improvvidamente destinate al
    prepensionamento in occasione della ristrutturazione di altri
    settori o servizi, nonché favorendo - sulla scia di quanto già
    concordato tra il Ministero della Giustizia e la Regione Friuli
    Venezia Giulia - la stipulazione di convenzioni che prevedano la
    messa a disposizione da parte degli enti territoriali di personale
    proprio per supplire alle esigenze degli uffici giudiziari;


  • investire in risorse informatiche e rilanciare, in
    particolare, il processo civile telematico, uscendo dalla
    fase sperimentale che data ormai da troppo tempo. Sono trascorsi
    cinque anni dal regolamento ministeriale per l'informatizzazione
    dei processi civili, ma i risultati dell' e-justice sono
    poco confortanti, soprattutto se paragonati a quelli ottenuti in
    altri paesi europei, come ad esempio in Inghilterra e nel Galles
    (ove è possibile ottenere on-line un decreto ingiuntivo), ed in
    Finlandia (ove è possibile attivare via e-mail un procedimento sia
    civile sia penale);


  • fare in modo che le statistiche diventino uno
    strumento di conoscenza veridico, completo ed effettivo del sistema
    giustizia, nella disponibilità di tutti i soggetti della
    giurisdizione, ed un tramite costante di adeguamento
    dell'organizzazione alle necessità del servizio;


  • provvedere con scelte chiare e precise al riassetto della
    magistratura onoraria
    , dove si perpetua - anche attraverso
    ripetute proroghe negli incarichi - una situazione che presenta,
    per più versi, aspetti di irrazionalità nell'impiego delle risorse
    e nella distribuzione sul territorio, utilizzazioni dubbie o anche
    discutibili dei giudici onorari di tribunale, a volte persino in
    contrasto con la lettera della legge e con le circolari del
    Csm



4. Un
struttura di assistenza per lo svolgimento dell'attività
giudiziaria.



I principi del "giusto" processo e della sua ragionevole
durata pongono, naturalmente, una questione di adeguatezza anche
degli organici della magistratura.



La strada maestra per il recupero di funzionalità della giustizia
non può essere affidata tuttavia ai soli aumenti degli organici, ma
anche e soprattutto ad una riorganizzazione complessiva del
servizio secondo moduli di partecipazione, di coordinamento e di
integrazione delle risorse materiali, tecniche e
professionali.



Sembrerebbe andare in questa direzione la proposta di istituire un
"ufficio per il processo" contenuta nel ddl approvato dal
Consiglio dei Ministri il 23 maggio 2007.  E' auspicabile
tuttavia che, pur nel quadro di un disegno di legge delega
destinato a tracciare soltanto la cornice ed i principi generali,
siano fornite direttive chiare per rendere concreto un assetto
organizzativo fondato sulla razionale combinazione delle risorse
tecnologiche e del processo civile telematico; su strumenti
statistici idonei a consentire la rilevazione quantitativa e
qualitativa dei flussi e l'andamento del servizio in ogni momento
ed in ogni suo settore; sulla presenza di assistenti di studio,
collaboratori di udienza e funzionari amministrativi destinati a
cooperare nello svolgimento dell'attività processuale e negli
adempimenti che vi sono connessi, facendo sì che ogni sezione
giudicante possa trasformarsi in vera e propria unità operativa
erogatrice del servizio diretta e coordinata dal giudice, il quale
possa finalmente gestire, nel pieno rispetto delle sue
responsabilità professionali, un carico sostenibile.



Magistratura e avvocatura non mancheranno di concorrere
concretamente, anche promuovendo specifiche iniziative nei singoli
distretti, alla individuazione delle soluzioni più congrue e
razionali, che peraltro non potranno consistere in meri riassetti
di carattere nominale ma esigono nuove adeguate risorse.



5. L'organizzazione della
giustizia come modello partecipativo.



Ferma la
segnalata esigenza di un complessivo ripensamento del sistema, è a
questa idea dell'organizzazione che si lega il convincimento,
delineato con sempre maggior chiarezza nel percorso comune che
abbiamo intrapreso ed intendiamo portare avanti, secondo cui il
recupero di funzionalità della giustizia civile deve essere
coltivato con non minore coerenza sul terreno dei comportamenti
concreti, favorendo e diffondendo su tutto il territorio la
discussione sulle buone prassi, le quali, in alcuni uffici, grazie
anche  all'attività degli Osservatori per la Giustizia civile,
si sono tradotte nei "Protocolli" per l'efficace e proficua
gestione delle udienze civili, contenenti proposte organizzative
potenzialmente suscettibili di migliorare "a costo zero" la resa
del "servizio Giustizia."



E' sul terreno della responsabilizzazione comune che potranno
trovare soluzione anche l'esigenza di una migliore direzione e
gestione degli uffici, di una appropriata riqualificazione del
personale amministrativo, di un'adeguata selezione e formazione dei
dirigenti, favorendo la più ampia attuazione possibile del
principio di specializzazione (ovviamente temperata da opportuni
criteri di rotazione) e la creazione di "carte di servizi" idonee a
fornire al pubblico ogni informazione utile circa i servizi
esistenti ed i modi per ottenerli, la tipologia ed i costi delle
procedure, la localizzazione degli uffici, le prassi e gli
indirizzi giurisprudenziali.



Il coinvolgimento dell'avvocatura nei procedimenti di formazione
tabellare non potrà che consolidare la cura comune
dell'amministrazione della giustizia: pensare a riunioni in cui le
proposte tabellari formino oggetto di esame congiunto di avvocati,
magistrati, dirigenti amministrativi, rappresenterebbe un passo
importante in questa direzione.



Di tutto ciò sarà cemento fondamentale lo sviluppo, nella misura
più ampia, della formazione permanente comune intesa non
già come semplice occasione di trasferimento di un sapere tecnico,
ma piuttosto come procedimento di una complessa "riflessione
professionale", che parta dall'esperienza del singolo
professionista per metterla a confronto, a seconda dei casi, con
l'ausilio o meno di "guide" qualificate, con diverse voci dello
stesso o di altri contesti, ottenendo ricadute dirette sulle
modalità di svolgimento dell'attività propria di ciascuno. A tale
fine, particolarmente utile potrà risultare l'incremento
dell'esperienza della formazione decentrata, già da tempo in
corso.



Forse in questo modo  riusciremo finalmente a far sì che
ordinamento giudiziario da una parte, e ordinamento forense
dall'altra, non siano più visti come piani separati e terreno di
soliloqui o, peggio, di scontro, ma come occasioni di incontro per
far maturare insieme una comune coscienza dell'indipendenza e dei
valori della professionalità quali presidio della tutela dei
diritti e tramite necessario nella costruzione materiale
dell'ordinamento europeo.



Su tali prospettive per un corretto e più condiviso confronto, gli
organismi firmatari del presente documento



INVITANO



tutte le componenti del mondo della
Giustizia ad esprimere il loro pensiero ed a fornire il loro
contributo.




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