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12 dicembre 2012

La Gec sulla lettera di dimissioni del Presidente Anm di Palermo

La Giunta esecutiva centraledell'Associazione Nazionale Magistrati, nel ricevere con rammariconotizia delle dimissioni presentate dal dr. Antonino Di Matteodalle cariche di presidente e componente della Giunta sezionale diPalermo, esprime sorpresa e profonda amarezza per le motivazionidallo stesso addotte a fondamento della sua scelta.


La Giunta esecutiva centrale
dell'Associazione Nazionale Magistrati, nel ricevere con rammarico
notizia delle dimissioni presentate dal dr. Antonino Di Matteo
dalle cariche di presidente e componente della Giunta sezionale di
Palermo, esprime sorpresa e profonda amarezza per le motivazioni
dallo stesso addotte a fondamento della sua scelta.

 

In particolare, la Giunta, nel respingere con fermezza ogni
gratuita illazione di "collateralismo al potere" e le accuse,
totalmente infondate, di opportunismo politico e, addirittura, di
alimentare quanti vogliono una "Magistratura sempre più pavida,
burocratizzata ed attenta, più che a rendere giustizia, a non
disturbare l'azione dei potenti", ricorda di non essere mai stata
acquiescente di fronte agli attacchi personali rivolti ai
magistrati, ma di avere  al contrario sempre mostrato massima
attenzione alla tutela di tutti i colleghi, con particolare
riguardo per coloro che sono impegnati nello svolgimento di
delicati e complessi procedimenti ed in contesti criminali di
particolare gravità.

 

Il rigoroso assolvimento di tale compito di tutela comporta anche
un doveroso richiamo alla necessità che i magistrati titolari di un
procedimento penale, tanto più se oggetto di particolare attenzione
e sovraesposizione, si astegano dal mostrare sensibilità al
consenso della piazza e dal rendere dichiarazioni pubbliche
relative all'oggetto del procedimento medesimo, e ciò a tutela
delle stesse attività di indagine o processuali, doverosamente e
professionalmente condotte. 

 

In tal senso la Giunta rivendica il proprio impegno nella difesa
dei principi di autonomia e indipendenza della giurisdizione, pur
nella non ingerenza nel merito dei provvedimenti adottati, e
ribadisce che la critica alle sentenze - ivi comprese le decisioni
del massimo organo di giustizia costituzionale della Repubblica,
tanto più quando intervengono su questioni controverse e per le
quali non sono ancora note le motivazioni - non può consistere in
apodittiche affermazioni critiche, che si risolvono nella
delegittimazione dello stesso organo giudiziario, ingenerando
confusione e sfiducia nelle Istituzioni e nella stessa funzione
giurisdizionale.




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