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18 giugno 2010

I guasti della legge ex Cirielli

L'Anm rinnova la sua più viva preoccupazione in ordine aldisegno di legge in materia di prescrizione dei reati. La riforma,di cui i cittadini non avvertivano il bisogno, avrà infatti ungrave impatto negativo sui processi in corso, vanificando ognirazionale programmazione del lavoro giudiziario.


L'Anm rinnova la sua più viva
preoccupazione in ordine al disegno di legge in materia di
prescrizione dei reati.



La riforma, di cui i cittadini non
avvertivano il bisogno, avrà infatti un grave impatto negativo sui
processi in corso, vanificando ogni razionale programmazione del
lavoro giudiziario.



In conseguenza della drastica
riduzione dei tempi di prescrizione introdotta dal disegno di
legge, saranno numerosissimi i processi che rischiano di
chiudersi non con un accertamento della verità -
assoluzione degli innocenti e condanna dei colpevoli - ma
con una sentenza che dichiara l'estinzione del reato per
prescrizione.



Il Parlamento rischia di
"deliberare senza conoscere", ossia di approvare la legge senza
disporre del numero dei reati che verranno dichiarati estinti.



Risulta che il Ministro della
Giustizia abbia richiesto ed ottenuto, da alcuni mesi, i dati
provenienti dalle Corti di Appello, mentre non ha richiesto dato
alcuno alla Corte di Cassazione.



Sino ad oggi
inspiegabilmente tali dati non sono stati resi
pubblici, rendendo così impossibile una meditata ed approfondita
valutazione degli effetti della riforma nelle sedi
istituzionali.



Eppure tale adempimento è
realizzabile, con semplicità, attraverso il ricorso a  normali
strumenti statistici, a proiezioni e stime di massima.



Il Ministro, quale
responsabile dei servizi per la giustizia, ha il dovere
istituzionale di rendere pubblici i dati sinora acquisiti e di
fornire al Parlamento e al Paese un'informazione adeguata e
documentata sugli effetti della legge.



L'Anm, nel denunciare
l'intollerabilità di questa situazione, invita, ancora una volta,
il Ministro della Giustizia, nell'ambito della sua responsabilità,
a garantire che l'opinione pubblica ed i parlamentari sino messi al
corrente dei dati sui reati e sui processi prescritti.



Inoltre, la proposta di legge in
discussione in Parlamento - introducendo una differenziazione
dei termini di prescrizione dei reati su base soggettiva - viola il
principio di eguaglianza dei cittadini dinnanzi alla legge e stride
in maniera evidente con le ragioni fondanti dell'istituto della
prescrizione.



I magistrati italiani non sono i
soli a denunziare il "vulnus" arrecato al nostro ordinamento.



Anche gli studiosi di diritto
penale hanno manifestato, in un loro appello, tutte le ragioni di
critica e di allarme nei confronti del disegno di legge,
evidenziando l'effetto "criminogeno" di una legge che garantisce a
chi si accinge a delinquere che la minaccia di pene severe cadrà
nel vuoto.



Analoghe preoccupazioni sono state
manifestate dalle organizzazioni dei penalisti italiani.



L'eccessiva durata dei
processi è uno dei mali principali della giustizia italiana, ma per
farvi fronte occorrono risorse e modifiche normative, e non è certo
un rimedio la rinuncia a celebrare i processi.




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