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9 marzo 2019

Dettaglio proposta Anm sui "carichi di lavoro" dei magistrati italiani

La presente proposta rappresenta l’elaborazione dettagliata del metodo di determinazione dei carichi di lavoro come abbozzato nel documento approvato il 19.11.2016 dal Comitato Direttivo Centrale dell’ANM.
Ad oggi sono stati ipotizzati criteri di pesatura, nonché il punteggio complessivo per parte del civile ordinario e per il settore penale giudicante.
Non sono ancora stati, invece, elaborati parametri definitivi per alcuni settori del contenzioso civile, quali i diritti della personalità: privacy, discriminazione, diffamazione, materia elettorale, etc.; per i settori specializzati civili quali tutelare e volontaria giurisdizione, protezione internazionale, procedure concorsuali, esecuzioni, nonché per tutti gli altri settori (uffici dei tribunali dei minorenni, tribunale ed ufficio di sorveglianza, misure di prevenzione, riesame, etc.), per gli uffici requirenti e per il giudizio di legittimità.
Quelli di seguito indicati sono parametri frutto di una prima approssimazione - suscettibile di subire rettifiche e integrazioni a seguito del confronto effettuato tra un maggior numero di magistrati addetti alle diverse materie e funzioni e di dati e conoscenze maggiormente dettagliati e puntuali - che vengono allegati alla presente proposta solo a fini indicativi e per fare comprendere il metodo seguito.
La proposta persegue l'obiettivo di ricercare una soluzione:


idonea a soddisfare tutte le serie esigenze su cui si fonda la richiesta di misurabilità dell'attività giudiziaria;
adeguata ad evitare una serie di pericolosi effetti paradosso;
prontamente attuabile e, dunque, fondata su ancoraggi normativi già esistenti.


Si colloca all’interno del percorso già delineato e procede secondo alcune direttrici che è opportuno richiamare:



  • i magistrati ordinari svolgono tanti lavori diversi; le differenze riguardano non soltanto i diversi settori (civile, penale, minori, sorveglianza, procura), ma anche le tantissime materie; pericoloso non tener conto delle molteplici variabili (consistenza del ruolo e specializzazione, tanto per citarne alcune);

  • la produttività attuale è drogata, eccessiva e non sempre significativa della reale capacità di definizione, se per tale si intende non un semplice smaltimento, ma un prodotto che coniuga alla quantità, la qualità;

  • le misurazioni dell’attività giudiziaria sono materia estremamente delicata che deve essere riservata alla stessa magistratura e che deve mantenere una sua rigorosa coerenza interna.


Da queste premesse consegue la necessità di:



  • accantonare l’idea di una indicazione numerica nazionale fondata sulla media di produttività per funzioni, in quanto troppo semplicistica;

  • considerare non soltanto le sentenze, ma anche tutti i provvedimenti definitori e, talvolta, non definitori, nonché dare rilievo anche al carico derivante dal ruolo;

  • determinare non il solo limite massimo, bensì una fascia di produttività racchiusa tra un minimo e un massimo pretendibile;

  • individuare con lo stesso procedimento, per evitare incoerenze, il minimo e il massimo della produttività pretendibile (identificabili con gli standard di rendimento e i carichi esigibili);

  • prendere le mosse dai dati indicati nei programmi di gestione ex art. 37 d.l. n. 98/2011 ove esistenti, e di attivarsi per ottenere dati analoghi anche per il settore penale, trattandosi, allo stato, dell’unica sperimentata procedura che, valorizzando le specificità e le conoscenze dei singoli uffici, può considerarsi idonea a misurare l’attività giudiziaria.


Leggi tutto il documento sui carichi esigibili approvato dal Cdc



Scarica l'allegato
Documento Cdc sui carichi esigibili 09mar19 | pdf, 266 kb

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