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dei magistrati italiani. Tutela i valori costituzionali, l'indipendenza e l'autonomia della magistratura.
    

23 maggio 2013

Anm denuncia strategia disinformazione e denigrazione magistrati

L'Anm denuncia ancora una volta lapubblicazione su alcuni quotidiani nazionali di articoli di stampafortemente denigratori dei magistrati, contenenti dati dei quali siè più volte documentata la falsità e affermazioni  ridicole,con l'evidente ed esclusiva finalità  di screditare edelegittimare il ruolo della magistratura.  


L'Anm denuncia ancora una volta la
pubblicazione su alcuni quotidiani nazionali di articoli di stampa
fortemente denigratori dei magistrati, contenenti dati dei quali si
è più volte documentata la falsità e affermazioni  ridicole,
con l'evidente ed esclusiva finalità  di screditare e
delegittimare il ruolo della magistratura.  



 Il ripetersi oramai
sistematico di tali operazioni mediatiche e il loro intensificarsi
in occasione dello svolgimento di determinati procedimenti o dell'
adozione di singole decisioni giudiziarie, si inserisce in una
strategia di disinformazione volta fare presa sui lettori, secondo
una tecnica di persuasione ormai collaudata.



Nel rilevare che una notizia falsa
rimane tale anche se ripetuta più volte, l'Anm riporta, di
seguito, nuovamente i dati pubblicati da una fonte autorevole
e imparziale quale la title="La verita dell Europa">Commissione Europea per l'Efficienza
della Giustizia (Cepej
), dai quali emerge in modo evidente la
assoluta infondatezza delle accuse inerenti la poca laboriosità
della magistratura italiana, riconosciuta, invece, tra le più
produttive d'Europa.



L'Anm, inoltre, respinge con
fermezza l'accusa di opporsi ad ogni riforma e rileva anzi di avere
da tempo richiesto interventi strutturali ed indifferibili nell'
interesse di tutti i cittadini  e di avere avanzato concrete
proposte,  per le quali aspetta ancora risposte.



1. IL LAVORO DEI
MAGISTRATI





  • L'orario di lavoro. I magistrati,
    come i dirigenti o i professori universitari, non hanno orario di
    lavoro e quindi non esistono dati sulle ore di lavoro
    effettivamente prestate. Ciò che conta e viene richiesto è il
    prodotto finito (e, in concreto, l'orario di lavoro effettivo è di
    gran lunga superiore a quello di ogni altro lavoratore
    dipendente).




  • La mancanza di spazi e di
    strumenti. La cronica mancanza di strutture determina che la gran
    parte dei giudici italiani dopo l'udienza portano il lavoro a casa
    dove vengono studiati i fascicoli e scritte le sentenze.




  • La produttività individuale. Dal
    rapporto Cepej emerge che la produttività individuale media dei
    giudici italiani è tra le più alte in Europa.




  • Il trend degli ultimi anni. È
    ancora positivo, in quanto mediamente si definisce un numero di
    cause e procedimenti superiore a quelli sopravvenuti.




  • Il numero degli avvocati. In
    Italia ci sono oltre 200mila avvocati. Questo numero non ha pari al
    mondo, in rapporto al numero degli abitanti e al numero dei
    magistrati.




2. I CONTROLLI SUI 
MAGISTRATI





  • La verifica periodica sulla
    professionalità . I magistrati italiani sono sottoposti
    obbligatoriamente ogni quattro anni a una verifica sulla
    professionalità, con esame a campione anche dei provvedimenti
    emessi.




  • Gli esiti della verifica. Solo il
    superamento positivo della verifica, superamento che non è né
    formale né scontato, consente la progressione in carriera. La
    valutazione negativa, invece, se ripetuta due volte, comporta per
    legge la destituzione del magistrato dall'ordine giudiziario. La
    valutazione non positiva comporta il blocco della progressione
    economica.




  • La verifica sull'operato dei
    dirigenti. I capi degli uffici hanno un incarico temporaneo; il
    loro operato è sottoposto a verifica, anche in questo caso non
    formale né scontata, dopo quattro anni per ottenere la eventuale
    conferma per un periodo di pari durata, scaduto il quale l'incarico
    non è più rinnovabile.




3. LE SANZIONI
DISCIPLINARI





  • Il confronto con l'Europa. Secondo
    il rapporto Cepej l'Italia è il paese con un controllo disciplinare
    tra i più severi.




  • Il confronto con le altre
    categorie. Nessuna categoria professionale (avvocati, prefetti,
    notai, giornalisti)  può reggere il confronto tra i dati del
    proprio sistema disciplinare e quelli della magistratura.




4. GLI  STIPENDI DEI
MAGISTRATI





  • Il paragone con l'Europa. Dal
    rapporto Cepej emerge che tra i Paesi europei esaminati gli
    stipendi dei magistrati italiani si posizionano nella fascia
    intermedia. Inoltre, in molti altri Paesi vi sono benefit
    addizionali (pensioni speciali, abitazioni di servizio,
    assicurazioni sanitarie, spese di rappresentanza, incrementi legati
    a obiettivi), inesistenti in Italia.




  • Il confronto con altre categorie
    equiparabili (diplomatici, alti dirigenti della Pubblica
    amministrazione, magistrati amministrativi) evidenzia come gli
    stipendi dei magistrati ordinari siano sensibilmente
    inferiori.




  • Il divieto di altri introiti. La
    legge vieta altri introiti, come quelli derivanti da arbitrati,
    commissioni di collaudo e altri incarichi remunerativi.




  • L'adeguamento automatico. Il
    sistema introdotto dalla legge 97/1979 (articolo 11) ha voluto
    evitare che la categoria debba ricorrere a una contrattazione
    periodica. Conseguentemente si è adottato un sistema automatico che
    consente ai magistrati di recuperare, con un ritardo di tre anni,
    gli incrementi stipendiali medi già ottenuti dal pubblico impiego,
    in base a rilevazioni Istat accertate con un decreto del Presidente
    del Consiglio. Tale sistema ha avuto un importante riconoscimento
    anche dalla Corte Costituzionale che con la sentenza n. 223/12 ha
    dichiarato costituzionalmente illegittimi tutti i 
    "tagli"  agli stipendi previsti per gli anni 2011- 2012 - 2013
    dalla manovra economica 2010, in quanto colpivano ingiustamente i
    magistrati e altre categorie del pubblico impiego, aggirando i
    principi in materia di imposizione fiscale. 





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