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25 novembre 2015

“Il ruolo della Scuola per la cittadinanza attiva e democratica - Giornata per l'educazione alla legalità"

L'intervento del vicepresidente dell'ANM Valerio Savio


educazione-legalità

“Educare alla legalità”, in generale, e come mezzo di contrasto dei fenomeni mafiosi e di criminalità organizzata”.


“Educare alla cittadinanza attiva e consapevole, alla partecipazione alla vita civile, sociale, politica ed economica”, e quindi, in sintesi, alla “partecipazione democratica”.


“Diffondere la conoscenza dei principi della Costituzione” tra le giovani generazioni.


“Rilanciare l’insegnamento”, introdotto per legge nel 2008, di “Cittadinanza e Costituzione”, sulla via della formazione di un cittadino europeo.


Nella Carta d’Intenti e nei documenti programmatici di questa iniziativa leggiamo obiettivi troppo centrali per la vita nazionale perché su di essi ci si debba soffermare nel sottolinearne l’importanza, rischiando la retorica e la banalità. 


E il fatto che con ANM e MIUR partecipino a questa iniziativa l’Autorità nazionale Antimafia e quella Anticorruzione è del tutto significativo e ci ricorda da dove partiamo, quali sono le nostre grandi emergenze, quali sono i veri e propri cancri della nostra società, debellabili nel lungo termine non con la sola pur necessaria azione giudiziaria di contrasto, ma anche appunto con la diffusione a livello di massa della cultura della legalità, della convinzione che rispettare le regole, in ogni ambito della vita civile, sia per tutti una opportunità che facilita (e non complica) la vita: che, in ultima analisi, convenga.


Non credo quindi si debbano spargere ulteriori parole sull’evidente rilievo educativo e sulla prospettiva politico istituzionale di questa iniziativa.


Preferisco allora soffermarmi qui brevemente su alcuni aspetti specifici che questa iniziativa presenta.


Innanzitutto, a nome dell’ANM che ho qui l’onore di rappresentare, credo si debba sottolineare come l’iniziativa non nasca dal nulla e non parta da zero, ma “venga da lontano”, dall’impegno di tanti insegnanti e di tanti magistrati speso sui temi della legalità da anni nella Scuola in incontri ed occasioni di confronto, spesso in collaborazione con libere associazioni  impegnate nella promozione e nella diffusione di una cultura utile a costruire una cittadinanza consapevole; e come il valore aggiunto delle intese organizzative raggiunte stia quindi nel segnare il passaggio di tale impegno e di tali attività “all’età matura”, nel passaggio dallo spontaneismo organizzativo non tanto alla istituzionalizzazione (concetto che suona sempre sinistro nel rimandare a qualcosa di imposto dall’alto) ma alla ragionata programmazione.


Sono andato tante volte nelle Scuole, come tanti miei colleghi. 


La nostra esperienza è che i momenti di riflessione sulla legalità o sulle nostre Istituzioni sono sempre stati frutto dell’iniziativa estemporanea e non regolamentata di singoli professori o genitori, della conoscenza personale o comunque del contatto diretto che questi potevano avere con il magistrato che ha il figlio nella scuola. 


E che troppo spesso le iniziative si sono svolte nei licei “storici” o dei centri storici delle Città, invece che negli Istituti di frontiera (non necessariamente di periferia) posti nelle aree dove più forti sono i contrasti che attraversano la nostra società: si sono svolte cioè là dove meno servono. 


Bene. Ora si potrà provare un intervento non occasionale, non a macchia di leopardo, su contenuti un  minimo discussi, pianificati, pensati nei temi e soprattutto negli obiettivi.


Con l’organizzazione, si potranno creare materiali anche audiovisivi (utilissimi, per dato di esperienza, per dare corpo alle singole attività), fino a creare un archivio degli stessi, cui attingere.


Di più: con la programmazione gli incontri potranno essere organizzati anche come sedi di confronto tra figure sociali, istituzionali, professionali diverse, e potranno essere utili anche come orientamento per gli studi universitari.


Anche qui, un dato di esperienza, frutto degli anni del nostro intervento nelle Scuole.


I tempi, i programmi, i modi di svolgimento degli incontri per essere efficaci non dovranno essere ingessati, non dovranno far prevalere la relazione frontale sull’incontro e sul dibattito, o sullo studio di un caso specifico, non dovranno dimenticare certo criminalità organizzata e corruzione ma dovranno partire, per arrivare a tali temi, dal quotidiano dell’esperienza dei giovani e risalire alle Istituzioni e non compiere il percorso inverso. 


Una relazione sul rapporto tra Autorità e libertà personale non arriva come dovrebbe, neanche in un liceo e tra giovani di buone letture.


Se invece se ne parla a partire dal caso di un ragazzo tossicodipendente arrestato e dalla sua morte tra un Ospedale ed un Tribunale, dal fatto specifico, vissuto come vicino alla propria vita, si riesce poi a risalire al Codice, alla Costituzione ed alla Carta Europea dei Diritti dell’Uomo, e può accadere – come avvenne – che invece che alle 13.00 gli studenti rimangano a discutere sino alle 16.00 senza uscire da Scuola e saltando il pranzo.


Inutile dire come le tematiche coinvolgenti la legalità che toccano già la vita dei ragazzi e delle ragazze siano tantissime:



  • le regole e le istituzioni dello studio, della ricerca, dell’Università (un collega mi parlò di un riuscito incontro su ERASMUS e sulla costruzione della cultura del cittadino europeo);

  • le regole del mondo del lavoro;

  • gli stupefacenti;

  • i problemi giuridici inerenti al web, dalla tutela della privacy alla libera manifestazione del pensiero, dalla creazione di imprese start up ai tanti rischi connessi all’utilizzo di internet  (phishing, frodi in genere, furti di identità, clonazioni di carte, pedopornografia, utilizzo commerciale dei dati ricavabili dai social network);

  • le regole che presiedono alle interruzioni di gravidanza, anche per minorenni;

  • i problemi giuridici dell’integrazione dei migranti e della coesistenza in una democrazia ma anche solo in un quartiere tra culture, lingue, religioni diverse;

  • l’omofobia;

  • le permanenti discriminazioni per genere;

  • le unioni civili;

  • le regole del Codice della Strada.


Inutile proseguire.


E’ partendo dalla vita di tutti i giorni che si dovrà risalire a vedere come corruzione e criminalità organizzata, e più in generale la pervasiva illegalità diffusa nel Paese costituiscano il macigno che pesa sulla nostra vita civile.


Partiti dal vissuto quotidiano, risaliti alla regolamentazione dei diversi ambiti, si potrà poi giungere alle attività volte alla conoscenza delle nostre Istituzioni. 


Di una cosa si deve essere certi. I magistrati parteciperanno. Con entusiasmo.


I magistrati non hanno bisogno del consenso, né devono cercarlo. 


I magistrati però hanno bisogno della credibilità, della fiducia dei cittadini, di quella che nei convegni si chiama “legittimazione”. 


Per loro è uno strumento di lavoro. 


La credibilità si acquista anche dimostrando nel quotidiano mentalità aperta, capacità di comprensione dei linguaggi, delle persone, delle situazioni. Chiudersi nei palazzi di giustizia per i magistrati è deleterio, hanno bisogno di capire dove va la società. 


Quale luogo migliore della Scuola, e della Scuola pubblica in particolare, per capire la società. Luogo di incontro di saperi, culture, generazioni 


I magistrati parteciperanno con entusiasmo al progetto, come hanno sempre fatto, persino quindi perché a loro conviene. Perché per loro sarà come fare formazione.


Lo faranno poi perché lo sentiranno come dovere.


Diceva Piero Calamandrei che la Scuola in democrazia è Organo Costituzionale, perché deve servire a creare cittadini consapevoli dei loro  diritti e dei loro doveri e a fondare quindi la possibilità stessa della partecipazione democratica.   


I magistrati italiani che si riconoscono nell’ANM lo hanno ben chiaro, e sono orgogliosi ed entusiasti di partecipare alla rinnovata vita di quest’Organo Costituzionale. Lo vanno facendo da anni, lo faranno in futuro e non faranno mai mancare il loro apporto.


Roma, 25 novembre 2015


Valerio Savio
Vicepresidente ANM)



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